le primarie del partito democratico

  di roberto de benedictis  

il 14 ottobre nasce il nuovo partito

Ci siamo quasi e voglio essere molto franco. La mia impressione è che le migliaia di uomini e di donne che in Italia stiamo dando vita al Partito Democratico, stiamo compiendo uno sforzo di volontà titanico. Che va ben oltre l’aspetto politico. Persone diverse e distanti, abituate a pensarsi tali ed orgogliose di esserlo, stiamo decidendo di fare un partito insieme! Non c’è nessuno che per questo non stia sopportando o rinunciando a qualcosa, eppure stiamo andando avanti: chi ne è convinto e chi si tura il naso, chi vi ha scommesso tutto e chi è assalito dai dubbi. È fisiologico che dentro a tutto questo possano esservi delusioni, furbizie personali, sgomitate, spinte a posizionarsi meglio che si può. Ma è come prenotare i posti migliori di un treno che, se dovesse deragliare, rovinerebbe tutto e tutti: quelli delle prime file come quelli delle ultime; e che se invece va, ci porta a destinazione tutti quanti. Insomma, osservate dal punto di vista della Storia le piccole furbizie scompaiono e quello che mi appare è l’immenso sforzo di una collettività ad unirsi nell’obiettivo di un progetto comune. Visto così, è anche un grande atto di generosità, in un Paese, che ha conosciuto e conosce il sistematico prevalere delle ragioni di ciascuno su quelle di tutti, che appare oggi paralizzato dalle divisioni e sa bene quanto costa e quanto vale questo sforzo di unità a tutti i costi.
Si, a tutti i costi: è questo il punto. Forse è per questo che le regole stabilite per le “primarie” sono simili a delle camicie di forza e ancor più rigido, persino ottuso, è il modo in cui sono state usate. Regole fatte apposta per costringerci a stare assieme, persone che talvolta in comune non hanno quasi niente. Sono le regole, e soprattutto la loro applicazione che - purtroppo a mio avviso - hanno portato ad avere un candidato alla segreteria nazionale (Walter Veltroni) ed uno a quella regionale (Francantonio Genovese) praticamente già sicuri di essere eletti e con un’unica lista al loro sostegno per la formazione delle rispettive assemblee costituenti. Senza dire di quella assurdità che sono le liste “bloccate”, cioè senza poter scegliere le persone all’interno di esse. E tuttavia, per un partito che nel suo codice genetico ha l’ossessione dell’unità (e l’incubo di fallire proprio su questo punto) ma per la prima volta nella storia consente a chiunque, nessuno escluso, di determinarne la nascita con un voto, era difficile - in questa fase inedita e senza precedenti - non compiere forzature ed errori, se di errori si tratta.
È così, con tutti i limiti e le contraddizioni del caso, che stiamo dando vita a un partito che nel tempo potrà cambiare l’Italia. Anzi, lo stiamo facendo per questo e personalmente credo molto nella leadership di Veltroni. Se sopportiamo i coinquilini che ci fanno storcere la bocca, che avremmo preferito non incontrare, è perché non siamo ipocriti, sapevamo che li avremmo trovati dentro e abbiamo scelto di esserci comunque Il Partito Democratico è infatti ben più grande di ogni singola persona e sarebbe sbagliato, oltre che ingiusto, guardare solo a quelle che non ci piacciono, accentuare i nei ignorando le tante belle persone e idee che questo partito già contiene, anche se spingeremo perché si doti di un codice “etico” in grado, fra le altre cose, di contribuire alla scelta dei suoi rappresentanti. Sono convinto che dobbiamo guardare oltre, a quello che ci aspetta e che è ben diverso da ciò che oggi vediamo. Per tutti questi motivi, il 14 ottobre noi dobbiamo esserci più numerosi possibile, alla posa della prima pietra. Per pretendere di contare, da soci fondatori, lungo tutto il suo cammino.

«magari fosse così facile scoprire la verità quanto dimostrare il falso»
(Cicerone)