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l'edizione nel centenario della nascita dello scrittore
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In uno scenario meraviglioso come
quello del Teatro greco di Siracusa, con ancora la scena montata delle
Orestiade di Eschilo, il 24 Giugno si è svolto il tredicesimo
premio letterario Vittorini,di cui quest’anno ricorre il centenario
della nascita 1908/2008.
Fabrizio Frizzi, non nuovo alla conduzione del premio ha accennato al ruolo
culturale di Elio Vittorini esercitato con autorevolezza nell’Italia
dagli anni trenta fino agli anni sessanta.
Si potrebbe dire che il taglio che assume il premio per la scelta delle
opere dei vincitori del premio letterario, a parte l’opera di Giuseppe
Montesano, 'Il ribelle in guanti rosa' edito da Mondadori, un romanzo che
ricostruisce l’ambiente storico culturale, e le atmosfere letterari
e poetiche di Baudelaire, e l’opera di Giuseppe Montanaro, 'La croce
Honninfjord', Marsilio, un libro di quattro racconti, quattro storie in
cui prevale l’eccesso dell’uomo, non depone bene nei confronti
della pienezza e rotondità dello spirito vittoriniano.
Risponde invece alla visione letteraria del primo Vittorini.
Mi riferisco all’opera di Cristina Al Farah, Madre piccola, editore
Frassinelli, e sopratutto all’opera del vincitore oltre che del premio
Vittorini, del superpremio Vittorini, Andrej Longo, 'Dieci', Adelphi.
Dalle domande ordinarie e generiche fatte da Frizzi - non abbiamo letto
i libri in questione - a Longo, alla Al Farah, venivano fuori dalle loro
risposte, dei libri dalla forma e dai contenuti bozzettistici, quindi da
una visione della letteratura “vecchio scientifica”. Per esempio
i racconti di Longo infarciti del dialetto napoletano, basati sui dieci
comandamenti, comandamenti cristiani che divengono i parametri culturali
e valoriali dei racconti, si prestano a questa mia breve critica, così come
il romanzo della Al Farah, rientra in quella che Vittorini definiva “letteratura
venosa” e non “letteratura arteriosa”.
La "letteratura venosa" è quella borghese in cui il soggetto
narrante si assoggetta al proprio io, mentre la "letteratura arteriosa" esce
da questa visione unilaterale e bozzettistica, dove il soggetto narrante
oltre ad oggettivare una costruzione romanzo-racconto, si apre al significato-significati
e ai significanti sociali, letterari, scientifici, linguistici, mitologici,
archetipi, in cui l’arte pur prestandosi all’impegno sociale,
mantiene il suo ruolo autonomo dalla politica e dalle tradizioni letterarie.
Frizzi non ha fatto nessuna domanda ai premiati, riguardo ai materiali
e alla tecnica dello scrivere, argomenti e temi basilari che riguardano
il secondo Vittorini.
Sappiamo che Vittorini dagli anni trenta a oltre gli anni sessanta ha avuto
e svolto un ruolo di primo piano come moltiplicatore di cultura, soprattutto
per avere tradotto e fatto conoscere in Italia scrittori americani e inglesi;
pubblicò l’Antologia Americana, il teatro spagnolo, le poesie
di Garcia Lorca, e fondò riviste letterarie come Il Politecnico,
Il Menabò insieme a Italo Calvino, e scoperto e pubblicato nuovi
scrittori come Sciascia, Calvino, Bonaviri, Tobino, Rigoni Stern, Cassola,
Mastronardi, D’Arrigo, per essere stato direttore di collane di libri
tra cui la collana di narrativa sperimentale "I Gettoni" di Einaudi.
Il Vittorini di Diario in pubblico, de Il Politecnico, de Le due tensioni,
di Gulliver, quest’ultima rivista letteraria internazionale purtroppo
non ebbe vita, ma esiste il materiale di progettazione e il dibattito pubblicato
in volume dall’editore Marcos e Marcos.
Il Vittorini ricercatore della tecnica dello scrivere e dell’uso
dei materiali della scrittura sempre nuovi e sempre da rinnovare, ma soprattutto
il Vittorini che inseguì una "nuova letteratura", quella "letteratura
antiautoritaria", scientifica, dinamica, portatrice di un nuovo modello
di vita, che deve "cambiare la vita". Il Vittorini laico, europeo
e non provinciale, aperto realmente alla pluralità culturale e spirituale,
non è presente in questa tredicesima edizione del premio, non è presente
quello spirito dovuto che soprattutto con le riviste, le traduzioni, i
saggi e gli interventi politici e artistici ci ha trasmesso.
Penso che diventa necessario ripensare al premio, dando la conduzione a
gente preparata e adeguata e aprirlo a una dimensione nazionale-europea.
Quel secondo Vittorini di cui accennavo sopra,scrive su Le due tensioni: "In
realtà la cultura è sempre basata sulla scienza". Quella
antica era unita sulle basi della scienza antica. La scissione è avvenuta
col nascere di una nuova scienza,col metodo sperimentale di Galilei. L’attuale
contrapposizione tra cultura umanistica e cultura scientifica è uno
pseudo concetto.
In realtà la vera contrapposizione è tra cultura vecchio-
scientifica e una nuova cultura nuovo scientifica.
E ancora: i dialetti erano lingua familiare, affettive, emotive, retoriche,
popolari, dimostrative, ma poco serie e potevano adattarsi solo ad alcuni
generi letterari minori,non alla scienza e alla vera letteratura artistica
dal libro di Demetrio Vittorini, Un padre e un figlio.
E a proposito della narrativa: "Ho la nausea per la narrativa. Dobbiamo
cercare strade nuove, metterci alla pari con la musica e la pittura,che
hanno saputo rompere definitivamente con le prospettive del passato".
Dopo il premio letterario è stato assegnato quello giornalistico
al giornalista Lirio Abbate che durante l’intervista fatta sempre
da Frizzi, ha detto tra l’altro che era contrario al decreto sulle
intercettazioni telefoniche del Governo Berlusconi, perchè sono
state le intercettazioni telefoniche a farci catturare il mafioso latitante
Tano Badalamenti, e sapere del crack della Parmalat, e per citare Francesco
Merlo che su Repubblica del 5 Luglio, dice: "Ecco: le intercettazioni
ci hanno raccontato che in Italia Berlusconi non ha fatto ministre le belle
donne ma i propri disturbi, le proprie patologie dissolutive".
Vittorio Sgarbi anch’esso premiato al Vittorini per la cultura, subito
dopo le domande rituali di Frizzi,ha cominciato a provocare il pubblico
presente, prendendo spunto da quanto aveva detto Lirio Abbate, difendendo
il decreto sulle intercettazioni telefoniche,gridando che bisognava investire
quei soldi in cultura, ignorando volutamente e strumentalmente secondo
me, che l’Italia o l’Italietta non è la Svizzera o un
paese dell’Europa del Nord, dove le regole politiche e civili sono
prevalenti. Sgarbi, o Il Wandissima, per dirla con Gian Antonio Stella,
che è tornato a essere il megafono di Berlusconi come nel passato, è stato
inopportuno, retorico e ornamentale nello stesso tempo citando Moggi e
Corona, sollecitando nella cornice di pubblico presente la dovuta reazione,i
dovuti fischi sacrosanti in questo caso!
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