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| di luca castello | ||
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memorie di amici invisibili |
Peter è una persona silenziosa, di una bontà strabiliante. In Eritrea faceva l’autista, ora scappa dalla guerra, dalla violenza. Spicca tra gli altri suoi connazionali, per la sua eleganza, sempre in camicia, con un completo grigio, come i suoi capelli, cintura e scarpe di pelle nera, con qualsiasi tempo. Ha uno sguardo gentile e saggio, il suo sorriso lo riporta indietro di qualche decina d’anni. La mattina che la polizia li ha presi per trasportarli nel centro d’accoglienza l’ho trovato nascosto dietro un armadio, al secondo piano della scuola dove erano ospitati. Era una stanza chiusa e non mi aspettavo di trovare nessuno, lui era rannicchiato con solo una bottiglia d’acqua, ed io devo aver gettato un grido nel vederlo. Lui mi ha guardato e subito si è alzato per rassicurarmi, senza nessun rancore per essere stato scoperto, mi ha seguito ed è tornato con gli altri. Ogni volta che ci incrociamo ripete la mia espressione spaventata e poi si allontana ridacchiando. Dopo tre giorni di ascolto riesce già ad esprimersi in un italiano se non corretto almeno comprensibile, allo stesso modo ha imparato altre due lingue. Non credo di conoscere molte persone che meritino di essere chiamate Signore come lo merita Peter, e chi in quei giorni mi accompagnava lo sa quanto me. |