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| di claudio fava | ||
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le dimissioni di cuffaro |
Cuffaro si è dimesso. Per
un estremo rigurgito di decenza. E per l’indecenza di quegli ultimi
fotogrammi (la condanna, il sorriso, i cannoli…) che ricordavano
Maria Antonietta alla reggia di Versailles. Se ne va dopo aver saputo
che a Roma la sospensione nei suoi confronti era questione di ore. Se
ne va perché è rimasto solo: i suoi alleati, i suoi elettori,
perfino la prudentissima Confindustria gli hanno voltato le spalle. Se
ne va alla sua maniera, alla vigilia di nuove elezioni politiche che
gli consentono un’uscita di scena privilegiata: si dimette, si
ricandida, si fa rieleggere... E stavolta con l’immunità parlamentare
a proteggerlo. L’unico commento che gli si può rivolgere
riguarda proprio questa sua estrema furbata: se davvero il governatore
crede nella propria innocenza, affronti il processo di secondo grado
senza rifugiarsi alla Camera o al Senato. |