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un'indagine
sui giovani e la democrazia |
Come stanno i nostri giovani? Non
molto bene per quello che ci dicono diverse notizie apparse negli ultimi
mesi. Dai risultati del terzo ciclo di indagini P.I.S.A. sulla scuola
dei paesi membri OCSE che è stato pubblicato poco più di
un mese addietro, e riguardava nello specifico le competenze in campo
scientifico, abbiamo appreso che i nostri studenti stanno messi male
in quanto a conoscenze nel campo delle scienze.
Sul numero de "il venerdì", il magazine allegato a Repubblica,
del 14 dicembre 2007, sono stati pubblicati i risultati dell'ultimo "Rapporto
sull'atteggiamento degli italiani verso lo Stato", condotto da Demos
per la Repubblica.
Tra i risultati dell'indagine la sezione intitolata "I giovani e la
democrazia" presenta un dato che mi appare particolarmente allarmante,
anzi angosciante.
Afferma Ilvo Diamante curatore dell'indagine: Il consenso nei confronti
della "democrazia" rimane alto. Espresso dal 68% dei cittadini.
Ma è in calo sensibile, rispetto agli ultimi anni. Visto che quasi
una persona su tre pensa che, almeno per qualche tempo, se ne possa fare
a meno. Questa "larga minoranza" cresce ulteriormente nella popolazione
giovanile, fino a raggiungere il 40% fra coloro che hanno meno di vent'anni.
Il 40% dei giovani non pensa che la democrazia è preferibile a qualsiasi
altra forma di governo.
Cioè, il 40% dei giovani ha un'idea di Cittadinanza che può fare
a meno della democrazia. Cittadini senza democrazia, mah! Mi chiedo: ma
quali disastri abbiamo commesso, come famiglie, come scuola, come società,
per arrivare a simili risultati?
Ma Ogni riflessione sui giovani, i loro disagi ed anche i loro insuccessi
scolastici, non ha molto senso se non tiene conto di quello che Umberto
Galimberti nel suo ultimo libro ha chiamato "L'ospite inquietante".
(Ed. Feltrinelli)
L’ospite inquietante di cui parla Galimberti è il Nichilismo.
Il nichilismo, ovvero il momento in cui “i valori supremi perdono
il loro valore”. Questo ospite si insinua nella formazione dei giovani,
schiavi dell’età della tecnica. Inutile scacciarlo, quell’ospite,
dice Nietzsche, bisogna guardarlo in faccia.
Viviamo nel mondo della tecnica e la tecnica non ha scopi, non produce
significati, non indica una strada da percorrere, non fa sorgere valori
capaci di scaldare la vita. Nell’età della tecnica finisce
con il non avere più senso la stessa domanda di senso. L’unica
risposta che la tecnica può dare è il suo funzionamento.
Tutto ciò che funziona ha il senso del suo funzionare. Cioè non
ha nessun altro senso se non il suo stesso funzionare. Così è come
stare dentro un frullatore e non riuscire a trovare il pulsante per fermarlo
per poter capire da che parte ci troviamo e come stiamo messi. Chi più sconta
l’effetto frullatore, che si manifesta soprattutto con la sostanziale
assenza di futuro che modella l’età della tecnica, sono i
giovani, soggetti a una sempre più profonda insicurezza, incapaci
di costruire la propria identità attraverso la responsabilità delle
scelte di vita, ma ridotti a spettatori dello scorrere della loro vita
in terza persona.
Nasce così in loro una sorta di nostalgia del futuro dettata dell’impossibilità di
immaginare il proprio destino, di sognarlo, e insieme di costruirlo. I
motivi di tale condizione sono noti fino a essere diventati dei luoghi
comuni: l’abbandono di alcuni tradizionali criteri educativi e la
perdita di figure di riferimento, sia nella sfera privata, dunque nel guscio
del nucleo familiare, che in quella pubblica. E poi le carenze del nostro
sistema scolastico e lo scoramento di un demotivato corpo docente.
Ma il nichilismo è una condizione, non una condanna. E’ vero
che dobbiamo imparare a guardarlo in faccio e, non fuggendolo, saperci
confrontare con lui. Ma è possibile oltrepassarlo. Non farlo restare
l’ultima parola. E per i giovani è possibile che il nichilismo
non diventi la causa di un’esistenza sprecata. E prima ancora di
una giovinezza sprecata.
Come? Facendo conoscere ai giovani il segreto della loro giovinezza. Galimberti
cita un verso di un Salmo biblico per indicare quale è il segreto
della giovinezza: “Come frecce in mano ad un eroe sono i figli della
giovinezza” (Salmo 127,3).
Questa idea della giovinezza come le frecce che un eroe ha a disposizione
significa far riscoprire ai nostri ragazzi ciò che noi adulti abbiamo
loro spesso occultato assumendo il ruolo di sacerdoti della tecnica, cioè custodi
di un fare senza più senso.
In questo segreto ci sono alcune parole chiave che esprimono condizioni
fondamentali della giovinezza.
Espansività e la pienezza di vita: “Ci sono notti che le labbra
bruciano nel sale , quelle notti da farci l’amore fin quando fa male” (Africa
Unite, Notti ).
Accelerazione della vita che “detesta la ripetizione”
Passione, che “non è cieca ma visionaria” (Stendhal)
e perciò può prendere strade inusuali.
Sfida, per non ereditare semplicemente un mondo ma per costruire il mondo.
Se noi adulti non nascondiamo ai giovani il loro segreto, riempiendoli
di cose molto “funzionanti” che la tecnica mette sempre più a
disposizione, allora anche loro potranno dire insieme a Nietzsche: “ No.
La vita non mi ha disilluso. Di anno in anno la trovo sempre più ricca,
più desiderabile e più misteriosa – da quel giorno
in cui venne a me il grande liberatore , quel pensiero che la vita potrebbe
essere un esperimento di chi è volto alla conoscenza – e non
un dovere, non una fatalità, non una fede… La vita come mezzo
di conoscenza. Con questo principio nel cuore si può valorosamente,
ma anche gioiosamente vivere e gioiosamente ridere.”
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