costituzione, compleanno freddo

  di antonio andolfi  

i sessant'anni della costituzione italiana

La Costituzione ha compiuto 60anni. Dovrebbe essere un momento di giubilo. Ma non osservo gran partecipazione.
È forse dovuto ai momenti che attraversiamo?
Se osserviamo i suoi principi generali, possiamo dirli utilizzati? Si è detto e ripetuto che la Costituzione richiedeva tempo per essere attuata, ma 60anni non sono stati sufficienti per porre rimedio all’astrattezza di certe statuizioni. Già la prima norma mi lascia perplesso: “L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Sul nome Italia: oggi possiamo dire che questo Paese si sta trasformando fra divisioni e derive in una visibile entità geografica con l’emersione di movimenti separatisti da nord a sud intrisi di becerume, razzismo, xenofobia che vogliono la secessione sbandierando anche lo scontro armato?
Non esiste una mafia che controlla una parte del territorio decidendone grosse scelte in aperte collusioni politiche?
Non c’è pure una nazione (USA) che dà ordini sul territorio... Credo che molti problemi provengono dal non aver volutamente affrontare problemi rimasti irrisolti fin dall’unità d’Italia.
Con l’art.4 è stabilito che “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.
Ma è chiaro che nessuno può ottenere un lavoro dal giudice esibendone la carta costituzionale. Dunque quel diritto non è un diritto. Ma forse l’articolo si salva con la seconda metà: lo Stato “promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. “Promuovere” è un verbo che per realizzarlo basterebbe dire: “Per favore, assumete più gente che potete”. Cosa che lascia il tempo che trova. Con l’art. 36: “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” arriviamo ad una norma assolutamente mitologica.
Il lavoro deve offrire un vantaggio al datore di lavoro diversamente costui non assumerebbe nessuno e la sua retribuzione è commisurata non ai bisogni del lavoratore, ma all’utilità della prestazione. Solo lo Stato può assumere lavoratori in perdita: ma se il principio fosse esteso all’intera nazione come ripianerebbe l’enorme debito che ha.
L’Art. 38 offre ancora qualcosa al lavoratore: “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale”.
È una norma che prevede il sussidio di disoccupazione. Ma la vanità del proclama si vede dal fatto che in 60anni di vita il Parlamento non gli dato attuazione. La stessa Cassa Integrazione riguarda alcuni privilegiati, non certo la gran massa dei lavoratori.
Infine l’Art. 46: “Ai fini dell’elevazione economica e sociale del lavoro in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”. Penso che, se un precetto non è attuato in 60anni, è segno che esso non è attuabile.
Ed allora in questi decenni ci si è riempita la bocca col dovere di “dare attuazione alla Costituzione”. Mentre, c’è discussione ancora oggi su leggi importanti da attuare. Ecco, perché non m’ispirano gran commozione questi 60 anni.