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| di salvatore greco | ||
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la seconda edizione del premio fava a palazzolo |
Il 5 gennaio 1984 cadeva crivellato dai colpi dei sicari del clan catanese di Nitto Santapaola, come anni più tardi verrà dimostrato nelle aule giudiziarie, Giuseppe Fava, giornalista, scrittore, drammaturgo di Palazzolo Acreide e fondatore, nella sua città di adozione, Catania, de “I Siciliani”, rivista coraggiosa di impegno civile e di lotta contro la mafia e, soprattutto, contro la sua pervicace cultura di violenza e di morte. Di questa sua importante creazione, alla quale si sono formati giornalisti come Michele Gambino e lo stesso figlio Claudio, si sono celebrati i 25 anni dal primo numero nel dicembre scorso proprio nella città natale di Giuseppe, grazie all’iniziativa della Fondazione Fava, di ripercorrere, attraverso una mostra al Palazzo di città, quell’iniziativa editoriale rivoluzionaria per quegli anni e oggi di importanza fondamentale, non soltanto per il valore di testimonianza, ma anche per la ricostruzione storica e di fatti di costume e della società siciliana, oltre che di politica della prima metà degli anni ’80. A distanza di meno di un mese, ancora al Palazzo di città di Palazzolo Acreide si è svolta la prima serata della seconda edizione del premio giornalistico nazionale “Giuseppe Fava – Nient’altro che la verità. Scritture e immagini contro le mafie”, che, come l’anno scorso, si è articolato in due momenti, il primo a Palazzolo, il 4 gennaio, per la consegna del riconoscimento della “sezione giovani” all’associazione “Addio pizzo”, l’altro a Catania, il giorno successivo, a 24 anni dall’uccisione del gionalista e scrittore palazzolese, cui è dedicata la manifestazione organizzata dalla Fondazione Fava, in collaborazione con Agire Solidale di Siracusa, il Comune di Palazzolo e la Provincia Regionale di Siracusa. Ne hanno discusso, nell’Aula Consiliare del Comune, Claudio Fava, Ivan Lo Bello e Roberto Morrione, vincitore del premio e sono intervenuti, tra gli altri, Carlo Scibetta per il Comune di Palazzolo, Tati Sgarlata per la Provincia di Siracusa e Paolo Caligiore dell’associazione palazzolese antiracket. “La lotta alla mafia – ha esordito Lo Bello, rispondendo a Nello Gibilisco dell’associazione politico- culturale Agire Solidale e moderatore della serata – si fa non soltanto con la repressione da parte dello Stato, ma anche smantellando i ‘totem’ di certa cultura siciliana difficili da abbattere, perché radicati nella società. Ciò è possibile attraverso una nuova cultura, che anche giornalisti e scrittori come Fava hanno contribuito a costruire. Rispetto al passato, anche recente, ci sono delle importanti novità – ha sottolinetato il presidente di Confindustria Siciliana – e, cioè, la rottura del paradigma tradizionale di uno Stato assente e di una società a sé stante. Stato e società, infatti, devono collaborare e la collaborazione tra i due ‘corpi’ è conferma positiva o negativa della vivacità di un territorio, come nel caso di Gela, nel quale è avvenuto l’impensabile: denunce antiracket da parte di imprenditor locali”. Gli ha fatto eco Claudio Fava: “finora si è parlato della lotta alla mafia come di una categoria dello spirito, ma lottare contro la mafia significa lottare contro le connivenze e contro un sistema di cultura come questo occorre schierarsi, come stanno facendo i giovani di “Addio pizzo”. Significativa, in quanto è parte integrante del vissuto personale oltre che professionale, anche la testimonianza di Roberto Morrione, giornalista Rai, ideatore di Libera Radio, una testata on line che dall’ottobre scorso si occupa, tra l’altro, di cultura della legalità: “Ho cercato sempre di tenere la schiena dritta e, in questo senso, Fava è stato ed è un esempio e un modello per chi vuole fare giornalismo. Libera Radio – ha spiegato – è impegnata in una serie di seminari nelle quattro nostre regioni ‘occupate’, cioè al di fuori della sovranità democratica. Abbiamo riunito cronisti di testate locali, associazioni antiracket, per fare ‘rete’ nella comune lotta”. Il premio giovani è stato ritirato da Antonio Recupero di “Addio pizzo” di Catania, il quale ha rievocato gli esordi dell’associazione di giovani nata a Palermo nel giugno 2004 per fare sentire la voce della gente comune contro “cosa nostra”. |