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| di salvatore greco | ||
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l'incontro con pietro grasso a siracusa |
L’informazione, il rapporto tra mafia e politica e tra giustizia e politica, oggi, nel nostro paese: sono alcuni dei temi affrontati al Vermexio di Siracusa, davanti ad un folto pubblico, soprattutto di giovani, con un ospite di riguardo, Pietro Grasso. Il procuratore nazionale antimafia, all’incontro-presentazione del suo libro “Pizzini, veleni e cicoria. La mafia prima e dopo Provenzano”, edito da Feltrinelli e scritto in collaborazione con Francesco La Licata, giornalista de “La Stampa”, anch’egli tra gli ospiti, ha posto l’accento, in particolare, sul rapporto tra giustizia e politica: “abbiamo una completa legislazione antimafia che dobbiamo a Falcone – ha esordito, su invito del moderatore dell’incontro, Francesco Ortisi di Agire Solidale – peccato che abbiamo perso la leadership su questo piano e, mi riferisco, in particolare, all’indipendenza del pubblico ministero e al suo ruolo nel coordinare le indagini e cerchiamo di resistere agli attacchi delegittimanti da parte dei collaboratori di giustizia, utili alle indagini, ma da impiegare nei processi come il chirurgo fa con il bisturi”. Incisiva l’analisi del magistrato anche sulle lacune dell’attuale sistema processuale penale, soprattutto, nella fase dibattimentale. Ma è sul tema cruciale dell’incontro, organizzato da Agire Solidale, in collaborazione con il comune di Siracusa, l’Ordine dei giornalisti di Sicilia e l’Assostampa di Siracusa, e, cioè, il rapporto tra mafia e politica, la lucida analisi del procuratore: “ancora oggi, al sud in particolare, c’è un rapporto cittadino/mafia e tra cittadino/politica molto simile: non siamo, infatti, riusciti ad uscire da questo stato di soggezione rispetto a qualcosa, per esempio, la richiesta del posto di lavoro dietro la classica raccomandazione, tanto che spesso, lo si ottiene ‘per grazia ricevuta’ dal padrino di turno o dal politico, che facendosi intermediario con il suo potere, risponde così alle sollecitazioni del ‘cliente’, anziché alla collettività e al suo mandato”. A proposito delle connivenze tra mafia e politica, Lirio Abbate, giornalista Ansa, sotto scorta per le intimidazioni mafiose, denunciando una serie di episodi eclatanti, che riporta anche nel suo libro-inchiesta “I complici”, ha definito le intercettazioni “unico strumento rimasto oggi in mano agli inquirenti”. Gli ha fatto eco, a proposito della crisi dell’informazione in Italia, La Licata: “viviamo oggi in una situazione di pericolo, a causa dell’incapacità – ha sottolineato- di gestione da parte della politica del fenomeno mafia, mentre la stampa è distratta e, spesso, vittima o complice del tentativo di occultamento della verità. Per questo- ha aggiunto- il libro è una riflessione pacata su una serie di temi altrimenti non riscontrabili nella stampa e una risposta alla disinformazione, in quanto strategia della mafia ‘trasversale’ che tenta di manipolare le coscienze, anche attraverso l’uso di strumenti raffinati, come il controllo della politica corrotta e di editori compiacenti”. All’incontro sono intervenuti, inoltre, Damiano Chiaromonte dell’Assostampa di Siracusa, Franco Nicastro dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia e l’assessore all’urbanistica del Comune di Siracusa. |