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adesso è il
momento di costruire insieme un modello di sviluppo sostenibile |
Alfredo Caltabellotta torna nel
suo paese, Melùsa, cinquant’anni dopo il presunto assassinio
dello zio, per riscattare la memoria del padre, accusato di averlo ucciso
per motivi di interesse legati alla vendita di un terreno di proprietà comune,
molto ambito da alcuni imprenditori. L’episodio è ambientato
nella Sicilia del 1949, agli albori del sogno industriale siciliano;
Alfredo, il cui padre è nel frattempo morto, al suo ritorno trova
una realtà molto diversa da quella che ricordava. Melùsa è ora
una ricca cittadina industriale che vive intorno al grosso polo petrolchimico
costruito sulle terre contese che furono del padre e dello zio.
Scopre che molti degli abitanti della zona sono morti o si sono ammalati
di cancro a causa dei veleni prodotti dal petrolchimico, e che un numero
impressionante di bambini nascono malformati.
Anche se Melùsa è un nome di fantasia, la vicenda raccontata
nel romanzo ‘I diavoli di Melùsa’ da Davide Camarrone,
giornalista della sede RAI di Palermo, è chiaramente ispirata alla
storia e all’attualità del triangolo industriale di Augusta,
Priolo e Melilli.
Così la presentazione del libro a Siracusa, nella sala Archimede
del palazzo Comunale, è stata l’occasione per un interessante
dibattito, introdotto dall’assessore provinciale alla pubblica istruzione
Tati Sgarlata e moderato da Felice Cavallaro, giornalista del Corriere
della Sera, tra il segretario regionale della CGIL Italo Tripi, Mimmo Fontana
e Enzo Parisi, rispettivamente presidente e responsabile energia di Legambiente
Sicilia, e Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia.
Tutti concordi sulla lettura storica delle vicende di mezzo secolo di industrializzazione,
e non solo sui benefici economici, ma anche, ed è questa la novità,
sui guasti ha prodotto all’ambiente e alla salute; sulle responsabilità di
un uso sregolato e aggressivo del territorio.
Superato finalmente lo storico conflitto tra la difesa del lavoro e la
difesa dell’ambiente e della salute, che per decenni ha visto il
sindacato, sotto il ricatto occupazionale della grande impresa, da una
parte e le associazioni ambientaliste dall’altra, oggi, come ha sottolineato
Tripi, è tempo di un confronto sereno sui destini comuni, un confronto
che coinvolga la società civile organizzata nelle sue articolazioni.
E’ il tempo delle strategie condivise.
Un punto di vista condiviso da Fontana e Parisi che, nei loro interventi,
hanno ribadito proprio l’esigenza di premere sui governi nazionale
e regionale, affinché si definiscano le linee strategiche dello
sviluppo industriale della zona del siracusano e dell’intera regione.
Tutti d’accordo anche nel lamentare la gravità dell’assenza
di un piano regionale dell’energia e dell’ambiente, sulla cui
pubblicazione il governo Cuffaro è in colpevole ritardo.
L’incontro ha anche offerto lo spunto per il confronto sulle politiche
energetiche e in particolare sulla prevista realizzazione di due rigassificatori,
uno a Priolo e uno a Porto Empedocle, sulla cui localizzazione Legambiente è contraria.
Il presidente del nuovo corso della Confindustria siciliana Lo Bello ha
sottolineato la necessità di separare il piano dell’analisi
storica del rapporto tra industria e territorio dalla definizione del suo
sviluppo futuro. Le verità e le responsabilità sono ormai
storia, ha detto, sono nelle sentenze e negli atti dei numerosi procedimenti
giudiziari conclusi o in corso.
Ha sottolineato come i tempi siano cambiati, e come a partire dalla chiusura
dell’impianto cloro-soda dello stabilimento Enichem di Priolo, dopo
l’accertamento dello scarico a mare di quantità impressionanti
di mercurio, sia cambiato profondamente l’atteggiamento degli stessi
industriali.
Lo Bello si è inoltre soffermato nel ricordare come lo stesso tipo
di industrializzazione, negli stessi anni, abbia prodotto un modello sociale
del tutto diverso a Gela e a Siracusa.
Mentre a Gela, attorno all’attività del polo industriale si è consolidata
una criminalità feroce, di stampo gangsteristico, a Siracusa, negli
stessi anni, e almeno fino alla fine degli anni ’70, emergevano e
si consolidavano eccellenze professionali, know how e slancio culturale,
un patrimonio del territorio che va ancora oggi sostenuto e valorizzato.
Lo Bello ha preso le distanze dalla cultura del risarcimento, che caratterizza
le rivendicazioni dell’attuale governo regionale e del suo presidente
Cuffaro. Ha auspicato l’avvio di una nuova fase negoziale con il
governo nazionale, a partire dalla questione legata ai rigassificatori.
Disponibilità alla realizzazione di opere importanti per le strategie
nazionali, nel rispetto delle garanzie di sicurezza e sostenibilità certificate
dagli organismi istituzionali, in cambio di investimenti per il risanamento
ambientale e il rilancio del modello di sviluppo della Sicilia.
Su un fatto hanno tutti concordato: è giunto il tempo della responsabilità,
ognuno con i propri approcci e il proprio punto di vista, ma tutti consapevoli
che il destino comune passa dalla sostenibilità di ogni forma di
sviluppo.
Al di là delle buone intenzioni, ora è il tempo del fatti.
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