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la dinamica
interna al partito democratico di siracusa |
Come tutti sanno, il 24 novembre
scorso, insieme agli onorevoli Ortisi e Zappulla, a Franzo Bruno, Santino
Armaro e tanti altri, non abbiamo voluto partecipare alla elezione del
coordinatore provinciale del PD, Bruno Marziano. Se ne è parlato
molto, per cui credo che le ragioni siano talmente note che qui posso
appena accennarle: avevamo posto la necessità che il PD siracusano,
proprio al momento della sua nascita, affermasse con chiarezza valori
e principi coerenti con lo spirito del partito nazionale. E perciò -
ricordo solo le due questioni più discusse - si assumessero posizioni
chiare e contrarie alla presenza di esponenti del PD in giunte di centrodestra – come è ad
Avola – ed alla attribuzione di incarichi politici ad esponenti
del PD colpiti da condanne penali. Richieste, si dirà, elementari,
ovvie. E tuttavia rigettate dalla maggioranza che aveva candidato Marziano
e che, a quel punto da sola, ha proceduto ad eleggerlo. Tutto ciò rispecchiato
nella elezione dei due vice coordinatori, espressi dalle “aree” Piscitello
e Foti, quale conseguenza della rottura. E non causa: voglio sottolinearlo,
a differenza di quanto taluni hanno scritto e molti hanno voluto credere.
Da tutto ciò è derivata una nostra lettera aperta al Segretario
regionale del partito che, dopo pochi giorni, ha risposto affermando, in
piena sintonia con le nostre posizioni, che “il rispetto delle linee-guida
del PD rende improponibile e comunque ingiustificabile ogni tipo di alleanza
politica o amministrativa con i partiti del centrodestra” e richiamando “nella
selezione dei destinatari di incarichi (…) la compatibilità tra
i principi a cui si ispira il partito e la condotta morale dei soggetto
prescelti”. Per quanto chiare fossero queste parole e sebbene a nessuno
di noi è sembrato (pur con le sfumature che la delicatezza del caso
imponeva) che “i principi a cui si ispira il partito” fossero
quelli della violenza fisica, la “maggioranza di Marziano” ha
tuttavia, ed a lungo, mantenuto sui due punti le sue posizioni iniziali,
così come noi abbiamo mantenuto le nostre.
Questo è il quadro in cui abbiamo continuato a cercare soluzioni.
Fino al 3 gennaio, quando l’intero coordinamento provinciale, noi
compresi, ha votato ed approvato il documento riprodotto nel riquadro.
Conseguentemente, anche gli organismi di vertice sono stati integrati e
completati ma, anche qui, spiegare tutto quel che è successo attraverso
l’aggiunta di qualche incarico o di un posto in qualche organismo è davvero
meschino e fa un torto alla verità e a quanti credono nel PD.
Anzi, io credo che l’assetto di vertice che il partito si è dato
in provincia era e resta sbagliato. Se nonostante ciò abbiamo ritenuto
possibile, anzi doveroso, tornare al dialogo, è perché sono
stati recepiti quei due punti essenziali che esprimono valori e principi,
e senza i quali non ci sarebbe stata, per quanto mi riguarda, alcuna discussione
su segreterie né comitati di sorta.
Aver ottenuto, dopo settimane di resistenza, che il “caso penale” in
questione venisse rimesso alla valutazione vincolante di un organo di garanzia
regionale ed aver riconosciuto che il “caso Avola” è una
anomalia, stabilendo il percorso per il suo superamento, non è stato
facile. A qualcuno potrà sembrare poco, e certamente non è tutto,
ma considerate le grandi differenze etiche e politiche su questi punti,
io credo che il risultato raggiunto sia significativo e ritengo importante
riconoscere che la nostra insistenza abbia giovato al PD siracusano, riuscendo
a fargli fare un passo indietro dalle posizioni inizialmente assunte ed
uno avanti verso la coerenza coi i principi ed i valori del PD nazionale.
Ovviamente so bene che quelle sono ancora parole e che bisognerà passare
ai fatti: da ciò si dimostrerà la serietà e l’affidabilità di
tutti noi e di Marziano in primo luogo. Così come a noi tocca uscire
una volta per tutte dagli arrovellamenti della coscienza, dalle nausee
e dalle doglie, ed assumere, con la responsabilità che portiamo
dentro un partito, le iniziative politiche che ci competono.
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