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la straordinaria
attualità di gandhi |
Non ha partecipato ai festeggiamenti
per l’indipendenza indiana, dopo averla conquistata con il satyagraha
(la forza della verità o nonviolenza), perché la separazione
tra India e Pakistan è stata per lui una grande sconfitta. È morto
assassinato da un giornalista indù, alla testa di un complotto,
che non gli aveva perdonato la sua azione per la riconciliazione religiosa
e la sua apertura ai musulmani. Gandhi, che era di religione indù,
fu considerato dai fondamentalisti di entrambe le parti come un traditore.
Sono passati 60 anni, da quel 30 gennaio del 1948, e il fondamentalismo
religioso è ancora un pesante ostacolo per tanti processi di pacifica
convivenza. Dunque, non si può parlare di Gandhi senza riferirsi
alla sua esperienza e alla sua definizione di religione: “È l’elemento
permanente della natura umana; non ritiene nessun sacrificio troppo grave
per trovare piena espressione e lascia l’anima totalmente inquieta
fino a che non ha trovato se stessa, conosciuto il suo Creatore e sperimentato
la vera corrispondenza fra il creatore e se stessa”. E poi prosegue: “Per
me Dio è verità e amore; Dio è etica e morale; Dio è coraggio.
Dio è la fonte della luce e della vita e tuttavia è di
sopra e di là di tutto questo. Dio è coscienza. È perfino
l’ateismo dell’ateo. Trascende la parola e la ragione. È un
Dio personale per coloro che hanno bisogno della sua presenza personale. È incarnato
per coloro che hanno bisogno del suo contatto. È la più pura
essenza. È, semplicemente, per coloro che hanno fede. È tutte
le cose per tutti gli uomini. È in noi e tuttavia al di sopra
e al di là di noi...".
Siamo in presenza di una religione aperta, libera, accogliente, amorevole,
umana. La religione di Gandhi coincide con la ricerca della Verità,
perché Dio stesso è Verità, e la Verità è Dio.
In questo senso per Gandhi ogni problema che si pone, ogni questione che
si deve affrontare, politica, sociale, economica, etica, collettiva o personale, è una
sfida religiosa: “per me ciascuna attività, anche la più modesta, è guidata
da quella che io considero la mia religione... la mia attività politica,
come tutte le altre mie attività, procede dalla religione... perciò anche
nella politica dobbiamo stabilire il regno dei cieli”. Tuttavia in
Gandhi c’è posto anche per una piena laicità. Ha saputo
essere, insieme, un grande religioso e una grande statista: “se fossi
un dittatore, religione e Stato sarebbero separati. Credo ciecamente nella
mia religione. Voglio morire per essa. Ma è una mia faccenda personale.
Lo Stato non c’entra. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi del benessere
temporale, dell’igiene, delle comunicazioni, delle relazioni con
l’estero, della circolazione monetaria e così via, ma non
della vostra o mia religione. Questa è affare personale di ciascuno”.
Forse non è un caso che Gandhi avesse una grande ammirazione proprio
per due italiani, San Francesco d’Assisi e Giuseppe Mazzini, un grande
riformatore religioso e un grande riformatore laico; fede e patriottismo.
Oggi nel mondo intero Gandhi è considerato il profeta della nonviolenza,
ma il rischio è quello di farne un santo, un eroe, un simbolo, un
mito. Gandhi, invece, nel corso di tutta la sua azione sociale e politica
si è sempre sforzato di far capire che ciò che lui ha fatto
poteva farlo chiunque altro, che “la verità e la nonviolenza
sono antiche come le montagne”. La novità emersa con Gandhi
consiste nell’aver saputo trasformare le nonviolenza da fatto personale
a fatto collettivo, da scelta di coscienza a strumento politico: con Gandhi
la nonviolenza non è più solo un mezzo per salvarsi l’anima,
ma diventa un modo per salvare la società. La nonviolenza è sempre
esistita, presente in tutte le culture e in tutte le religioni, in oriente
e in occidente, nei sacri testi della Bibbia e del Corano, della Bhagavad
Gita e del Buddhismo. Ma è con Gandhi che la nonviolenza diventa
un’arma di straordinaria potenza per liberare le masse oppresse.
Il Mahatma ci ha fatto scoprire che la nonviolenza è insieme un
fine ed un mezzo, che per abbracciare e farsi abbracciare dal satyagraha
ci vuole fede, pazienza, sacrificio, dedizione, addestramento: “Il
satyagraha si allena giorno per giorno, in ogni istante della propria vita,
per diventare capace di soffrire con gioia e apprendere la difficile arte
del dono della vita. Egli agisce senza recriminazioni, con distacco, senza
aspettarsi il risultato immediato delle proprie azioni e senza rivendicarne
il merito. Non si stupisce della violenza che può essergli inflitta,
non agisce con rabbia e utilizza ogni occasione che gli si presenta per
trasformare il male con il bene”.
Gandhi è stato un grande innovatore, è stato l’uomo
che ha riscattato il XX secolo che altrimenti sarebbe stato consegnato
alla storia come un secolo buio, per gli orrori delle guerre mondiali e
per l’Olocausto nei campi di sterminio. Gandhi è la preziosa
eredità per il nuovo secolo.
La lezione di Gandhi ha suscitato molti proselitismi, in ogni parte del
mondo. Dal Sudafrica al Chiapas, dalla Birmania al Tibet, così come
in Europa e in America Latina, ovunque vi sono gruppi o popoli che lottano
per i loro diritti ispirandosi alla forza attiva del satyagraha. “Se
posso dirlo senza arroganza e con la dovuta umiltà, il mio messaggio
e i miei metodi sono validi, nella loro essenza, per il mondo intero; ed è motivo
di viva soddisfazione per me sapere che hanno già suscitato mirabile
rispondenza nel cuore di un grande e sempre crescente numero di uomini
e
donne dell’Occidente”.
Oggi infatti, in Europa e negli Stati Uniti, non si può parlare
di pacifismo senza fare i conti con la nonviolenza gandhiana. La mobilitazione
contro la guerra (intendo contro tutte le guerre, fatte da chiunque per
qualsiasi motivo e con qualunque arma) è coerente e vincente solo
se fatta con i mezzi della nonviolenza. “La guerra è il più grande
crimine contro l’umanità”. Gandhi condanna il ricorso
alla guerra, senza appello, e ci indica anche il metodo giusto alternativo: “Si
dice: i mezzi in fin dei conti sono mezzi. Io dico: i mezzi in fin dei
conti sono tutto”. Dunque la nonviolenza di Gandhi è soprattutto
prassi, azione, sperimentazione. Tutta la sua vita è spesa in questa
ricerca, tanto da intitolare la sua autobiografia Storia dei miei esperimenti
con la verità. Il mondo è solo all’inizio dell’esplorazione
delle potenzialità della nonviolenza, la sola via che può salvare
l’umanità dal vicolo cieco suicida che ha intrapreso.
Tratto da Azione Nonviolenta.
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