|
il caso
lo bello
|
Quando parliamo di mafia, ci tocca
ragionare anche su una sottocultura di luoghi comuni e di ammiccamenti
poco raffinati ma utilissimi a prendere le distanze, a celebrare dubbi,
a insinuare malizie. Cominciò Leonardo Sciascia ventuno anni fa
prendendosela con i professionisti dell’antimafia, e fu pessimo
profeta perchè di quei cosiddetti professionisti (Sciascia ne
citò per cognome e nome uno per tutti: Paolo Borsellino) i sopravvissuti
sono proprio pochini. Adesso siamo ai professionisti dell’antipizzo.
Anzi, al professionista: Ivan Lo Bello, presidente degli industriali
siciliani, colpevole d’aver promesso (e mantenuto) di cacciar via
dall’associazione gli imprenditori che avessero preferito pagare
e tacere. Tra qualche settimana dovrebbero riconfermarlo nell’incarico,
ma i suoi colleghi di Catania hanno già aperto il tiro a bersaglio: «Lo
Bello? Non lo votiamo. Troppo monotematico con questa sua fissazione
sul pizzo». E subito si sono alzati gli echi malevoli, le voci
di contorno e di rimbalzo: la battaglia contro il racket? Una vetrina,
una passerella, una trovata per farsi pubblicità...
Sono gli stessi argomenti, magari un po’ dirozzati, che usarono molti
anni fa commercianti e imprenditori palermitani contro Libero Grassi. Colpevole
d’aver detto, anzi d’aver proclamato con tutta la carica emotiva
di una denunzia in televisione, che lui il pizzo non lo avrebbe mai pagato.
I commenti di molti suoi colleghi furono un repertorio di grossolano buon
senso: certe cose non si dicono, non si denunziano e soprattutto non si
raccontano in tivù; meglio pagare, tacere e conservarsi in salute.
Libero Grassi lo ammazzarono una settimana dopo il florilegio di quei commenti.
Ora, non sappiamo se gli industriali che si sono schierati, con siffatti
argomenti, contro Lo Bello abbiano presente quanto la mafia abbia gradito
la loro scomunica. Non sappiamo se si rendano conto che il gesto di quel
loro presidente aveva, da solo, riscattato lustri di opacità. Non
so se la memoria li soccorre per ricordare che il predecessore di Lo Bello
fu allontanato dall’incarico con ignominia dopo aver scoperto le
tresche d’affari che mescolavano i suoi soldi a quelli di una veccia
famiglia mafiosa palermitana.
No, davvero non sappiamo se ci sia consapevolezza sulla violenza di certi
gesti, di certi ammo-nimenti.
Sciascia, forse, non se ne rese conto: ma chi si nutrì di quel tristo
riferimento ai “professionisti dell’antimafia” lo fece,
nei mesi e negli anni a venire, sperando che quella povera gente - giudici,
giornalisti, poliziotti, professori, studenti - venisse spazzata via. E
che tornasse il tempo felice e scellerato in cui tutta aveva un prezzo
e una scorciatoia, dalle licenze edilizie ai pubblici appalti. Forse anche
adesso qualcuno rimpiange il tempo in cui si pagava tutti e tutti si taceva,
ricevendone in cambio benevolenza e protezione dai signori delle cosche.
Ci auguriamo che Lo Bello resti a lungo presidente degli industriali siciliani,
che non defletta mai dalla linea di rigore civile che si è dato
e che ha preteso dalla sua associazione. Ci auguriamo che non resti solo
e che il nuovo ritornello sui “professionisti dell’antipizzo” venga
raccolto per ciò che é: un atto di viltà, parole di
miseria da dimenticare subito.
|
|