il riflusso prossimo venturo

  di enzo parisi  

il rischio della sfiducia omologatrice

Con la caduta del governo Prodi rischiano di fermarsi bruscamente, e forse per lungo tempo, quelle azioni tese a ricostruire nel Paese il clima di solidarietà, a ripristinare la decenza nel mondo della finanza e della politica, a risanare i conti, a rendere giustizia e a temperare le disuguaglianze. L’opera del governo Prodi non ha soddisfatto appieno le aspettative di tutti quelli che lo avevano auspicato e votato. Troppe esitazioni nell’attuare le decisioni dichiarate nel programma, troppi i veti delle componenti, troppo pochi i numeri della maggioranza al Senato, troppi protagonismi autolesionistici. Non solo a causa di Mastella è crollato il governo che doveva far rinascere fiducia e speranza. Ma il rischio più grande, la conseguenza più negativa della prematura fine del governo di centro-sinistra, è che sta passando l’opinione – sbagliata – che sia ancora una volta fallita la possibilità per la sinistra di dimostrare la sua capacità di saper governare questo Paese, di risolvere le questioni all’ordine del giorno: dai rifiuti alla disoccupazione, dalla scuola alla sanità, dal caro vita alla sicurezza dei cittadini, e via di questo passo fino alle problematiche dei conflitti d’interesse o di monopolio televisivo. Si afferma così sempre di più la banalità qualunquista che sono tutti uguali, che non c’è differenza tra destra e sinistra, che sono tutti ladri. Sembra davvero che non faccia differenza che vinca Veltroni oppure Berlusconi. Sembra anche che un pezzo della sinistra ne sia talmente convinto che, anziché cercare di recuperare e portare dalla sua parte quel consistente pezzo del mondo del lavoro che vota destra illudendosi di trovare maggiori tutele, fa di Veltroni e del Partito Democratico il suo avversario principale, con l’obbiettivo di sottrargli voti. Da tutto ciò deriva la sfiducia e la delusione per il modesto risultato dello sforzo che ciascuno ha fatto per cercare di cambiare le cose e una forte spinta a lasciare a “loro”, ai soliti politici di lungo corso, la sporca faccenda della politica e del governo, di rientrare nel proprio privato, di limitarsi all’impegno “pulito” nel volontariato o più semplicemente di starsene a casa. È il riflusso, l’onda che torna indietro e porta con sé chi si era fatto avanti e ora si ritiene deluso e sconfitto.
Eppure c’è differenza – grande – tra la destra e la sinistra, tra Berlusconi e Veltroni, tra chi ha dell’Italia l’idea di un paese da svendere e chi di un paese da difendere e conservare, tra quelli che vogliono incrementare le disuguaglianze economiche e sociali e quanti le vogliono ripianare.
C’è anche differenza, a destra come a sinistra, tra persone oneste ed in buonafede e ladri ed imbroglioni, tra capaci ed incapaci.
Ed è su questo fronte – sulla scelta di schieramenti e persone – che bisogna arrestare il riflusso: non voglio rimanere a chiuso casa; voglio, invece, contribuire a migliorare questo Paese e lo farò scegliendo chi meglio di altri continua a rappresentare la necessità di pulizia morale, la capacità di governare il presente guardando al futuro, chi continua a tenere accese le istanze di cambiamento e di giustizia.