a siracusa un sistema scolastico allo sbando

  di roberto alosi  

occorre subito fare sistema

Riduzioni nel numero dei docenti e del personale ATA ( meno 113 docenti e 40 ATA), taglio degli insegnanti di sostegno ( meno 35 posti) a fronte di un incremento certificato degli alunni diversamente abili del 4%, interruzioni di progetti di qualità già avviati in alcune scuole, mancata autorizzazione di classi a tempo pieno e prolungato, forte riduzione nei posti per quanto riguarda l’educazione degli adulti, costante diniego allo sdoppiamento delle classi e conseguente sovraffollamento delle stesse, mancato rispetto di decreti ministeriali vigenti in materia di sicurezza strutturale e igienico-sanitaria, esorbitante indice di evasione, dispersione, abbandono, mortalità e bocciature scolastiche con punte anche del 30% nella scuola secondaria superiore, forte ritardo complessivo nel conseguimento dei livelli di competenza attesi dagli allievi, ampio disagio socio-economico ed affettivo relazionale, precariato, bullismo, faticosa ricerca di legalità, integrazione ed un indice complessivo di qualità del sistema scolastico siracusano fanalino di coda dell’intero Paese. E l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.
Non è certo il modo migliore per incominciare il nuovo anno scolastico. Soprattutto non è affatto nuovo per la nostra provincia. Sembra quasi che si ripeta stancamente un rituale che credevamo di avere ormai alle spalle. E mentre le scuole statali sopravvivono di stenti in mezzo a mille difficoltà, consistenti risorse economiche sono state recentemente messe a disposizione delle scuole private dal Ministro Fioroni (sarebbe meglio forse Fioratti), scuole per le quali non valgono nemmeno i parametri del rapporto alunni insegnanti previsti dalla legge finanziaria, visto che ricevono finanziamenti anche in presenza di classi con otto alunni!
“ Occorre ridisegnare sin dalle fondamenta – dichiara Roberto Alosi, Segretario Generale della FLC CGIL - la stessa mission dell’education e ricollocarla in primo piano nelle politiche di sviluppo del nostro territorio. E per far questo è assolutamente necessario uscire da logiche corporative ed autoreferenziali ed avviare un virtuoso processo che giunga a fare sistema attorno ai temi dell’istruzione, del sapere e della conoscenza. Stringere, cioè, un patto territoriale interistituzionale che veda protagonisti tutti i soggetti coinvolti nell’elaborazione di strategie di politiche culturali territoriali in grado di difendere e garantire standard di qualità del nostro sistema di istruzione contro qualunque tentativo becero bipartisan di fare cassa sulla nostra scuola pubblica. I soldi spesi nell’istruzione sono l’investimento più importante che uno Stato possa fare. Significa investire sul futuro, sulle nuove generazioni. E’ la politica più intelligente che si possa fare, anche dal punto di vista economico. Per questo è intollerabile che la nostra provincia perda anno dopo anno pezzi consistenti di organici docenti ed ata e, allo stesso tempo registri un tasso di dispersione scolastica e quindi di pericolosa marginalità sociale anche del 30%. Così com’è inaccettabile che nel nostro territorio mortifichiamo e sopprimiamo le poche esperienze positive di tempo pieno e tempo prolungato tanto da attestarci ad un misero 2,6% di scuole a tempo pieno contro una media nazionale del 23,9% mentre nel resto del Paese si consolida l’idea che più tempo a scuola e di migliore qualità è la ricetta vincente contro la dispersione e gli scarsi risultati scolastici. Né è più immaginabile che una macchina così complessa e delicata come quella che gestisce le operazioni propedeutiche all’avvio dell’anno scolastico, che nella nostra provincia coinvolge 64.679 allievi, oltre 8000 operatori, 98 istituzioni scolastiche, 1500 incarichi annuali con effetti di ricaduta occupazionale, sociale e finanziaria di estremo rilievo per un territorio come il nostro fortemente insidiato da una permanente depressione socio-economica, possa rimanere autoreferenziale all’interno di un’amministrazione poco incline al dialogo sindacale e non sempre in grado di interagire in maniera sistemica con il territorio.”