la decrescita felice

  di salvatore greco  

l'incontro a siracusa con maurizio pallante

La "decrescita felice" come obiettivo da perseguire in un nuovo stile di vita è stato il tema centrale nell'incontro promosso con Maurizio Pallante da Agire Solidale, il 26 gennaio scorso, nell'aula magna dell'Istituto Tecnico Commerciale "A. Rizza".
L'autore de "La decrescita felice", Ed. Riuniti, rispondendo al coordinatore dell'associazione politico-culturale siracusana, Francesco Ortisi, ha posto l'accento sulla necessità di un cambiamento radicale nel modo di vivere di ognuno di noi, per superare le tante contraddizioni del modello consumistico, che sono tipiche di una società globalizzata come la nostra. "Decrescita è un concetto che disturba - ha sottolineato davanti ad una sala gremita - a tanto ci ha abituati l'ideologia della crescita, che ha attraversato l'800 e il '900.
Oggi c'è chi parla di 'decrescita conviviale'.
Soltanto noi parliamo di 'decrescita felice' e così abbiamo voluto chiamare la nostra associazione". Ma in che cosa consiste la "decrescita felice" e come raggiungerla, superando quello che, secondo il relatore, è soltanto un paradosso linguistico? La ricetta sta nella "sobrietà", ha spiegato Pallante e la "riduzione del prodotto interno lordo è soltanto un aspetto della questione, tanto più che vi è da sempre un equivoco sul P.I.L., che è stato da sempre considerato come l'indice del benessere di un paese e, cioè la quantità dei beni prodotti e che è, invece, il rapporto tra l'import/export, tra quanto importato e quanto esportato". La riduzione dei consumi di energia elettrica per famiglia, ad esempio, "porterebbe ad una decrescita felice, perché contribuirebbe al miglioramento della qualità della vita, in quanto favorirebbe l'abbattimento dei costi di produzione con ricadute positive anche per il rispetto dell'ambiente." Siffatta decrescita, quindi, si accompagna ad un nuovo stile di vita e "non è il frutto di rinunce", ha precisato Pallante, né di scelte utopiche.
Suggestiva anche l'analisi storico- sociologica a proposito dei flussi migratori dal sud al nord del mondo: "le condizioni di vita dei popoli del sud del mondo - ha spiegato- sono peggiorate per la mercificazione di tutto, perché se da un lato è aumentata la ricchezza degli emigranti, dall'altro è avvenuto un impoverimento sostanziale della loro qualità della vita e l'emigrazione, d'altra parte, ha prodotto e produce di per sé l'impoverimento delle aree di immigrazione".
La mercificazione, quindi, come prodotto della logica del consumo è causa di squilibri non soltanto economici, ma anche socio-antropologici.
La "decrescita felice", pertanto, va perseguita in base a nuovi stili di vita, a tecnologie al servizio dell'uomo e dell'ambiente e, non ultimo ad un nuovo modo di fare politica. In tale ottica, Pallante ha esaltato la "capacità di sviluppare la possibilità del fare di un tempo, il produrre, cioè, dei beni ('autoproduzione dei beni')" non per un nostalgico, quanto improbabile ritorno al passato, ma per prevenire, tra l'altro, ciò che rileva come ineluttabile: la decrescita, infatti, "sarà, comunque, imposta dalla natura e, dunque, va attuata attraverso una 'recessione ben temperata', per non avere conseguenze gravi da 'decrescita infelice'".
L'autoproduzione, peraltro, è il frutto di "logiche che ci sono state in ogni tempo e in ogni luogo e, cioè, l'obbligo di donare, di ricevere e di dare ancora di più." Tutto ciò favorisce e rinsalda anche i rapporti umani, in quanto il "dono e il contro-dono (del tempo, della solidarietà, delle relazioni, ecc.) migliora anche la qualità della nostra vita".