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inizia
il cammino verso il congresso del pd
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Il Partito Democratico affronterà nei
prossimi mesi scadenze decisive. Il congresso straordinario in Sicilia
e i relativi congressi locali, le elezioni europee, il primo congresso
nazionale, diranno se l’ambiziosa scommessa di costruire una moderna
forza riformista di governo attraverso la fusione di culture politiche
diverse in un soggetto nuovo e innovatore abbia chances effettive di
riuscita o vada rubricata fra le (tante) illusioni perdute.
Il panorama attuale, è inutile nasconderlo, non è confortante.
Non solo per la portata delle sconfitte elettorali, nette in tutta Italia,
catastrofiche in Sicilia; ma per la difficoltà del PD a trovare
un ubi consistam che lo faccia somigliare a se stesso e lo riaccrediti
presso i molti che vi hanno riposto fiducia e speranze.
Il percorso di integrazione tra le culture politiche costituenti pare essersi
arrestato alla mera giustapposizione, spesso paralizzante; i tratti di
innovazione organizzativa e politica sembrano incerti e talvolta contraddittori,
come nel caso delle primarie, usate occasionalmente e largamente svuotate
di significato; i gruppi dirigenti si mostrano impegnati in una opaca ma
ben avvertibile competizione interna riconducibile ai consueti nomi storici.
E tutto questo appare ancor più fuori sincrono rispetto ad uno spirito
del tempo di cui la destra al governo sembra essere una incarnazione fedele
e perciò durevole e nei confronti del quale la sinistra nelle sue
varie espressioni appare spiazzata, carente di strumenti interpretativi
e di strategie di intervento.
Eppure, nonostante tutto, il PD appare ancora l’unica possibilità realisticamente
praticabile per chi voglia proseguire un impegno politico non rassegnato
all’egemonia della destra: tanto più considerando il desolante
deserto che nullismo parolaio, velleitarismo e anacronismi vari hanno creato
nel panorama della sinistra italiana che ama definirsi radicale.
Per questo, molti di noi intendono provarci ancora, lavorando al tentativo
di strutturare una aggregazione politico-culturale interna al PD che si
proponga di rilanciare gli elementi di innovazione che ci apparvero caratterizzare
positivamente il progetto originario di questo partito. Un’area politica
che nasce tra coloro che sostennero la candidatura di Roberto De Benedictis
alle scorse elezioni regionali, ma che vuol essere tutt’altro che
l’aggregazione dei seguaci di un singolo leader e svilupparsi invece
come un soggetto collettivo, plurale, aperto ai contributi e al confronto,
senza pretese di superiorità e senza vocazioni minoritarie o di
pura testimonianza, che tenga ferma la barra su alcuni punti politici qualificanti:
- processi di formazione delle decisioni e di selezione dei gruppi dirigenti
e delle candidature effettivamente democratici e partecipati, con la pratica
delle primarie come metodo ordinario e abituale, non come refugium peccatorum
cui rassegnarsi in mancanza di mediazioni efficaci;
- gestione inclusiva, condivisa e trasparente del partito, senza formazione
a tavolino di maggioranze precostituite a tutela di posizioni di privilegio
e baronie interne;
- mescolanza reale delle provenienze e delle culture politiche attraverso
la discussione e la ricerca di sintesi condivise riguardo alle questioni
sul tappeto, resistendo alla tentazione di riprodurre aggregazioni di ex
da collegare attraverso la mediazione degli stati maggiori;
- linea politica nitida in particolare riguardo alla strategia e, soprattutto,
alla pratica delle alleanze: risolvendo senza ulteriori indugi quelle situazioni
che, per quanto si voglia essere elastici, flessibili e aperti alle evoluzioni
dello scenario politico non possono avere nulla a che fare con la politica
di un partito di centrosinistra in un sistema bipolare, quale il PD è e
non può che essere.
Insomma, un impianto forte di principi politici, da spendere nella dialettica
interna al partito nel confronto aperto con tutte le altre componenti del
PD, con l’obiettivo di farlo pesare efficacemente nel profilo politico-programmatico
che il partito dovrà assumere. E, aggiungo, un’area politica
che sappia praticare al suo interno ciò che chiede al partito: spazio
al territorio, promozione di forze nuove e giovani a responsabilità dirigenti,
meccanismi di discussione e decisione trasparenti, ruoli e responsabilità precisamente
individuabili.
Abbiamo immaginato di chiamare quest’area “Futuro”; insieme
una speranza e un impegno. Sarà importante che molti vogliano condividere
l’una e l’altro.
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