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il 14 ottobre nasce il nuovo partito |
Ci siamo quasi e voglio essere molto
franco. La mia impressione è che le migliaia di uomini e di donne
che in Italia stiamo dando vita al Partito Democratico, stiamo compiendo
uno sforzo di volontà titanico. Che va ben oltre l’aspetto
politico. Persone diverse e distanti, abituate a pensarsi tali ed orgogliose
di esserlo, stiamo decidendo di fare un partito insieme! Non c’è nessuno
che per questo non stia sopportando o rinunciando a qualcosa, eppure
stiamo andando avanti: chi ne è convinto e chi si tura il naso,
chi vi ha scommesso tutto e chi è assalito dai dubbi. È fisiologico
che dentro a tutto questo possano esservi delusioni, furbizie personali,
sgomitate, spinte a posizionarsi meglio che si può. Ma è come
prenotare i posti migliori di un treno che, se dovesse deragliare, rovinerebbe
tutto e tutti: quelli delle prime file come quelli delle ultime; e che
se invece va, ci porta a destinazione tutti quanti. Insomma, osservate
dal punto di vista della Storia le piccole furbizie scompaiono e quello
che mi appare è l’immenso sforzo di una collettività ad
unirsi nell’obiettivo di un progetto comune. Visto così, è anche
un grande atto di generosità, in un Paese, che ha conosciuto e
conosce il sistematico prevalere delle ragioni di ciascuno su quelle
di tutti, che appare oggi paralizzato dalle divisioni e sa bene quanto
costa e quanto vale questo sforzo di unità a tutti i costi.
Si, a tutti i costi: è questo il punto. Forse è per questo
che le regole stabilite per le “primarie” sono simili a delle
camicie di forza e ancor più rigido, persino ottuso, è il
modo in cui sono state usate. Regole fatte apposta per costringerci a stare
assieme, persone che talvolta in comune non hanno quasi niente. Sono le
regole, e soprattutto la loro applicazione che - purtroppo a mio avviso
- hanno portato ad avere un candidato alla segreteria nazionale (Walter
Veltroni) ed uno a quella regionale (Francantonio Genovese) praticamente
già sicuri di essere eletti e con un’unica lista al loro sostegno
per la formazione delle rispettive assemblee costituenti. Senza dire di
quella assurdità che sono le liste “bloccate”, cioè senza
poter scegliere le persone all’interno di esse. E tuttavia, per un
partito che nel suo codice genetico ha l’ossessione dell’unità (e
l’incubo di fallire proprio su questo punto) ma per la prima volta
nella storia consente a chiunque, nessuno escluso, di determinarne la nascita
con un voto, era difficile - in questa fase inedita e senza precedenti
- non compiere forzature ed errori, se di errori si tratta.
È
così, con tutti i limiti e le contraddizioni del caso, che stiamo
dando vita a un partito che nel tempo potrà cambiare l’Italia.
Anzi, lo stiamo facendo per questo e personalmente credo molto nella leadership
di Veltroni. Se sopportiamo i coinquilini che ci fanno storcere la bocca,
che avremmo preferito non incontrare, è perché non siamo
ipocriti, sapevamo che li avremmo trovati dentro e abbiamo scelto di esserci
comunque Il Partito Democratico è infatti ben più grande
di ogni singola persona e sarebbe sbagliato, oltre che ingiusto, guardare
solo a quelle che non ci piacciono, accentuare i nei ignorando le tante
belle persone e idee che questo partito già contiene, anche se spingeremo
perché si doti di un codice “etico” in grado, fra le
altre cose, di contribuire alla scelta dei suoi rappresentanti. Sono convinto
che dobbiamo guardare oltre, a quello che ci aspetta e che è ben
diverso da ciò che oggi vediamo. Per tutti questi motivi, il 14
ottobre noi dobbiamo esserci più numerosi possibile, alla posa della
prima pietra. Per pretendere di contare, da soci fondatori, lungo tutto
il suo cammino.
«magari
fosse così facile scoprire la verità quanto
dimostrare il falso»
(Cicerone)
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