veltroni e la disfatta di aprile

  di michele accolla  

qualche riflessione sulla campagna elettorale

Diciotto mesi di guerriglia parlamentare (l’opposizione democratica è ben altra cosa!) sono bastati a Berlusconi e ai suoi per tornare al governo, al termine di una campagna elettorale nel corso della quale sono riusciti a scaricare su Prodi la responsabilità di tutti i danni che in realtà lo stesso centrodestra aveva prodotto nei precedenti cinque anni.
Berlusconi è perfino riuscito nell'impresa di convincere gli italiani che nell’aprile del 2006 l’Unione era andata al governo senza in realtà aver vinto le elezioni. La penosa e triste sceneggiata, senza precedenti in un paese democratico, di un leader che rifiuta di ammettere la sconfitta, e avvelena il clima con generiche e grossolane accuse di brogli: dimenticata.
Berlusconi ha così continuato, con la sua consueta abilità, a lucrare su uno dei vizi più gravi dell’Italia di oggi: l’assenza, o forse il rifiuto, della memoria.
Se da una parte il centro destra demonizzava oltre ogni demerito il breve governo di Prodi, chiedendo il voto agli elettori per far ‘rialzare l’Italia’ messa, a loro dire, in ginocchio dal centrosinistra, ci saremmo aspettati dall'altra parte quanto meno una orgogliosa rivendicazione dei risultati, alcuni davvero straordinari, ottenuti in un così breve periodo.
Veltroni ha invece scelto di condurre la sua campagna elettorale dai ‘toni bassi’, senza rimproverare al suo avversario, di cui non pronunciava neanche il nome, nulla del suo indecente passato, almeno di quello politico, senza rivendicare nessuno dei risultati dell’azione del governo dell’Unione, finendo per dare la sensazione che in questi diciotto mesi ci fossero state solo le liti e le baruffe tra ministri ed esponenti della coalizione, e non anche un miracoloso risanamento dei conti pubblici, una politica finalmente seria sulla scuola, un recupero di prestigio internazionale del paese, una seria lotta all’evasione fiscale.
Veltroni ha scelto di tenere in soffitta Prodi, quasi fosse la vecchia scarpiera rotta da nascondere quando arrivano ospiti con cui si deve fare bella figura, confermando la sensazione che del governo ci fosse davvero da vergognarsi: meglio far dimenticare.
Così facendo, anche Veltroni ha finito per contribuire all’occultamento della memoria recente del nostro paese, facendo proprio il gioco dell’avversario.
Eppure il segretario del Partito Democratico aveva avuto carta bianca su tutto, ha scelto uomini e strategie, ha praticamente imposto i gruppi dirigenti regionali del partito e ha costruito le liste elettorali secondo le sue intenzioni.
Alla fine sappiamo come è andata.
Partendo da sondaggi che davano il PD sotto di circa 9 punti, il centrodestra di Berlusconi ha finito per vincere di quasi 10 punti percentuali.
E allora facciamolo noi un piccolo esercizio di memoria: ricordate il Rutelli del 2001, quello del 61 a zero in Sicilia?
Cominciò la sua campagna elettorale con i sondaggi che lo davano perdente del 13%, mentre il partito dei DS, il cui segretario era proprio Veltroni, rifiutava fino all’ultimo persino di finanziare dignitosamente la campagna.
Con il segretario della CGIL Cofferati che lanciava costantemente i suo strali contro l’Ulivo dalle colonne dei maggiori giornali. Veltroni abbandonò la direzione del suo partito al coordinatore Pietro Folena, candidandosi a sindaco di Roma e uscendo dalla scena nazionale.
L’altro duellante dei DS, Massimo D’Alema, si lanciò in una lotta all’ultimo voto nel collegio di Gallipoli, rinunciando a candidarsi nelle liste di circoscrizione.
Ebbene, nonostante quel 61 a zero in Sicilia, Rutelli quelle elezioni le perse per poco meno di 2 punti percentuali.
Di lui si disse tutto il male possibile e lo si relegò per qualche anno, come lui stesso avrebbe poi detto ‘a mangiare pane e cicoria’.
Ma di Veltroni e dei suoi errori, possiamo almeno cominciare a parlare?