la logica mortale dello sviluppo

  di salvo greco  

costruire nuove progettualità

Parlo da un osservatorio privilegiato, quale operatore del sociale, alle prese con quelle persone e quelle situazioni di svantaggio e di povertà, persone con disturbi mentali, tossicodipendenti, ex-detenuti, minori a rischio, ect.
Poi ci confrontiamo con lo sviluppo di questa città.
Ma quale sviluppo? La politica e l’amministrazione è di fatto uno dei principali ostacoli allo sviluppo. In questo senso ha gravi responsabilità.
La politica e l’amministrazione di questa città, di fatto, opera secondo quella logica contraria ad ogni ipotesi di sviluppo economico e sociale.
Vige infatti, e chi potrebbe dire diversamente?, quella logica, la respiriamo nell’aria, che vuole la politica, la nostra politica (e le differenze di colore sono oramai abbastanza sbiadite..), i gestori della cosa pubblica e quindi delle risorse pubbliche (non solo finanziarie, ma anche organizzative, umane), dicevo vuole la politica quale fabbrica del consenso: l’uso privatistico del potere rispetto all’interesse pubblico; quello che conta è fare gli interessi di singoli e gruppi che facciano riferimento ai propri bacini di voti, affinché ogni gestore della cosa pubblica possa perpetuare il suo potere. Evidentemente la passione per il potere vuol dire tante cose: il proprio sostentamento, la propria carriera, il favorire realtà imprenditoriali direttamente o indirettamente vicine, a volte favori e tangenti di ritorno, la possibilità di sistemare il parentando.
In definitiva, da un lato si permette ai gestori della cosa pubblica (politici e amministratori) di far uso del proprio ruolo per interessi privatistici, dall’altro gli stessi gestori operano per favorire gli interessi privatistici di coloro che garantiscono, attraverso i voti e il consenso, la sopravvivenza dei gestori stessi.
E’ un patto non scritto, ma è il linguaggio delle stanze delle istituzioni.
Questo sistema è, di fatto, l’ostacolo allo sviluppo della città come di tutto il Sud del resto.
Lo si capisce, non solo dal fatto che l’interesse della collettività viene fatto fuori, ma soprattutto che di fronte a tale –logica- nulla valgono quelle esperienze che tentano di costruire progettualità.
Costruire progettualità significa contrattare con l’istituzione ciò che è utile che si sviluppi, come dare continuità alle esperienze che dimostrano un miglioramento della qualità della vita e dell’inclusione sociale, come far diventare – investimento- le risorse che si mettono in campo, come dar concretezza alle idee e alle innovazioni dei giovani, come sostenere quei contesti che hanno un’energia propositiva e utile per gli interessi dei cittadini, degli utenti, dei clienti.
Questa logica, per vivere, ha bisogno di interlocutori che vogliano contrattare strategie e scelte nell’interesse per lo sviluppo della comunità, che sostengano tendenze e contesti economici e sociali che danno dimostrazione di funzionare, su cui occorre investire.
Le cui decisioni vengano prese sulla base della qualità per la collettività dell’esperienza che hai di fronte, non sulla base del ritorno di consenso, su quali pacchetti di voti hai alle spalle.
La logica dei pacchetti di voti alle spalle, cioè la logica organizzativa della stragrande maggioranza dei nostri politici, amministratori e gestori della cosa pubblica locale, è una logica che non ha orecchie per questo discorso, non è una logica che guarda al contenuto dell’esperienza, alla qualità di ciò che si vuole mettere in campo, ma è la logica di chi deve accontentare, azzerando tutte le differenze, è la logica dello spezzatino della torta, dove banchettano sempre gli stessi.
E’ la logica mortale dello sviluppo.
Beh, del resto basta guardarci intorno, fare una panoramica sulla città e sui suoi rapporti umani.