le connivenze della politica

  di salvatore greco  

l'incontro con lirio abbate a palazzolo lo scorso 27 luglio

Vivere sotto scorta e ricevere minacce continue e pressanti nella propria città, a fronte del lavoro onesto e coraggioso di cronista: è la realtà, purtroppo, sempre drammaticamente attuale, in cui sono costretti a misurarsi giornalisti della levatura morale e intellettuale come Lirio Abbate, il quale ha ricevuto nelle ultime settimane nuove minacce di morte dalla mafia. “La vera vittoria di Provenzano è avere reso ‘morbida’, al momento del suo arresto, la figura del boss mafioso, mentre i giornali continuavano a non chiedersi chi sono stati i veri complici nei suoi quarantatrè anni di latitanza”.Così ha esordito il giornalista palermitano redattore dell’ ANSA e collaboratore de “La Stampa”di Torino, che il 27 luglio a Palazzolo, presso la Sala Consiliare del Comune è stato invitato a presentare I complici- Tutti gli uomini di Bernando Provenzano da Corleone al Parlamento, Fazi editore. L’iniziativa, nel quadro dei forum “Una ragione di civiltà”organizzati dal Circolo Agire Solidale di Palazzolo, in collaborazione con la Fondazione Giuseppe Fava, è stata scandita da due momenti: alla proiezione del reportage di Giuseppe Fava “Da Villalba a Palermo”, storia della mafia dalle origini all’omicidio Fava, con ricostruzione di alcuni processi “eccellenti”, è seguita la presentazione-dibattito del libro che il giornalista palermitano ha scritto con il collega Peter Gomez. In questa seconda parte, Nello Gibilisco, in veste di moderatore della serata, ha evidenziato le attività della Fondazione Fava e le prospettive del Circolo di Agire Solidale di Palazzolo, mentre Alessio Blancato ha introdotto l’ospite (con una bio-bibliografia dello stesso Abbate).
Numerose le tematiche di cui si è discusso: dall’intreccio tra mafia e politica, a livello regionale e nazionale, alla malasanità in Sicilia, tanto da risultare lucida e accorata la testimonianza del giornalista che, rispondendo alle domande del moderatore e dei presenti, ha rivelato, senza nascondere nomi, fatti, circostanze degli ultimi venti anni di storia della mafia, le complicità e le connivenze di cui gode ancora oggi Cosa Nostra in Sicilia e nel resto del nostro paese. “ Mentre i più si chiedevano come fosse stato possibile che un uomo apparentemente semplice e ‘alla buona’ come Provenzano – ha spiegato Abbate - abbia potuto agire indisturbato in tanti anni di latitanza, noi abbiamo fatto il nostro mestiere di giornalisti, raccogliendo dalle sentenze dei tribunali, dalla documentazione d’archivio, tutti atti pubblici, i nomi dei complici del boss (avvocati, medici, professionisti), alcuni dei quali siedono in Parlamento”. A proposito delle connivenze della politica, il suo atto d’accusa, dati alla mano, non risparmia nessuno: “se le complicità dello schieramento di centro-destra sono note – ha denunciato- è devastante la connivenza dei D.S., partito che alle ultime elezioni ha ricandidato Vladimiro Crisafulli, pur essendo stati già documentati i suoi incontri con il boss di Enna”. Quanto alla sanità, la denuncia non è meno forte e circostanziata: “è un business per la mafia – ha spiegato– a partire dagli ultimi 15 anni. Vi sono aziende ospedaliere, in cui non si scommette sul più bravo, ma sui raccomandati della mafia, per non parlare del ‘buco’nelle spese di bilancio del competente assessorato regionale con un aggravio ulteriore sulle tasche dei cittadini, a causa del rincaro del ticket, a fronte, però, di un servizio pubblico sempre meno efficiente”.
I complici – ha sottolineato - è un atto morale e civile, in quanto non facciamo i magistrati, ma i giornalisti”.
Un libro, insomma, per riflettere sul fatto, passato da tempo sotto silenzio, a suo dire, che la lotta alla mafia è “oggi più che mai una questione morale, che investe anche la politica, in quanto la mafia è mafia, perché va a braccetto con la politica e viceversa”.