formare la formazione

  di luca castello  

i giovani e l'impegno politico

Un amico mi ha parlato di uno dei miei articoli. Ha sollevato delle obiezioni valide, mi ha fatto riflettere, ha un po' spolverato la mia visione drastica di posti e politica. Mi ha ricordato che tutto è relativo, ad un contesto, ad una formazione, ad un territorio, a dei bisogni che non sempre sono gli stessi per tutti. E devo farmi perdonare di aver, per un po', perso di vista questa dinamicità dell'esistenza, che tanto prima ammiravo. Ho saputo di un corso che si sta organizzando a Siracusa, nato credo dall'idea di qualche professore voglioso (ne esistono anche di questo tipo) e ottimista, per indirizzare i giovani studenti alla vita politica (indipendentemente dagli schieramenti, semplicemente - o non poi così semplicemente - come partecipazione alla vita pubblica del territorio). Quest'idea mi ha rallegrato. Ho spesso temuto in passato (e ancora non ho smesso) per quanto riguarda la politica giovanile della mia città, della mia scuola, dei miei amici. Ho una mia idea di politica giovanile, forse un po' ristretta, che riguarda in primo luogo le scuole, gli ambienti del volontariato e naturalmente gli spazi di aggregazione e di espressione, è a questi ambienti, quindi, che mi rivolgo. Tento quindi di formulare alcuni consigli, premessa la mia totale mancanza di informazione a proposito di questi incontri, rischierò di dire cose scontate, o comunque già prese in considerazione. Mi sembra ovvio che le argomentazioni dovranno essere apartitiche. Per questo credo sia importante che non si deliberi come sede l'UdB P. La Torre, come escluderei altre sedi particolarmente schierate. Eviterei anche di organizzare i dibattiti durante la campagna elettorale, più per evitare legittime accuse di strumentalizzazione, che per un reale rischio di strumentalizzare la manifestazione. Sarebbe interessante organizzare qualcosa (mi rendo conto che ormai è troppo tardi, o troppo presto) intorno a settembre (subito prima, subito dopo, o comunque durante l'inizio dell'anno scolastico) e indirizzarlo specificatamente alla formazione dei rappresentanti degli studenti (destinati tanto al consiglio di classe quanto a quello d'istituto e ovviamente alla consulta). È il primo essenziale passo per avvicinare i giovani alle istituzioni. La dimostrazione che le nostre azioni possono determinare delle conseguenze, a patto che si svolgano entro determinati schemi. La politica studentesca siracusana degli ultimi anni (analisi chiara a chi l'ha vissuta) è decisamente in declino. Quando io sono entrato in determinati ambienti non era niente di eccezionale il movimento studentesco, ma da allora si è sempre più assottigliato. I ragazzi non si riconoscono nelle istituzioni, vedono i loro sforzi sgretolarsi nell'indifferenza di chi li circonda, perdono voglia e fiducia. Il punto ideale da cui partire è una panoramica degli organi di rappresentanza scolastica (conosciuti probabilmente dalla maggioranza degli studenti) e gli specifici obiettivi, scopi e campi di competenza (la cui esistenza non è neanche immaginata dalla suddetta maggioranza degli studenti). Ognuno di questi organi (come tutte le istituzioni) è regolamentato da cerimonie, norme, sottili (neanche tanto) strategie che determinano la realizzazione di ogni progetto. Il tempo necessario ad ambientarsi in questa foresta di "non si può", "non è modo", "si deve seguire l'iter", coincide solitamente con la scadenza del mandato, diventa quindi necessario anticipare i tempi. Diventerebbe possibile organizzare di tutto (incontri, dibattiti, manifestazioni, tornei, rappresentazioni, laboratori ) se si imparasse a deviare anche in minima parte un po' del potere delle scuole. È incredibile (per noi ragazzi) la quantità di finanziamenti che circola nelle segreterie didattiche, e ancor più incredibile è quanto male viene amministrata. È triste ammetterlo ma solo con quei soldi, anche se pochi, sarebbe possibile portare avanti tutto quello in cui crediamo (credevamo). Un decimo, o ancor meno sarebbe sufficiente, se ben utilizzato (senza tanta magnificenza), a realizzare le proposte degli studenti (che non mancano mai, anche se non sempre interessanti allo stesso modo). Non immagino neanche quante cose potrebbe realizzare la consulta provinciale con i finanziamenti pubblici. Invece da due anni almeno la consulta è inesistente, e incapace di organizzare perfino la giornata dell'arte (che dovrebbe essere solo la più scontata delle sue competenze, e invece era diventata l'unica). I maggiori alleati nella realizzazione di qualsiasi progetto sono i professori, che sanno come muoversi nella scuola e nella burocrazia e dedicano alla cultura e alla formazione dei ragazzi i loro sforzi. I peggiori nemici, invece, sono i professori, che non riconoscono come formazione culturale attività alternative al nozionismo e vivono il teatro, la musica, il cinema o qualsiasi laboratorio, come tempo sottratto a verifiche e valutazioni. Probabilmente avrei tante altre cose da dire, su quello che penso, a proposito; ma mi rendo conto che il mio si trasforma sempre più in un divagare senza scampo. Quindi con i migliori auguri vi lascio all'organizzazione di un qualcosa che risollevi la coscienza studentesca della città.