da foti ... a foti

  di michele accolla  

le primarie del partito democratico in provincia di siracusa

Se si dovesse riassumere in una battuta il risultato delle primarie del partito democratico in provincia di Siracusa, si potrebbe dire: “tra innovazione e tradizione, trionfa l’on. Gino Foti”. L’icona di questo primo e fondamentale passaggio del nuovo partito è infatti senz’altro il non più giovassimo ex sottosegretario democristiano, già leader degli andreottiani in provincia.
Ha vinto lui, con la sua straordinaria e sorprendente (almeno per i più ingenui come probabilmente chi scrive, gli altri quando succede avevano già capito tutto), capacità di mobilitazione soprattutto di quei segmenti della società, civile e non, che la sinistra tradizionale ha di fatto da tempo rinunciato a rappresentare, e non sempre senza ragione.
Sia chiaro, va detto con rispetto, il gruppo che fa capo all’on. Foti, sostenendo la candidatura di Enrico Letta alla segreteria nazionale e quella di Salvatore Messana alla segreteria regionale, ha raggiunto quote di consenso assolutamente rilevanti e impreviste, almeno in questa dimensione, regalando ad entrambi i candidati un successo insperato.
Basti pensare, a fronte del risultato regionale di Messana che è stato del 15%, al consenso ottenuto nel capoluogo (42%) e nei due comuni più popolosi, Augusta (53%) ed Avola (48%), dove ha sfiorato il risultato del 62% ottenuto a Caltanissetta, il comune di cui Messana è sindaco.
Ha vinto la presenza organizzata sul territorio, la sollecitazione al voto, ha perso il velleitarismo degli approcci iperculturali.
Mentre una parte del nascente partito democratico si interrogava su laicità e laicismo e sulle quote rosa, sull’ancoraggio al socialismo europeo e sulla coerenza con la storia del movimento operaio, un’altra parte costruiva una trama di adesione con strumenti e motivazioni non sempre e non tutte condivisibili, lanciando di fatto una vera e propria “opa”, un’offerta pubblica di acquisto si direbbe con terminologia economica, sugli organi dirigenti e decisori del nuovo partito.
Ora non serve recriminare, si può solo prendere atto di come sono andate le cose e regolarsi di conseguenza.
E la realtà che ci consegna il risultato delle primarie è che il PD in provincia di Siracusa nasce con una forte impronta moderata e un ridimensionamento della componente di sinistra.
Dove il termine moderato, in politica, rappresenta sempre più spesso solo l’aggettivo che qualifica l’ambizione verso il futuro comune di chi preferisce piuttosto privilegiare gli interessi più immediati.
Certo ci sarà tempo e modo di analizzare le cause e gli effetti di questo, e di discutere quali in realtà siano le prime e quali i secondi, ma già il grande Helenio Herrera, il mitico ‘mago’ allenatore dell’Inter dei grandi successi degli anni sessanta, a chi lamentava che il gioco della sua squadra non era granché divertente, ricordava che “nell’albo d’oro è scritto solo chi ha vinto, e non come ha vinto”.
E se consideriamo le presenze degli altri protagonisti della politica siracusana di due decenni fa, i grandi notabili della Democrazia Cristiana, gli onorevoli Nicita, Brancati e Lo Curzio, e altri, il PD in questa provincia nasce sotto il segno della ricompattazione del vecchio gruppo dirigente, con qualche inevitabile innesto generazionale.
Tutto lecito, tutto legittimo, per carità!
Ma lecito e legittimo è anche chiedersi se vent’anni sono passati invano per la politica siracusana.

«ben poche cose accadono al momento giusto, e il resto non accade affatto: lo storico coscienzioso correggerà questi difetti»
(Erodoto)