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le primarie
del partito democratico in provincia di siracusa |
Se si dovesse riassumere in una
battuta il risultato delle primarie del partito democratico in provincia
di Siracusa, si potrebbe dire: “tra innovazione e tradizione, trionfa
l’on. Gino Foti”. L’icona di questo primo e fondamentale
passaggio del nuovo partito è infatti senz’altro il non
più giovassimo ex sottosegretario democristiano, già leader
degli andreottiani in provincia.
Ha vinto lui, con la sua straordinaria e sorprendente (almeno per i più ingenui
come probabilmente chi scrive, gli altri quando succede avevano già capito
tutto), capacità di mobilitazione soprattutto di quei segmenti della
società, civile e non, che la sinistra tradizionale ha di fatto
da tempo rinunciato a rappresentare, e non sempre senza ragione.
Sia chiaro, va detto con rispetto, il gruppo che fa capo all’on.
Foti, sostenendo la candidatura di Enrico Letta alla segreteria nazionale
e quella di Salvatore Messana alla segreteria regionale, ha raggiunto quote
di consenso assolutamente rilevanti e impreviste, almeno in questa dimensione,
regalando ad entrambi i candidati un successo insperato.
Basti pensare, a fronte del risultato regionale di Messana che è stato
del 15%, al consenso ottenuto nel capoluogo (42%) e nei due comuni più popolosi,
Augusta (53%) ed Avola (48%), dove ha sfiorato il risultato del 62% ottenuto
a Caltanissetta, il comune di cui Messana è sindaco.
Ha vinto la presenza organizzata sul territorio, la sollecitazione al voto,
ha perso il velleitarismo degli approcci iperculturali.
Mentre una parte del nascente partito democratico si interrogava su laicità e
laicismo e sulle quote rosa, sull’ancoraggio al socialismo europeo
e sulla coerenza con la storia del movimento operaio, un’altra parte
costruiva una trama di adesione con strumenti e motivazioni non sempre
e non tutte condivisibili, lanciando di fatto una vera e propria “opa”,
un’offerta pubblica di acquisto si direbbe con terminologia economica,
sugli organi dirigenti e decisori del nuovo partito.
Ora non serve recriminare, si può solo prendere atto di come sono
andate le cose e regolarsi di conseguenza.
E la realtà che ci consegna il risultato delle primarie è che
il PD in provincia di Siracusa nasce con una forte impronta moderata e
un ridimensionamento della componente di sinistra.
Dove il termine moderato, in politica, rappresenta sempre più spesso
solo l’aggettivo che qualifica l’ambizione verso il futuro
comune di chi preferisce piuttosto privilegiare gli interessi più immediati.
Certo ci sarà tempo e modo di analizzare le cause e gli effetti
di questo, e di discutere quali in realtà siano le prime e quali
i secondi, ma già il grande Helenio Herrera, il mitico ‘mago’ allenatore
dell’Inter dei grandi successi degli anni sessanta, a chi lamentava
che il gioco della sua squadra non era granché divertente, ricordava
che “nell’albo d’oro è scritto solo chi ha vinto,
e non come ha vinto”.
E se consideriamo le presenze degli altri protagonisti della politica siracusana
di due decenni fa, i grandi notabili della Democrazia Cristiana, gli onorevoli
Nicita, Brancati e Lo Curzio, e altri, il PD in questa provincia nasce
sotto il segno della ricompattazione del vecchio gruppo dirigente, con
qualche inevitabile innesto generazionale.
Tutto lecito, tutto legittimo, per carità!
Ma lecito e legittimo è anche chiedersi se vent’anni sono
passati invano per la politica siracusana.
«ben
poche cose
accadono al momento giusto, e il resto non
accade affatto: lo
storico coscienzioso correggerà questi
difetti»
(Erodoto)
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