delitti contro delitti

  di donatella guarino  

la giornata internaziona-le contro la pena di morte

Lo scorso 10 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale contro la pena di morte.
Abolita de jure (per legge) o de facto (per prassi) in più della metà dei Paesi nel mondo, oggi sono ancora 83 gli stati che ricorrono a questo tipo di condanna.
Amnesty International, che si oppone incondizionatamente alla pena di morte, ha promosso una campagna permanente e in occasione della Giornata Mondiale contro la pena di morte ha chiesto a tutti i governi di approvare una moratoria universale sulle esecuzioni in discussione attualmente all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
E' di queste ore la sospensione di una condanna nello Stato del Nevada dopo il ricorso di alcune associazioni contro l'iniezione letale. La Corte Suprema Usa dovrà valutare la legalita' di questo metodo.
Ma la buona notizia è anche questa: dal 1990 più di 40 Paesi hanno abolito del tutto la pena capitale: in Africa, la Costa d'Avorio e la Liberia; in America, il Canada, il Messico e il Paraguay; in Asia e nel Pacifico, il Bhutan, Samoa, Turkmenistan e Filippine; in Europa e nel Caucaso del Sud, l'Armenia, la Bosnia, Cipro, la Serbia, il Montenegro e la Turchia.
La vexata quaestio è sempre la stessa.
Chi sostiene la pena di morte la considera un efficace deterrente per impedire il riproporsi di atti criminosi e omicidi e da esempio per chi commette un reato. Inoltre essa annullerebbe le spese per il carcere e risolverebbe il problema del sovraffollamento.
Nello spazio e nel tempo sono stati tanti (e fantasiosi e barbari) i modi di applicazione della pena di morte.
La crocifissione era usata dagli antichi romani, mentre lo schiacciamento era usato dal popolo mongolo ai tempi di Marco Polo: si copriva il corpo del condannato con un telo e lo si schiacciava con il passaggio dei cavalli.
In Francia a partire dalla Rivoluzione francese fu usata la ghigliottina, adottata poi in altri Paesi europei.
Usato soprattutto dalla chiesa per eliminare i presunti eretici o streghe, era il rogo (il condannato veniva legato ad un palo sopra una catasta di legna alla quale veniva appiccato il fuoco).
Tra gli strumenti di tortura e di morte si annoverano anche la lapidazione che era usata ampiamente nell'antichità e che è ancora oggi in uso in alcuni stati islamici, l'impiccagione, già comune nel Medioevo e ancora oggi utilizzata.
E poi la Garrotta o garrota usata in Spagna dal secolo XIX, la fucilazione (che in Italia era la forma più comune), il colpo di pistola alla nuca usato ancora in Cina, l'iniezione letale usatissima negli Stati Uniti, e la sedia elettrica, la camera a gas, lo squartamento, l'impalamento, la decapitazione in uso ancora oggi in Arabia Saudita.
E' evidente l'inumanità e la crudeltà dei metodi usati, senza considerare che in caso di errore giudiziario nessuno può restituire la vita all'ingiustamente condannato.
Ma di cosa discutiamo ancora oggi?
Già nel 1764 Cesare Beccaria ne "Dei delitti e delle pene" si esprimeva contro la pena di morte, argomentando che con questa pena lo Stato, per punire un delitto, ne commette uno a sua volta.