i giovani e l'ospite inquetante

  di domenico cacopardo  

un'indagine sui giovani e la democrazia

Come stanno i nostri giovani? Non molto bene per quello che ci dicono diverse notizie apparse negli ultimi mesi. Dai risultati del terzo ciclo di indagini P.I.S.A. sulla scuola dei paesi membri OCSE che è stato pubblicato poco più di un mese addietro, e riguardava nello specifico le competenze in campo scientifico, abbiamo appreso che i nostri studenti stanno messi male in quanto a conoscenze nel campo delle scienze.
Sul numero de "il venerdì", il magazine allegato a Repubblica, del 14 dicembre 2007, sono stati pubblicati i risultati dell'ultimo "Rapporto sull'atteggiamento degli italiani verso lo Stato", condotto da Demos per la Repubblica.
Tra i risultati dell'indagine la sezione intitolata "I giovani e la democrazia" presenta un dato che mi appare particolarmente allarmante, anzi angosciante.
Afferma Ilvo Diamante curatore dell'indagine: Il consenso nei confronti della "democrazia" rimane alto. Espresso dal 68% dei cittadini. Ma è in calo sensibile, rispetto agli ultimi anni. Visto che quasi una persona su tre pensa che, almeno per qualche tempo, se ne possa fare a meno. Questa "larga minoranza" cresce ulteriormente nella popolazione giovanile, fino a raggiungere il 40% fra coloro che hanno meno di vent'anni.
Il 40% dei giovani non pensa che la democrazia è preferibile a qualsiasi altra forma di governo.
Cioè, il 40% dei giovani ha un'idea di Cittadinanza che può fare a meno della democrazia. Cittadini senza democrazia, mah! Mi chiedo: ma quali disastri abbiamo commesso, come famiglie, come scuola, come società, per arrivare a simili risultati?
Ma Ogni riflessione sui giovani, i loro disagi ed anche i loro insuccessi scolastici, non ha molto senso se non tiene conto di quello che Umberto Galimberti nel suo ultimo libro ha chiamato "L'ospite inquietante". (Ed. Feltrinelli)
L’ospite inquietante di cui parla Galimberti è il Nichilismo. Il nichilismo, ovvero il momento in cui “i valori supremi perdono il loro valore”. Questo ospite si insinua nella formazione dei giovani, schiavi dell’età della tecnica. Inutile scacciarlo, quell’ospite, dice Nietzsche, bisogna guardarlo in faccia.
Viviamo nel mondo della tecnica e la tecnica non ha scopi, non produce significati, non indica una strada da percorrere, non fa sorgere valori capaci di scaldare la vita. Nell’età della tecnica finisce con il non avere più senso la stessa domanda di senso. L’unica risposta che la tecnica può dare è il suo funzionamento. Tutto ciò che funziona ha il senso del suo funzionare. Cioè non ha nessun altro senso se non il suo stesso funzionare. Così è come stare dentro un frullatore e non riuscire a trovare il pulsante per fermarlo per poter capire da che parte ci troviamo e come stiamo messi. Chi più sconta l’effetto frullatore, che si manifesta soprattutto con la sostanziale assenza di futuro che modella l’età della tecnica, sono i giovani, soggetti a una sempre più profonda insicurezza, incapaci di costruire la propria identità attraverso la responsabilità delle scelte di vita, ma ridotti a spettatori dello scorrere della loro vita in terza persona.
Nasce così in loro una sorta di nostalgia del futuro dettata dell’impossibilità di immaginare il proprio destino, di sognarlo, e insieme di costruirlo. I motivi di tale condizione sono noti fino a essere diventati dei luoghi comuni: l’abbandono di alcuni tradizionali criteri educativi e la perdita di figure di riferimento, sia nella sfera privata, dunque nel guscio del nucleo familiare, che in quella pubblica. E poi le carenze del nostro sistema scolastico e lo scoramento di un demotivato corpo docente.
Ma il nichilismo è una condizione, non una condanna. E’ vero che dobbiamo imparare a guardarlo in faccio e, non fuggendolo, saperci confrontare con lui. Ma è possibile oltrepassarlo. Non farlo restare l’ultima parola. E per i giovani è possibile che il nichilismo non diventi la causa di un’esistenza sprecata. E prima ancora di una giovinezza sprecata.
Come? Facendo conoscere ai giovani il segreto della loro giovinezza. Galimberti cita un verso di un Salmo biblico per indicare quale è il segreto della giovinezza: “Come frecce in mano ad un eroe sono i figli della giovinezza” (Salmo 127,3).
Questa idea della giovinezza come le frecce che un eroe ha a disposizione significa far riscoprire ai nostri ragazzi ciò che noi adulti abbiamo loro spesso occultato assumendo il ruolo di sacerdoti della tecnica, cioè custodi di un fare senza più senso.
In questo segreto ci sono alcune parole chiave che esprimono condizioni fondamentali della giovinezza.
Espansività e la pienezza di vita: “Ci sono notti che le labbra bruciano nel sale , quelle notti da farci l’amore fin quando fa male” (Africa Unite, Notti ).
Accelerazione della vita che “detesta la ripetizione”
Passione, che “non è cieca ma visionaria” (Stendhal) e perciò può prendere strade inusuali.
Sfida, per non ereditare semplicemente un mondo ma per costruire il mondo.
Se noi adulti non nascondiamo ai giovani il loro segreto, riempiendoli di cose molto “funzionanti” che la tecnica mette sempre più a disposizione, allora anche loro potranno dire insieme a Nietzsche: “ No. La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca, più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno in cui venne a me il grande liberatore , quel pensiero che la vita potrebbe essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non un dovere, non una fatalità, non una fede… La vita come mezzo di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può valorosamente, ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere.”