lampi al premio vittorini

  di roberto bellassai  

l'edizione nel centenario della nascita dello scrittore

In uno scenario meraviglioso come quello del Teatro greco di Siracusa, con ancora la scena montata delle Orestiade di Eschilo, il 24 Giugno si è svolto il tredicesimo premio letterario Vittorini,di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita 1908/2008.
Fabrizio Frizzi, non nuovo alla conduzione del premio ha accennato al ruolo culturale di Elio Vittorini esercitato con autorevolezza nell’Italia dagli anni trenta fino agli anni sessanta.
Si potrebbe dire che il taglio che assume il premio per la scelta delle opere dei vincitori del premio letterario, a parte l’opera di Giuseppe Montesano, 'Il ribelle in guanti rosa' edito da Mondadori, un romanzo che ricostruisce l’ambiente storico culturale, e le atmosfere letterari e poetiche di Baudelaire, e l’opera di Giuseppe Montanaro, 'La croce Honninfjord', Marsilio, un libro di quattro racconti, quattro storie in cui prevale l’eccesso dell’uomo, non depone bene nei confronti della pienezza e rotondità dello spirito vittoriniano.
Risponde invece alla visione letteraria del primo Vittorini.
Mi riferisco all’opera di Cristina Al Farah, Madre piccola, editore Frassinelli, e sopratutto all’opera del vincitore oltre che del premio Vittorini, del superpremio Vittorini, Andrej Longo, 'Dieci', Adelphi.
Dalle domande ordinarie e generiche fatte da Frizzi - non abbiamo letto i libri in questione - a Longo, alla Al Farah, venivano fuori dalle loro risposte, dei libri dalla forma e dai contenuti bozzettistici, quindi da una visione della letteratura “vecchio scientifica”. Per esempio i racconti di Longo infarciti del dialetto napoletano, basati sui dieci comandamenti, comandamenti cristiani che divengono i parametri culturali e valoriali dei racconti, si prestano a questa mia breve critica, così come il romanzo della Al Farah, rientra in quella che Vittorini definiva “letteratura venosa” e non “letteratura arteriosa”.
La "letteratura venosa" è quella borghese in cui il soggetto narrante si assoggetta al proprio io, mentre la "letteratura arteriosa" esce da questa visione unilaterale e bozzettistica, dove il soggetto narrante oltre ad oggettivare una costruzione romanzo-racconto, si apre al significato-significati e ai significanti sociali, letterari, scientifici, linguistici, mitologici, archetipi, in cui l’arte pur prestandosi all’impegno sociale, mantiene il suo ruolo autonomo dalla politica e dalle tradizioni letterarie.
Frizzi non ha fatto nessuna domanda ai premiati, riguardo ai materiali e alla tecnica dello scrivere, argomenti e temi basilari che riguardano il secondo Vittorini.
Sappiamo che Vittorini dagli anni trenta a oltre gli anni sessanta ha avuto e svolto un ruolo di primo piano come moltiplicatore di cultura, soprattutto per avere tradotto e fatto conoscere in Italia scrittori americani e inglesi; pubblicò l’Antologia Americana, il teatro spagnolo, le poesie di Garcia Lorca, e fondò riviste letterarie come Il Politecnico, Il Menabò insieme a Italo Calvino, e scoperto e pubblicato nuovi scrittori come Sciascia, Calvino, Bonaviri, Tobino, Rigoni Stern, Cassola, Mastronardi, D’Arrigo, per essere stato direttore di collane di libri tra cui la collana di narrativa sperimentale "I Gettoni" di Einaudi.
Il Vittorini di Diario in pubblico, de Il Politecnico, de Le due tensioni, di Gulliver, quest’ultima rivista letteraria internazionale purtroppo non ebbe vita, ma esiste il materiale di progettazione e il dibattito pubblicato in volume dall’editore Marcos e Marcos.
Il Vittorini ricercatore della tecnica dello scrivere e dell’uso dei materiali della scrittura sempre nuovi e sempre da rinnovare, ma soprattutto il Vittorini che inseguì una "nuova letteratura", quella "letteratura antiautoritaria", scientifica, dinamica, portatrice di un nuovo modello di vita, che deve "cambiare la vita". Il Vittorini laico, europeo e non provinciale, aperto realmente alla pluralità culturale e spirituale, non è presente in questa tredicesima edizione del premio, non è presente quello spirito dovuto che soprattutto con le riviste, le traduzioni, i saggi e gli interventi politici e artistici ci ha trasmesso.
Penso che diventa necessario ripensare al premio, dando la conduzione a gente preparata e adeguata e aprirlo a una dimensione nazionale-europea.
Quel secondo Vittorini di cui accennavo sopra,scrive su Le due tensioni: "In realtà la cultura è sempre basata sulla scienza". Quella antica era unita sulle basi della scienza antica. La scissione è avvenuta col nascere di una nuova scienza,col metodo sperimentale di Galilei. L’attuale contrapposizione tra cultura umanistica e cultura scientifica è uno pseudo concetto.
In realtà la vera contrapposizione è tra cultura vecchio- scientifica e una nuova cultura nuovo scientifica.
E ancora: i dialetti erano lingua familiare, affettive, emotive, retoriche, popolari, dimostrative, ma poco serie e potevano adattarsi solo ad alcuni generi letterari minori,non alla scienza e alla vera letteratura artistica dal libro di Demetrio Vittorini, Un padre e un figlio.
E a proposito della narrativa: "Ho la nausea per la narrativa. Dobbiamo cercare strade nuove, metterci alla pari con la musica e la pittura,che hanno saputo rompere definitivamente con le prospettive del passato".
Dopo il premio letterario è stato assegnato quello giornalistico al giornalista Lirio Abbate che durante l’intervista fatta sempre da Frizzi, ha detto tra l’altro che era contrario al decreto sulle intercettazioni telefoniche del Governo Berlusconi, perchè sono state le intercettazioni telefoniche a farci catturare il mafioso latitante Tano Badalamenti, e sapere del crack della Parmalat, e per citare Francesco Merlo che su Repubblica del 5 Luglio, dice: "Ecco: le intercettazioni ci hanno raccontato che in Italia Berlusconi non ha fatto ministre le belle donne ma i propri disturbi, le proprie patologie dissolutive".
Vittorio Sgarbi anch’esso premiato al Vittorini per la cultura, subito dopo le domande rituali di Frizzi,ha cominciato a provocare il pubblico presente, prendendo spunto da quanto aveva detto Lirio Abbate, difendendo il decreto sulle intercettazioni telefoniche,gridando che bisognava investire quei soldi in cultura, ignorando volutamente e strumentalmente secondo me, che l’Italia o l’Italietta non è la Svizzera o un paese dell’Europa del Nord, dove le regole politiche e civili sono prevalenti. Sgarbi, o Il Wandissima, per dirla con Gian Antonio Stella, che è tornato a essere il megafono di Berlusconi come nel passato, è stato inopportuno, retorico e ornamentale nello stesso tempo citando Moggi e Corona, sollecitando nella cornice di pubblico presente la dovuta reazione,i dovuti fischi sacrosanti in questo caso!