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| di salvatore greco | ||
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l'iniziativa dei giovani di palazzolo dedicata al libro di claudio fava |
Maher Arar, 36 anni, siriano con
passaporto canadese da venti anni, sposato con una giovane tunisina,
un lavoro sicuro e ben remunerato, vita esemplare, per molti versi, dell’emigrante
di altra cultura, lingua, religione, che si realizza nell’Occidente,
ha visto, da un giorno all’altro, la propria vita diventare un
inferno per via soltanto di sospetti e falsi indizi. Espulso dal proprio
paese di adozione, quale “persona non gradita”, è stato
rimandato in Siria e, poi, in Giordania dove è stato seviziato
e torturato, perché ritenuto una “potenziale minaccia” per
la sicurezza degli Stati Uniti in guerra contro il terrorismo dall’11
settembre 2001. Questa è una delle 19 storie del libro-denuncia
di Claudio Fava, “Quei bravi ragazzi”, appena uscito per
i tipi della Sperling &Kupfer, e frutto dei lavori della Commissione
d’inchiesta del Parlamento europeo sui metodi di indagine dei servizi
segreti americani intorno al terrorismo di matrice islamica, i rapporti
(e le complicità) con la C.I.A. dei governi europei, le tante
storie di vite spezzate di “persone non gradite”agli U.S.A.
Dei contenuti di questa coraggiosa inchiesta e, soprattutto, del ruolo
che i paesi europei (Italia compresa) hanno avuto nell’appoggio,
spesso complice della “guerra santa” dei servizi segreti
americani, si è discusso nell’incontro organizzato dalla
Consulta giovanile di Palazzolo con l’eurodeputato Claudio Fava,
il 15 dicembre scorso, nella sala della parrocchia di S. Antonio Abate
a Palazzolo Acreide. “ Si tratta del resoconto dei tanti retroscena
della nostra inchiesta, una storia cui ho voluto dare un taglio da racconto – così ha
esordito Fava, ‘eurodeputato dell’anno’, in virtù dell’inchiesta
stessa, di cui è stato relatore al Parlamento europeo – una
storia fatta dal senso profondo delle testimonianze delle persone incontrate,
vittime innocenti di indizi falsi e privi di fondamento e di torture
comminate ‘per conto terzi’ dal Dipartimento di Stato americano,
o di semplici testimoni, che hanno permesso il recupero di brani di identità,
altrimenti ignorate. Dall’11 settembre 2001, all’indomani
dell’attacco alle ‘Torri gemelle’, gli U.S.A. – ha
spiegato ai presenti e ai moderatori Denis Monaco, Andrea Giliberto e
Alessio Blancato – si sono sentiti di fronte ad una guerra ‘non
convenzionale’, diversa rispetto alle altre, in quanto il nemico
non è uno Stato in particolare, ma un’organizzazione terroristica,
per cui, dal loro particolare punto di vista, anche la Convenzione di
Ginevra contro la tortura decade, dal momento che la loro priorità è stata
e continua ad essere, con l’amministrazione Bush, la sicurezza
del paese che si sente minacciato, anche da un nemico, che è solo
indiziato. Una potenziale minaccia non è perseguibile neanche
per la legislazione americana, allora – ha denunciato Fava – il
Dipartimento di Stato americano ha fatto ricorso alle cosiddette ‘extraordinary
renditions’ (‘consegne straordinarie’) : se si individua,
cioè una potenziale minaccia, la si affida a carcerieri o a torturatori
di un paese terzo compiacente. Un’altra contraddizione, per noi
ancora più bruciante – ha affermato con visibile rammarico – è stato
il silenzio e l’evidente imbarazzo dei governi europei, di cui
la commissione ha vagliato le complicità e, purtroppo, l’Italia
si è distinta in questo, sia con Berlusconi sia con Prodi, il
cui governo ha ereditato – fatto tanto più grave - la vocazione
al silenzio del precedente esecutivo. La nostra inchiesta – ha
puntualizzato l’autore-relatore Fava – ha coinvolto 32 paesi
europei, che hanno collaborato con noi nell’accertare i fatti,
mentre l’Italia sia ieri con Castelli, ministro della Giustizia
sia oggi con Mastella, al posto suo, si è dimostrata reticente. |