il porta a porta arma vincente

  di roberto de benedictis  

le elezioni regionali in sicilia

Il cuore del programma di Anna Finocchiaro è semplice e rivoluzionario: quello di fare funzionare la “macchina” della Regione.
Trasformare “quell’ammasso di colesterolo burocratico”, come ebbe a definirla Enzo Bianco, un’amministrazione celere e trasparente, snellire le procedure e renderle automatiche sottraendole al capriccio di politici e funzionari, premiare il merito di chi lavora. Per la Sicilia tutto ciò costituirebbe uno sconvolgimento epocale ed è, unitamente al controllo degli obiettivi della spesa pubblica non più indirizzata a produrre consenso ma sviluppo, ciò che le imprese da anni chiedono per poter crescere e creare lavoro: che la Regione non sia un ostacolo, una vessazione o, peggio, un parassita imposto dalla politica.
È un programma che non consola né deresponsabilizza i siciliani ma dice loro: non sarò io a risolvere i problemi vostri e quelli di questa regione ma metterò voi in condizione di farlo, eliminandovi gli ostacoli ed aiutandovi e voi ce la farete perché ne siete capaci ed io mi fido di voi. Anche questa è una rivoluzione nella cultura politica di questa terra.
Nessuna televisione, nessuna propaganda elettorale potrà spiegare tutto questo: perché è troppo semplice e non abbastanza banale per gli standard della comunicazione di massa e perché la televisione ed i mass media provocano, oggi più di prima, il rigetto degli elettori.
Forse per l’overdose di politica, e soprattutto di pessima politica, trasmessa nell’ultimo anno; forse per la perduta credibilità degli uomini politici in generale; forse per la babele di linguaggi e posizioni che confonde, ma mai come in questo momento i dibattiti su giornali e televisioni – ed ancor più la propaganda vera e propria – appaiono non credibili, suscitano fastidio e persino rigetto. Insomma, non convincono.
Ecco allora che in queste elezioni sarà determinante il passaparola.
Quel muro di stanchezza e di diffidenza che terrà lontane le persone dai sistemi tradizionali di formazione dell’opinione, potrebbe questa volta, più che in occasioni passate, essere superato dall’amico che ci parla, dal collega: la gente si fiderà di chi conosce personalmente e stima.
Questo varrà a tutti i livelli, nelle competizioni in cui siamo direttamente impegnati. Per questo vi esorto ad attivare il massimo dei contatti personali possibili.
Di questo, soprattutto, si alimenterà la campagna elettorale e vincerà chi avrà dalla sua il maggior numero di persone che, credendo nel suo progetto, sapranno farsene testimoni e divulgatori.
Perciò penso che questa sia oggi la nostra battaglia.
Perché, in tutti questi anni, insieme abbiamo costruito, intorno a questo giornale, un luogo vitale di aggregazione ed elaborazione politica.
Con persone differenti, non tutte del medesimo partito o con le medesime idee ma animate da un tessuto di valori condivisi e da una comune etica dell’impegno politico. Persone motivate e che in una certa misura si sono formate attraverso il dialogo ed il dibattito.
Molte persone.
E questo è il nostro momento.
Restituiamo, trasmettiamo a quanti ci sono intorno le cose in cui crediamo, quelle che abbiamo chiare della battaglia elettorale fra Anna Finocchiaro e Raffaele Lombardo, fra la Sicilia moderna e normale che possiamo costruire e quella schiava e medievale in cui vogliono ancora farci vivere.
Le nostre parole sono importanti e noi abbiamo la possibilità ed il dovere di spenderle tutte e di farlo adesso.

««accendere un fiammifero vale sovente più che maledire l'oscurità»
(don Tonino Bello)