il pd e l'area futuro

  di franzo bruno  

inizia il cammino verso il congresso del pd

Il Partito Democratico affronterà nei prossimi mesi scadenze decisive. Il congresso straordinario in Sicilia e i relativi congressi locali, le elezioni europee, il primo congresso nazionale, diranno se l’ambiziosa scommessa di costruire una moderna forza riformista di governo attraverso la fusione di culture politiche diverse in un soggetto nuovo e innovatore abbia chances effettive di riuscita o vada rubricata fra le (tante) illusioni perdute.
Il panorama attuale, è inutile nasconderlo, non è confortante. Non solo per la portata delle sconfitte elettorali, nette in tutta Italia, catastrofiche in Sicilia; ma per la difficoltà del PD a trovare un ubi consistam che lo faccia somigliare a se stesso e lo riaccrediti presso i molti che vi hanno riposto fiducia e speranze.
Il percorso di integrazione tra le culture politiche costituenti pare essersi arrestato alla mera giustapposizione, spesso paralizzante; i tratti di innovazione organizzativa e politica sembrano incerti e talvolta contraddittori, come nel caso delle primarie, usate occasionalmente e largamente svuotate di significato; i gruppi dirigenti si mostrano impegnati in una opaca ma ben avvertibile competizione interna riconducibile ai consueti nomi storici. E tutto questo appare ancor più fuori sincrono rispetto ad uno spirito del tempo di cui la destra al governo sembra essere una incarnazione fedele e perciò durevole e nei confronti del quale la sinistra nelle sue varie espressioni appare spiazzata, carente di strumenti interpretativi e di strategie di intervento.
Eppure, nonostante tutto, il PD appare ancora l’unica possibilità realisticamente praticabile per chi voglia proseguire un impegno politico non rassegnato all’egemonia della destra: tanto più considerando il desolante deserto che nullismo parolaio, velleitarismo e anacronismi vari hanno creato nel panorama della sinistra italiana che ama definirsi radicale.
Per questo, molti di noi intendono provarci ancora, lavorando al tentativo di strutturare una aggregazione politico-culturale interna al PD che si proponga di rilanciare gli elementi di innovazione che ci apparvero caratterizzare positivamente il progetto originario di questo partito. Un’area politica che nasce tra coloro che sostennero la candidatura di Roberto De Benedictis alle scorse elezioni regionali, ma che vuol essere tutt’altro che l’aggregazione dei seguaci di un singolo leader e svilupparsi invece come un soggetto collettivo, plurale, aperto ai contributi e al confronto, senza pretese di superiorità e senza vocazioni minoritarie o di pura testimonianza, che tenga ferma la barra su alcuni punti politici qualificanti:
- processi di formazione delle decisioni e di selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature effettivamente democratici e partecipati, con la pratica delle primarie come metodo ordinario e abituale, non come refugium peccatorum cui rassegnarsi in mancanza di mediazioni efficaci;
- gestione inclusiva, condivisa e trasparente del partito, senza formazione a tavolino di maggioranze precostituite a tutela di posizioni di privilegio e baronie interne;
- mescolanza reale delle provenienze e delle culture politiche attraverso la discussione e la ricerca di sintesi condivise riguardo alle questioni sul tappeto, resistendo alla tentazione di riprodurre aggregazioni di ex da collegare attraverso la mediazione degli stati maggiori;
- linea politica nitida in particolare riguardo alla strategia e, soprattutto, alla pratica delle alleanze: risolvendo senza ulteriori indugi quelle situazioni che, per quanto si voglia essere elastici, flessibili e aperti alle evoluzioni dello scenario politico non possono avere nulla a che fare con la politica di un partito di centrosinistra in un sistema bipolare, quale il PD è e non può che essere.
Insomma, un impianto forte di principi politici, da spendere nella dialettica interna al partito nel confronto aperto con tutte le altre componenti del PD, con l’obiettivo di farlo pesare efficacemente nel profilo politico-programmatico che il partito dovrà assumere. E, aggiungo, un’area politica che sappia praticare al suo interno ciò che chiede al partito: spazio al territorio, promozione di forze nuove e giovani a responsabilità dirigenti, meccanismi di discussione e decisione trasparenti, ruoli e responsabilità precisamente individuabili.
Abbiamo immaginato di chiamare quest’area “Futuro”; insieme una speranza e un impegno. Sarà importante che molti vogliano condividere l’una e l’altro.