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ma è vera
democrazia? |
Tutti siamo a conoscenza dei grandi
meriti del Sindacato per lo sviluppo socio-economico della società italiana
e per la conquista di molti diritti in campo lavorativo e della tutela
della persona; conosciamo le grandi battaglie, le vittorie e i lutti
all’interno delle OO.SS. per i caduti che si sono battuti e si
battono in prima linea contro le mafie e il terrorismo, ne conosciamo
anche i limiti e gli errori e pur tuttavia il bilancio è fortemente
positivo nei confronti delle azioni che provengono dalle Organizzazioni
dei Lavoratori e ne decretano la loro necessità quali soggetti
di tutela, rappresentatività e mediazione nei riguardi delle altre “parti
sociali” che partecipano al confronto per lo sviluppo dell’impresa
e la salvaguardia dei diritti dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati.
Da un po’ di anni è invalso l’uso da parte delle OO.SS.
di indire dei “referendum” dei lavoratori e non, al fine di
confermare o meno accordi già sottoscritti con le altre “parti
sociali”. La pratica, in sé stessa, sembrerebbe il top della
democraticità ma così non è e cercherò di spiegarne
i motivi. Intanto la parola “referendum” è inappropriata
ma, ne accetto il significato che per prassi gli viene attribuito e andiamo
avanti. Senza ritornare al passato restiamo all’ultima consultazione
sul “welfare” e vediamo di capire come si è sviluppata.
Senza consultare preventivamente i lavoratori, i segretari delle confederazioni
sottoscrivono un “protocollo”, un patto (in parole povere un
accordo) con governo e confindustria. Non entro nel merito della bontà dell’accordo
perché non è il tema della riflessione, come tutti gli accordi
avrà i suoi pro e i suoi contro. Successivamente entra in gioco
il “verticismo democratico” (non il centralismo) e ha inizio
una perorazione a cascata che, dalle segreterie nazionali scende giù giù fino
a quelle provinciali recitando il mantra della bontà e dell’opportunità dell’accordo
mettendone in evidenza gli aspetti positivi e omettendo di trattare o imputandoli
alle superiori congiunture economiche nazionali quelli meno qualificanti.
Tutto questo rientra in una logica ragionata perché sarebbe impensabile
che un segretario nazionale prima firma un accordo e poi non evidenzi con
forza l’opportunità e la giustezza della scelta e, naturalmente,
per effetto di quel “verticismo democratico?” che non è patrimonio
solo delle OO.SS., tutti (o quasi) i consoli e i centurioni sul territorio
si sgolano a ripetere il mantra perché se il console o il centurione
approva l’operato dei triunviri anche le legioni lo accettano. E
i metalmeccanici? E’ l’eccezione che conferma la regola. Se
Rinaldini e Cremashi avessero accettato l’accordo e recitato il mantra,
anche le tute blu (con tutto il rispetto) lo avrebbero votato. Per di più i
tempi erano da “acqua alla gola” e sia Epifani che altri esponenti
sindacali hanno più volte ribadito dai pulpiti mediatici, (negati
ai più) che se non si votava l’accordo sarebbe ritornato “lo
scalone”, bere o affogare insomma. Diverso, forse, sarebbe stato
se si fosse potuto votare in primavera ed, eventualmente, a secondo del
risultato, ridiscuterlo a giugno/settembre.E’ Democrazia vera questa?
In ogni caso il responso c’è e và accettato per quello
che è, con la speranza che i vertici sindacali riflettano su certe
opportunità e comportamenti e ne sappiano anticipare gli effetti
affinché non si ritorni (ne siamo usciti?) a certe “elezioni
democratiche” all’interno degli Organismi (a tutti i livelli)
dove validi “compagni” venivano messi da parte perché,
per gli equilibri correntizi certi posti dovevano essere assegnati ad altri “compagni” di
corrente diversa.
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