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la politica
siciliana aspetta la sentenza del processo al presidente della regione |
Non solo Cuffaro ma tutti i siciliani,
anche quelli che non lo sanno, dipendono in qualche modo dal verdetto
finale nel processo che vede imputato il Presidente della Regione per
favoreggiamento alla mafia. Dal governo politico di una regione a statuto
speciale come la nostra deriva infatti la gran parte delle decisioni
che condizionano la vita dei suoi cittadini. In Sicilia, per il modo
perverso in cui l'autonomia è stata interpretata e si è costruito
quel gigantesco centro di spesa pubblica e di poteri che è la
Regione Siciliana, non vi è famiglia o impresa che, direttamente
o indirettamente, non ne dipenda.
L'elezione diretta del Presidente della Regione ne ha ulteriormente ampliato
ruolo ed influenza, così che la sua attuale precarietà ha
finito per diventare quella di una intera classe politica, totalmente paralizzatasi
nell'attesa del verdetto. La scandalosa inedia dell'ARS ne è un
esempio. Se a questo aggiungiamo lo stato di incertezza che caratterizza
la vita del governo nazionale, e quindi di tutte le istituzioni pubbliche
e gli enti locali che ai due governi sono collegati, è facile comprendere
come in Sicilia si viva uno speciale stato di galleggiamento senza orizzonti.
Nel palazzo tutti si improvvisano giuristi ed ovunque si discetta, da mesi,
sulle congetture possibili che potrebbero derivare dall'eventuale condanna.
Si va dall'ipotesi di restare indifferenti al proprio posto fino al giudizio
in Cassazione, a quella di provvisoria autosospensione del presidente,
affidando il governo alla guida del vicepresidente, fino alle dimissioni
di Cuffaro con conseguente caduta del governo e della stessa Assemblea
Regionale Siciliana e nuove elezioni regionali. Le sottigliezze in queste
elucubrazioni non si contano e il gioco dell'indovinare le conseguenze
di una eventuale condanna del Presidente appassiona tutti.
Io che non ho mai seguito il processo come un tifoso ed auguro a tutti
gli imputati - per principio ed indistintamente - di poter dimostrare la
loro innocenza, lascio anche in questo caso ai giudici ogni conclusione
sulle eventuali responsabilità penali di Cuffaro. Ma non mi sottraggo
al giudizio politico sulla sua esperienza di governo e sul sistema di potere
con cui ha non soltanto retto le sorti della Sicilia negli ultimi sei anni,
ma la ha interpretata, con risultati - io credo - disastrosi.
Dovrebbe essere questo il momento per analisi lucide e progetti alternativi,
e invece vedo molta confusione, a volte addirittura sospetta. Non mi tiro
in disparte, ci sono dentro anch'io, ma proprio per questo credo di poterne
parlare, senza giudizi morali ma soltanto politici.
Facciamo confusione, ad esempio, quando avalliamo una bonifica della rada
di Augusta che disseppellisca una intera città di fango sommerso,
con più grave pericolo per la nostra salute del rischio attuale
ma grandi affari per chi lo farà.
Facciamo confusione quando difendiamo guardie mediche indifendibili in
una regione che ne ha quasi il doppio della media nazionale, consentendo
a Cuffaro di dire che non è lui che vuole ridurle, la cattiva è il
ministro Turco.
Quando anteponiamo ragioni campanilistiche alla possibilità di curare
i malati, pretendendo che esistano due mezzi ospedali distanti fra loro
pochi chilometri - e che per questo non funzioneranno mai - ma dando fiato
a sindaci e politici preoccupati più dei loro voti che della salute
della gente.
Quando demonizziamo l'industria come se potessimo permetterci di farne
a meno e non fosse possibile imporre il rispetto dell'aria, dell'ambiente,
della salute.
Quando diciamo che il rigassificatore è una bomba atomica, sposando
le battaglie di partiti senza scrupoli, come l'MpA, senza chiederci perché tacciono
sul rigassificatore di Porto Empedocle.
Quando parliamo senza se e senza ma delle trivellazioni in Val di Noto,
consentendo a certa destra di ergersi a paladina dell'ambiente, come se
stessero per perforare davanti la Cattedrale o come se un impianto di estrazione
di metano fosse più impattante di un rifornimento di carburanti.
Facciamo confusione quando diciamo che gli ATO idrici privatizzano l'acqua,
quando ci opponiamo ai tagli di quella spesa sanitaria abnorme che Cuffaro
per primo non vorrebbe, avendovi costruito sopra il suo consenso pervasivo
e malato.
Facciamo confusione quando denunciamo - a ragione, dico io - il dilagare
e la sproporzione della sanità privata rispetto a quella pubblica
ma ignoriamo che in quest'ultima trionfano sprechi di sistema.
Questa confusione, che alcuni coltivano in buona fede ed altri alimentano
spregiudicatamente, che spesso è menzogna consapevole nella speranza
di guadagnare voti e per questo quasi sempre si nutre di luoghi comuni
e superficialità, finisce per mescolare responsabilità e
ruoli fino a delegittimare ognuno di noi, facendoci apparire tutti uguali,
quindi inutili e tutti indegni. Fino a dare a tutti la colpa di tutto,
a De Benedictis ed a Cappadona allo stesso modo, per esempio, la colpa
dello stato comatoso in cui versa l'Ospedale di Avola, come è stato
detto.
Ma soprattutto, rende inutile la politica. Persino in un momento così critico
per il centrodestra nella nostra regione, questa confusione non prepara
la svolta ma ne svilisce ogni forza, ne annacqua le possibilità.
La confusione non paga, non ci consente di parlare un linguaggio chiaro,
di avere una strategia alternativa e distinta per il futuro della Sicilia.
Di far capire che per governare nell'interesse comune sapremmo compiere
delle scelte orientate da un progetto complessivo, non necessariamente
votato alla ricerca del consenso a tutti i costi.
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