cuffaro al capolinea?

  di roberto de benedictis  

la politica siciliana aspetta la sentenza del processo al presidente della regione

Non solo Cuffaro ma tutti i siciliani, anche quelli che non lo sanno, dipendono in qualche modo dal verdetto finale nel processo che vede imputato il Presidente della Regione per favoreggiamento alla mafia. Dal governo politico di una regione a statuto speciale come la nostra deriva infatti la gran parte delle decisioni che condizionano la vita dei suoi cittadini. In Sicilia, per il modo perverso in cui l'autonomia è stata interpretata e si è costruito quel gigantesco centro di spesa pubblica e di poteri che è la Regione Siciliana, non vi è famiglia o impresa che, direttamente o indirettamente, non ne dipenda.
L'elezione diretta del Presidente della Regione ne ha ulteriormente ampliato ruolo ed influenza, così che la sua attuale precarietà ha finito per diventare quella di una intera classe politica, totalmente paralizzatasi nell'attesa del verdetto. La scandalosa inedia dell'ARS ne è un esempio. Se a questo aggiungiamo lo stato di incertezza che caratterizza la vita del governo nazionale, e quindi di tutte le istituzioni pubbliche e gli enti locali che ai due governi sono collegati, è facile comprendere come in Sicilia si viva uno speciale stato di galleggiamento senza orizzonti.
Nel palazzo tutti si improvvisano giuristi ed ovunque si discetta, da mesi, sulle congetture possibili che potrebbero derivare dall'eventuale condanna. Si va dall'ipotesi di restare indifferenti al proprio posto fino al giudizio in Cassazione, a quella di provvisoria autosospensione del presidente, affidando il governo alla guida del vicepresidente, fino alle dimissioni di Cuffaro con conseguente caduta del governo e della stessa Assemblea Regionale Siciliana e nuove elezioni regionali. Le sottigliezze in queste elucubrazioni non si contano e il gioco dell'indovinare le conseguenze di una eventuale condanna del Presidente appassiona tutti.
Io che non ho mai seguito il processo come un tifoso ed auguro a tutti gli imputati - per principio ed indistintamente - di poter dimostrare la loro innocenza, lascio anche in questo caso ai giudici ogni conclusione sulle eventuali responsabilità penali di Cuffaro. Ma non mi sottraggo al giudizio politico sulla sua esperienza di governo e sul sistema di potere con cui ha non soltanto retto le sorti della Sicilia negli ultimi sei anni, ma la ha interpretata, con risultati - io credo - disastrosi.
Dovrebbe essere questo il momento per analisi lucide e progetti alternativi, e invece vedo molta confusione, a volte addirittura sospetta. Non mi tiro in disparte, ci sono dentro anch'io, ma proprio per questo credo di poterne parlare, senza giudizi morali ma soltanto politici.
Facciamo confusione, ad esempio, quando avalliamo una bonifica della rada di Augusta che disseppellisca una intera città di fango sommerso, con più grave pericolo per la nostra salute del rischio attuale ma grandi affari per chi lo farà.
Facciamo confusione quando difendiamo guardie mediche indifendibili in una regione che ne ha quasi il doppio della media nazionale, consentendo a Cuffaro di dire che non è lui che vuole ridurle, la cattiva è il ministro Turco.
Quando anteponiamo ragioni campanilistiche alla possibilità di curare i malati, pretendendo che esistano due mezzi ospedali distanti fra loro pochi chilometri - e che per questo non funzioneranno mai - ma dando fiato a sindaci e politici preoccupati più dei loro voti che della salute della gente.
Quando demonizziamo l'industria come se potessimo permetterci di farne a meno e non fosse possibile imporre il rispetto dell'aria, dell'ambiente, della salute.
Quando diciamo che il rigassificatore è una bomba atomica, sposando le battaglie di partiti senza scrupoli, come l'MpA, senza chiederci perché tacciono sul rigassificatore di Porto Empedocle.
Quando parliamo senza se e senza ma delle trivellazioni in Val di Noto, consentendo a certa destra di ergersi a paladina dell'ambiente, come se stessero per perforare davanti la Cattedrale o come se un impianto di estrazione di metano fosse più impattante di un rifornimento di carburanti.
Facciamo confusione quando diciamo che gli ATO idrici privatizzano l'acqua, quando ci opponiamo ai tagli di quella spesa sanitaria abnorme che Cuffaro per primo non vorrebbe, avendovi costruito sopra il suo consenso pervasivo e malato.
Facciamo confusione quando denunciamo - a ragione, dico io - il dilagare e la sproporzione della sanità privata rispetto a quella pubblica ma ignoriamo che in quest'ultima trionfano sprechi di sistema.
Questa confusione, che alcuni coltivano in buona fede ed altri alimentano spregiudicatamente, che spesso è menzogna consapevole nella speranza di guadagnare voti e per questo quasi sempre si nutre di luoghi comuni e superficialità, finisce per mescolare responsabilità e ruoli fino a delegittimare ognuno di noi, facendoci apparire tutti uguali, quindi inutili e tutti indegni. Fino a dare a tutti la colpa di tutto, a De Benedictis ed a Cappadona allo stesso modo, per esempio, la colpa dello stato comatoso in cui versa l'Ospedale di Avola, come è stato detto.
Ma soprattutto, rende inutile la politica. Persino in un momento così critico per il centrodestra nella nostra regione, questa confusione non prepara la svolta ma ne svilisce ogni forza, ne annacqua le possibilità. La confusione non paga, non ci consente di parlare un linguaggio chiaro, di avere una strategia alternativa e distinta per il futuro della Sicilia. Di far capire che per governare nell'interesse comune sapremmo compiere delle scelte orientate da un progetto complessivo, non necessariamente votato alla ricerca del consenso a tutti i costi.