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| di alessandro boscarino | ||
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democrazia e concezione di un 'partito democratico' |
Il riferimento è d’obbligo:
il termine democrazia, deriva dalla combinazione delle parole greche “Dèmos”,
che vuol dire popolo, e “Kràtos” che vuol dire potere.
Pertanto, si ha democrazia quando il popolo partecipa al governo dello
Stato. A tal fine, l’art. 1 della Costituzione, stabilisce che, “la
sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei
limiti stabiliti dalla stessa Costituzione”. La nostra democrazia,
alle stregua delle democrazie contemporanee, è definita “rappresentativa”,
in quanto la gestione del potere è affidata a rappresentanti eletti
dal “popolo sovrano” al fine di soddisfare gli interessi
generali. In realtà, se dal un lato il cd. “rappresentante”,
a qualsiasi livello territoriale, affronta problematiche spesso complesse,
con interessi contrapposti, dall’altro lato si è assistito
ad uno scollegamento tra rappresentati e rappresentanti. Ed allora, com’è possibile
realizzare un’effettivo autogoverno del popolo? Non è utopia,
a condizione che si realizzino determinati presupposti, ovvero far crescere
la cultura democratica attraverso la partecipazione e la trasparenza.
Sotto tale ultimo profilo, occorrebbe investire sulla pubblicità degli
atti e dell’attività politica-amministrativa, nonché sull’introduzione
del cd. “bilancio del cittadino”, al fine di porre tutti
in condizione di verificare periodicamente, ogni decisione presa dai
governanti, le entrate e uscite finanziarie nonchè la destinazione
delle risorse pubbliche. In relazione alla partecipazione, occorrerebbe,
a scanso di equivoci, furbizie e convivenze indesiderate, un salto di
qualità della politica. Ad esempio, è impensabile che in
una democrazia moderna, i nomi dei candidati alle massime cariche elettive
istituzionali siano imposti dall’alto, in barba alla sovranità popolare
di cui all’art. 1 della Costituzione. Tuttò ciò si è potuto
verificare sia per l’alto grado di rissosità della politica,
sia per la violazione dei principi della sovranità popolare e
dell’interesse generale. In realtà, la volontà politica
di un qualsiasi gruppo prevalente in un determinato periodo storico,
deve ispirarsi al rispetto della sovranità popolare, da cui promana.
Ed allora, il ruolo di ogni “elettore” non deve fermarsi
al voto. Son finiti i tempi della delega in bianco. Occorre vigilare
affinchè l’attività politica ed amministrativa, risponda
sempre ad interessi generali. Quanto mai attuale, un’articolo scritto
dal filosofo americano, John Dewey, nel 1903: “in democrazia è richiesta
la collaborazione di tutti per il bene della società, in quanto
i sistemi democratici necessitano di una continua disponibilità al
cambiamento”. Ed allora, ben vengano le primarie, purchè i
candidati siano scelti da una base “aperta” a tutti i cittadini
che lo desiderano. E’ finito il tempo di gestire i partiti alla
stregua di un condominio. Occorre “aprire” i partiti, a tutti
i cittadini, soprattutto a giovani e donne, senza disperdere le esperienze
positive degli “anziani”. |