|
il rischio
di un piano ispirato a quello campano |
A chi è di memoria corta
occorre ricordare che la scandalosa situazione dei rifiuti in Campania è oggi
la figlia quattordicenne di un piano di gestione dei rifiuti – sbagliato
e tutto incentrato sul ricorso massiccio all’incenerimento – voluta
dai Presidenti di quella regione, prima con Rastelli e poi con Bassolino.
L’aver pensato che si potesse fare a meno della raccolta differenziata
e che - unitamente all’affidamento dell’intero settore ad
una grande impresa per un periodo di 20 anni - si potessero mantenere
nel business tutte le aziende che hanno speculato e malgestito, era,
quantomeno, una pericolosa sottovalutazione ed un azzardo che si è dimostrato
tragicamente fallimentare per i cittadini Campani.
Lo stesso errore (ma si può definire solo errore la ripetizione
di un’azione già dimostratasi massimamente perniciosa?), con
ulteriori aggravanti, è stato commesso in Sicilia, dove il Commissario,
ormai ex Presidente Cuffaro, ha riproposto il medesimo programma campano:
affidare il settore per 20 anni a poche grandi imprese nazionali associate
alle note aziende locali, puntare esclusivamente sull’incenerimento
del quantitativo totale prodotto in Sicilia (circa 2.400.000 tonnellate/anno
da destinare a 4 megainceneritori), annullare ogni tentativo di raggiungere
percentuali decenti di raccolta differenziata e di ridurre la produzione
di rifiuti, far pagare tutto il conseguente dissesto ai cittadini Siciliani
attraverso tasse elevate e contributi CIP6 sottratti alle fonti energetiche
rinnovabili.
Le aggravanti sono le irregolarità commesse e rilevate e segnalate
dalla Corte dei Conti, un bando di affidamento del servizio giudicato illegittimo
dalla Corte di Giustizia Europea, un sistema di tassazione iniquo e straordinariamente
favorevole per le imprese che fa aumentare la tariffa anche qualora si
riducesse la quantità di rifiuti da smaltire, la dislocazione incongrua
degli impianti sul territorio siciliano in aree distantissime dai luoghi
di produzione, inidonee o sottoposte a vincoli di varia natura. Questo
sistema è viziato dall’aver invertito le priorità dettate
dalla Legge; esso dovrebbe invece basarsi sulla riduzione della produzione,
sul riciclo e sul recupero dei rifiuti. Come sin dal 2001 Legambiente sin
troppo facilmente pronosticava, esso è inevitabilmente destinato
a rendere infinita l’emergenza rifiuti siciliana e, qualora il Piano
Cuffaro dovesse andare avanti, a fare assumere a questa emergenza il carattere
drammaticamente cronico di quella campana.
È
sull’onda emotiva, sul clamore che la vergognosa vicenda della “monnezza” napoletana
ha suscitato sui mezzi d’informazione internazionali e sul discredito
che ne deriva al Paese ed alla sua classe dirigente, che si sta maldestramente
cercando di forzare la mano sulla questione del piano dei rifiuti in Sicilia
e dell’ordine corretto e conforme alla legge di priorità che
occorre assegnare nelle fasi di gestione dei rifiuti. Mentre è comprensibile
che le aziende legate al business dei rifiuti e dell’incenerimento
profittino del caos per tentare di far credere che gli inceneritori rappresentano
l’unica soluzione del problema e ne decantano le virtù, è invece
sbagliato e deleterio per la collettività che il governo Prodi (anch’esso
ormai ex) – sommessamente assentendo o tacendo – abbia avvalorato
tali falsità. Altrettanto grave sarebbe se davvero il governo avesse
promesso a Cuffaro una sorta di nulla-osta per realizzare gli impianti
che sono previsti nello spropositato piano siciliano ed una deroga per
la concessione del famigerato contributo CIP6 – oggi non più consentita
dalle norme - in cambio di una mano d’aiuto a sbarazzarsi della “monnezza” di
Napoli.
Anche a Prodi – e soprattutto ai suoi ex ministri che nonostante
la crisi di governo potrebbero continuare ad operare per complicare le
cose - gioverà ricordare che la realizzazione di questi impianti è bloccata
dai vizi di legittimità rilevati dalla magistratura e, soprattutto,
dalla già citata sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha “azzerato” la
questione ed impone all’Italia di rifare il bando, pena la somministrazione
di esorbitanti sanzioni economiche. Pertanto il “non possum”,
l’attuale stato di fermo e l’impossibilità di costruire
impianti di selezione, discariche ed inceneritori non dipende dalla pur
forte opposizione dei comitati, delle associazioni ambientaliste e della
CGIL, ma dal pantano in cui, con il suo piano, si è cacciata la
struttura commissariale.
Nessun sostegno e nessun salvacondotto poteva e può essere concesso
all’abnorme piano dei rifiuti di Cuffaro.
Bisogna invece, come chiedono Legambiente e la parte più avveduta
del mondo politico e sindacale siciliano, adempiere senza ritardo all’inoppugnabile
sentenza della Corte di Giustizia Europea e rifare un Piano di Gestione
dei Rifiuti rispondente alle norme di Legge ed a quelle del buon senso.
Contestualmente è necessario attivare da subito azioni straordinariamente
efficaci per far partire (perché ancora adesso di questo si tratta)
la raccolta differenziata e farle raggiungere in tempi brevissimi quote
di almeno il 35 – 40% per evitare il rischio di soffocare barbaramente
tra i rifiuti ogni tentativo di risolvere il problema in maniera corretta
ed evoluta.
|
|