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cosa
ho detto a walter
«molti sarebbero
vigliacchi, se solo ne avessero il coraggio»
(Fuller Thomas) |
Il mio incontro con il segretario
del PD Veltroni aveva due punti all'ordine del giorno. Il primo: la legge
elettorale. Una falsa priorità per il nostro paese e per l'Europa,
uno strumento surrettizio per reintrodurre il principio del voto utile
attraverso soglie proibitive di sbarramento. Non mi interessava discutere
sulla bontà del 3% proposto dal PD in contrapposizione al 5% preteso
dal governo: mi interessava contestare l'idea stessa d'una nuova legge
elettorale.Cosí è stato, così ho fatto. Ottenendo
che questa discussione venga congelata, messa da parte, espunta dal tavolo
delle presunte priorità istituzionali. E se in futuro si dovesse
riaprire il dibattito, abbiamo convenuto che vi partecipino, con pari
dignità politica, tutti i soggetti interessati, senza limitarsi
a una conversazione da caminetto tra Pd e Pdl....
Secondo obiettivo: il centrosinistra. Cioè il superamento del falso
mito elettorale dell'autosufficienza del Partito Democratico. Partendo
da un ragionamento di onestà politica: l'Unione è stata una
infelice stagione di coalizione e di governo, ma altrettanto infelice sarebbe
l'idea che ciascuno adesso coltivi la propria solitudine. Esiste davvero
la disponibilità del Pd a confrontarsi a sinistra non su titoli
astratti ma sulle scelte politiche concrete, avendo come punto d'arrivo
la costruzione di un nuovo centrosinistra? La risposta di Veltroni, modificando
radicalmente l'asse della prospettiva politica del suo partito, è stata
sì. Adesso si tratta di vedere se all'annuncio, come chiedono anche
i compagni di Rifondazione, seguiranno i fatti. Cioè la costruzione
di un terreno concreto di confronto e di reciproca autonomia tra il Pd
e le forze della sinistra che a questo confronto siano disponibili.
Terzo punto, che è stato utile ribadire anzitutto ad uso della stampa:
Sinistra Democratica ha fatto una scelta di percorso politico e di prospettiva,
in tempi non sospetti. Una scelta chiara, netta, coerente, contenuta nella
nostra stessa ragione sociale: fuori, con profonda convinzione, dal progetto
moderato del Pd; dentro, con altrettanta convinzione, al progetto di un
cantiere della nuova sinistra. Che oggi vogliamo condividere con chi sceglie
di non arroccarsi nella ridotta simbolica dell'identità comunista.
Noi siamo in campo per la Costituente di sinistra: che vuol'essere la nostra
ragione, la nostra passione e il nostro contributo al paese.
Premessa necessaria, per chi ne avesse perso memoria e per chiarire cosa
vuol dire per noi "confronto" con il Pd: vuol dire politica,
capire se esiste un terreno su cui misurarsi per un progetto di governo
del paese e per un'idea forte e reale di opposizione. Allo stato dei fatti,
questa terreno è sdrucciolevole, fragilissimo, in ripida pendenza.
Di tenere fermo l'asse di una opposizione - politica e sociale - al governo
Berlusconi se n'è dovuta far carico solo la sinistra. Nelle Camere
tutto è sfumato nelle formule di cortesia con cui è stato
accolto il discorso di investitura di Berlusconi.
Detto ciò, noi continueremo a impegnarci per fare opposizione, nelle
forme e con gli strumenti che avremo. Ma al tempo stesso vogliamo comprendere
se vi è spazio tra la sinistra (non solo Sinistra democratica!)
e il Pd per ricostruire un'idea diversa di centrosinistra. Di cui questo
paese ha maledettamente bisogno se non vogliamo abbandonarlo all'egemonia
della destra per i prossimi cinquant'anni. Tutto ciò passa attraverso
un punto di verità politica: nessuno è autosufficiente. Né il
Pd né la sinistra. Le "separazioni consensuali" hanno
regalato a Berlusconi questo paese: è un vizio d'egoismo che non
possiamo più permetterci.
L'incontro di ieri con Veltroni è servito essenzialmente a questo:
a ricostruire il terreno di un confronto politico sul merito delle cose
da fare e da dire a questo paese. Se ci saranno le condizioni perchè questo
confronto possa produrre esiti utili, non saremo certo noi a impedirlo.
Adesso tocca al Pd dimostrare che il tempo dell'autosufficienza è davvero
concluso. Se così non fosse, andrebbe rivisto l'intero impianto
politico del nostro confronto, a partire dai territori in cui la sinistra
e il Pd insieme sono forza di governo.
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