il consenso si costruisce

  di francesco ortisi  

la vittoria delle destre

La lunga stagione elettorale si è dunque conclusa. Se si esclude il Parlamento europeo, abbiamo votato per il rinnovo di tutto: dal Senato della Repubblica ai Consigli circoscrizionali.
Le dimissioni di Totò Cuffaro a Palermo e quelle di Titti Bufardeci a Siracusa hanno imposto ai siciliani e ai siracusani un voto anticipato, determinando un proliferare di urne (mortali). A dirla tutta, anche Bruno Marziano ha lasciato anzitempo la sua poltrona di Presidente della Provincia regionale di Siracusa, ma questo (almeno) non ha prodotto slittamenti del calendario elettorale. Per quali motivi poi si sia costretti ad anticipare il voto, ai cittadini elettori non sembra importare nulla: che tu abbia subito una condanna a 5 anni per favoreggiamento esterno alla mafia, comporta soltanto il piccolo fastidio di dover traslocare anzitempo da Palazzo dei Normanni a Palazzo Madama. Anche Bufardeci si è lasciato alle spalle il Vermexio per fare ingresso trionfale a Sala d’Ercole e rioccupare quel posto nel governo regionale che già fu suo. La politica, si sa, è un servizio, e non ci si può certo tirare indietro se sei chiamato a più alte responsabilità: i siracusani lo hanno capito e lo hanno votato in massa.
Scherzi a parte, questa idea che la politica sia un servizio, una sorta di “sacrificio” che si compie per il bene comune, non è convincente. La gente non ci crede. E come dargli torto, se anche Anna Finocchiaro, dopo aver proclamato in tutte le piazze dell’Isola che bisogna rimanere qui a costruire il futuro della Sicilia ha preferito tornare a Roma.
Se la Destra non vince ma stravince, ci sarà pure qualche nostra responsabilità. O no? Molti di noi hanno aderito con convinzione alla nascita del PD. Ma vogliamo dirlo che il modo in cui è stata gestita tutta la fase costituente è in aperta contraddizione con le premesse? Si è fatto di tutto per tenere la gente fuori dal partito. In Sicilia, come in altre regioni, si è preferito “ingessare” il neonato per non alterare gli equilibri interni scaturiti dalle primarie di ottobre, piuttosto che rimettere tutto in discussione aprendo il partito a nuovi iscritti. Delle primarie poi, annunciate come nuovo strumento di democrazia partecipata per l’individuazione dei candidati a varie scadenze elettorali, non si è vista traccia: tra le dichiarazioni d’intenti e la prassi politica c’è una distanza a cui rischiamo di abituarci, senza reagire.
Ma i problemi non riguardano solo il PD. La sinistra radicale non offre certo uno spettacolo più confortante. Basti osservare (sia pure dall’esterno) quello che accade in Rifondazione per capire l’aria che tira. Il Congresso di luglio è preceduto da feroci polemiche su tesseramenti sospetti e assalti alla diligenza. Forse il disastro elettorale della Sinistra arcobaleno non è tutto da imputare a Veltroni a al PD. Se ne è reso conto Claudio Fava, che oggi invita Sinistra democratica ad una riflessione autocritica. Ma la sua scelta di rimanere fuori dalle liste per le regionali non ha forse contribuito al mancato raggiungimento di quel “quorum” che avrebbe consentito all’Arcobaleno l’elezione di 6 deputati? Né Orlando, né Bianco, né Lumia, né Fava erano nelle liste per le Regionali: come spiegarsi queste assenze, se non con la considerazione che le carriere individuali sono più importanti del progetto collettivo?
In Sicilia i candidati alla guida dei governi e delle amministrazioni locali perdono per la inconsistenza delle liste che li sostengono. Senza liste, ossia senza radicamento nel territorio, senza uomini e donne credibili a contatto diretto con la gente e i problemi reali si è votati (è il caso di dire) alla sconfitta.
Basta dare un’occhiata alle elezioni amministrative per il Comune di Siracusa.
Non è bastato che De Benedictis abbia ottenuto oltre il 6% in più rispetto alle liste della sua coalizione; né che il suo avversario sia riuscito nella missione impossibile di perdere circa l’8% dei voti raccolti dalle liste di centrodestra. Tutto inutile: tra i due schieramenti la distanza è abissale e sfiora il 40%. I numeri parlano chiaro: per le elezioni del Consiglio comunale di Siracusa, le liste di centro destra hanno schierato 173 candidati distribuiti su 5 liste; quelle di centrosinistra, 143 candidati su 4 liste. Il gap di partenza viene poi mostruosamente allargato dalla circostanza, incredibile ma vera, che ben 21 candidati del centrosinistra hanno totalizzato 0 (zero) voti; mentre altri 29 candidati non hanno superato la soglia di 10 (dieci) voti.
Avremo tempo di affinare le analisi, ma intanto limitiamoci all’aspetto più grossolano: le liste non si improvvisano. Il consenso si costruisce.
Questo è il lavoro che ci attende.