è il tempo di resistere

  di padre carlo d'antoni  

il dibattito aperto da tati sgarlata nel numero di dicembre di idea solidale

Caro Tati, ho letto il tuo articolo su idea solidale. Permettimi qualche riga.
Noi siamo della…classe di …ferro (a carnevale permettimi di scherzare, ma non troppo).
Nel senso che, mentre da una parte non apparteniamo ai nostalgici di alcun ancien regime, dall’altra parte siamo costituzionalmente incapaci di ragionare con il bilancino delle convenienze tattiche. Siamo allora capaci, anche, di scelte che ad altri possono apparire auto-distruttive, non auto-promozionali. Abbiamo dei riferimenti ideali di fondo che, con enorme fatica e con incoerenze a volte, cerchiamo di intrecciare dialetticamente con le situazioni in cui ci troviamo a vivere. E sappiamo esporci di persona, senza calcolare gli applausi o le pernacchie che potrebbero rifilarci.
Forse, un poco o molto non saprei, ci possiamo sentire frenati dal dire apertamente che il re è nudo! : perché ci sono amicizie, appartenenze a cui siamo affezionati, persone che con aria pensosa ti ricordano che la politica è l’arte del possibile ecc.
Forse il nostro è il tempo del resistere e probabilmente anche del cambiare.
Permettimi qualche nota:
- Non idealizziamo nessuna persona, non diamo a nessuno la patente dell’ uomo della provvidenza che scopre la panacea ai problemi italiani. Neanche a Veltroni.
- I governi nazionali sono sempre più soggetti a linee di forza, soprattutto di ordine economico, che impongono scelte sovranazionali. E questo vale anche per la politica estera. Vale anche per l’ambiente. Per la politica energetica. In questo senso, tutti sappiamo che non possono esserci stravolgimenti clamorosi tra, come si diceva una volta, una politica di centrodestra ed una di centrosinistra.
- Una sorta di globalizzazione, che mi sembra incontrollabile politicamente in mancanza di un soggetto politico credibile (ONU? Unione Europea? cos’altro?) che
la governi, ci dà la sensazione che siamo tutti su un treno in corsa e il macchinista si è addormentato.
- Tutti sappiamo con chiarezza di cosa dobbiamo lamentarci e per quali motivi dobbiamo protestare. Ma quale persona, quale partito, quale governo è disponibile a fare il primo passo per una inversione di tendenza?
- A livello locale, siciliano e siracusano, riusciremo mai a sganciarci da una incultura politica che sembrerebbe sovrastarci?
- Quando si dice che nasce una cosa nuova, essa già contiene i germi del vecchiume e nonostante tanti squilli di tromba ed esposizione di facce pulite, ci si trova ripiegati in vecchi vizi che sono le stravecchie regole del potere. Ed è così che su orizzonti politici nuovi, tra le nuvolette rosa denominate innovazione e nuovo, sorge il solito, vecchio sole. Ed ho l’impressione che gli stessi ostetrici del nuovo che irrompe sulla scena, in fondo si servono di ferri arrugginiti per aiutarlo a partorirsi. I mammani della politica.
- La sigla P D ogni tanto mi sembra che mi sussurri: vai Più – Di là.
- In inverno i germogli fanno fatica a venir fuori. E le gemme se ne stanno ben chiuse. Solo il mandorlo non mette mai giudizio e gli basta un banale raggio di sole in pieno inverno per farlo esplodere in una incosciente e ingenua fioritura di speranza. Ma che bello il mandorlo però. Meno male che c’è. E anche se perde migliaia di fiori, un poco di frutti riesce sempre a maturarli.
- C’è spazio per il mandorlo nella steppa culturale siracusana e nel sistema politico italiano e mondiale? Credo di si. Sicuramente si. Ma, forse, alle condizioni di cui in premessa.
- Io la metto, per me, così: val la pena di…morire anche per un ingiusto (perché è un uomo), predicare nel deserto.
Infatti, nonostante tutto, l’uomo è valore da amare. La politica è cosa buona.
- La carità (lei sola!)non avrà mai fine (prima lettera ai Corinti cap. 13). E la politica è una delle forme storiche della carità. Tu, Tati, queste cose le capisci molto bene.