pd, un passo avanti

  di roberto de benedictis  

la dinamica interna al partito democratico di siracusa

Come tutti sanno, il 24 novembre scorso, insieme agli onorevoli Ortisi e Zappulla, a Franzo Bruno, Santino Armaro e tanti altri, non abbiamo voluto partecipare alla elezione del coordinatore provinciale del PD, Bruno Marziano. Se ne è parlato molto, per cui credo che le ragioni siano talmente note che qui posso appena accennarle: avevamo posto la necessità che il PD siracusano, proprio al momento della sua nascita, affermasse con chiarezza valori e principi coerenti con lo spirito del partito nazionale. E perciò - ricordo solo le due questioni più discusse - si assumessero posizioni chiare e contrarie alla presenza di esponenti del PD in giunte di centrodestra – come è ad Avola – ed alla attribuzione di incarichi politici ad esponenti del PD colpiti da condanne penali. Richieste, si dirà, elementari, ovvie. E tuttavia rigettate dalla maggioranza che aveva candidato Marziano e che, a quel punto da sola, ha proceduto ad eleggerlo. Tutto ciò rispecchiato nella elezione dei due vice coordinatori, espressi dalle “aree” Piscitello e Foti, quale conseguenza della rottura. E non causa: voglio sottolinearlo, a differenza di quanto taluni hanno scritto e molti hanno voluto credere.
Da tutto ciò è derivata una nostra lettera aperta al Segretario regionale del partito che, dopo pochi giorni, ha risposto affermando, in piena sintonia con le nostre posizioni, che “il rispetto delle linee-guida del PD rende improponibile e comunque ingiustificabile ogni tipo di alleanza politica o amministrativa con i partiti del centrodestra” e richiamando “nella selezione dei destinatari di incarichi (…) la compatibilità tra i principi a cui si ispira il partito e la condotta morale dei soggetto prescelti”. Per quanto chiare fossero queste parole e sebbene a nessuno di noi è sembrato (pur con le sfumature che la delicatezza del caso imponeva) che “i principi a cui si ispira il partito” fossero quelli della violenza fisica, la “maggioranza di Marziano” ha tuttavia, ed a lungo, mantenuto sui due punti le sue posizioni iniziali, così come noi abbiamo mantenuto le nostre.
Questo è il quadro in cui abbiamo continuato a cercare soluzioni. Fino al 3 gennaio, quando l’intero coordinamento provinciale, noi compresi, ha votato ed approvato il documento riprodotto nel riquadro. Conseguentemente, anche gli organismi di vertice sono stati integrati e completati ma, anche qui, spiegare tutto quel che è successo attraverso l’aggiunta di qualche incarico o di un posto in qualche organismo è davvero meschino e fa un torto alla verità e a quanti credono nel PD.
Anzi, io credo che l’assetto di vertice che il partito si è dato in provincia era e resta sbagliato. Se nonostante ciò abbiamo ritenuto possibile, anzi doveroso, tornare al dialogo, è perché sono stati recepiti quei due punti essenziali che esprimono valori e principi, e senza i quali non ci sarebbe stata, per quanto mi riguarda, alcuna discussione su segreterie né comitati di sorta.
Aver ottenuto, dopo settimane di resistenza, che il “caso penale” in questione venisse rimesso alla valutazione vincolante di un organo di garanzia regionale ed aver riconosciuto che il “caso Avola” è una anomalia, stabilendo il percorso per il suo superamento, non è stato facile. A qualcuno potrà sembrare poco, e certamente non è tutto, ma considerate le grandi differenze etiche e politiche su questi punti, io credo che il risultato raggiunto sia significativo e ritengo importante riconoscere che la nostra insistenza abbia giovato al PD siracusano, riuscendo a fargli fare un passo indietro dalle posizioni inizialmente assunte ed uno avanti verso la coerenza coi i principi ed i valori del PD nazionale.
Ovviamente so bene che quelle sono ancora parole e che bisognerà passare ai fatti: da ciò si dimostrerà la serietà e l’affidabilità di tutti noi e di Marziano in primo luogo. Così come a noi tocca uscire una volta per tutte dagli arrovellamenti della coscienza, dalle nausee e dalle doglie, ed assumere, con la responsabilità che portiamo dentro un partito, le iniziative politiche che ci competono.