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| di luca castello | ||
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memorie di chi non ha nome |
Sono tanti i bambini, arrivati con i genitori o gli zii. Tutti eritrei. Girano per il campo inondando l’aria di urla, pianti o risa. Sembrano immuni da tutta la sofferenza che li circonda. Sorridono ai volontari, giocano, colorano il mondo che li circonda. Se non fosse per loro l’atmosfera sarebbe irrespirabile. Sembrano stare bene. Solo i più piccoli lamentano delle irritazioni alla pelle, a causa del troppo sole, e del sale dal quale sono scampati. Fisicamente dimostrano tutti la metà degli anni che hanno, ma a sentirli parlare non posso fare a meno di sentirmi minuscolo. Tutti i bambini che hanno frequentato qualche anno di scuola conoscono l’inglese abbastanza da riuscire a comunicare, scrivono correttamente nel nostro alfabeto e imparano velocemente l’italiano, ma anche se così non fosse riusciamo a comunicarci quel po’ che serve per giocare o sorridere. Nei primi giorni erano diffidenti, nascosti dietro le gambe materne, molti non uscivano dai locali. Dopo l’arrivo dei primi giocattoli sono esplosi. Partite a pallone, attività manuali, dispute e scherzi, tra loro o con noi. Efram ha 14 anni ma lo si vede solo dal suo sguardo. Parla perfettamente l’inglese, è il più grande tra i bambini e lo sfruttiamo come interprete, anche se più volte ci ha fatto notare le nostre lacune linguistiche. Ha una sorella più piccola: Damiana, una bimba con occhi enormi e dolcissimi, il naso sempre umido e delle macchie sulle braccia che fanno pensare alla scabbia. Un’altra coppia di fratelli sono Tomas ed Even. Litigano spesso, soprattutto per i giochi. Tomas soprattutto è un bambino scontroso se qualcosa non lo soddisfa, ma una volta conquistata la sua fiducia è incredibilmente affettuoso. Riesce ad essere nei confronti del fratello all’occorrenza protettivo o aggressivo ma più spesso è solo indifferente. Suze e Yodt sono due bellissime bambine, a guardarle distrattamente sembrano sorelle, in realtà sono profondamente diverse, anche se inseparabili. A differenza dei maschi, o delle bambine più piccole, Suze e Yodt hanno i capelli raccolti in una cascata di trecce, che rinvigoriscono ogni tanto con un’abilità strabiliante. Quando salutandoli qualcuno di noi piangeva, erano loro a consolarci. |