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dopo
il referendum con il quale i cittadini di priolo hanno detto no al
rigassificatore |
Con il Referendum consultivo, tenutosi
a Priolo lo scorso 15 luglio, oltre il 98% dei votanti ha detto NO al
progetto di installare, alle porte dell’abitato, un impianto di
rigassificazione del metano dalla potenzialità di 12 miliardi
di metri cubi l’anno.
Al di là delle inevitabili strumentalizzazioni politiche che fanno
da contorno alle consultazioni popolari su argomenti di tale natura ed
oggetto (benché non fondamentali nel determinarne l’esito), è innegabile
che i cittadini di Priolo, e non solo loro, il rigassificatore non lo vogliono – soprattutto
per impedire che altri rischi si sommino a quelli già esistenti.
Rischi mai depotenziati nonostante i fiumi di chiacchiere, i piani di risanamento
e di bonifica, le visite ed i sopralluoghi di tante commissioni e le promesse
dei governi regionali e nazionali.
Alcune parti politiche, sindacali e imprenditoriali – paventando
strumentalizzazioni ma forse ancor più per il timore di compromettersi – sono
rimaste fuori dal confronto referendario e non hanno voluto cogliere l’occasione
per approfondire gli aspetti tecnici, economici, occupazionali e di sicurezza
del progetto proposto da Ionio Gas (Erg e da Shell).
Il risultato del Referendum, come era prevedibile, non ha fatto desistere
le imprese dal loro programma né impedito che le procedure autorizzative
vadano avanti.
Più elementi risaltano oggi nel dibattito che non si è spento.
Tra questi:
- le assidue dichiarazioni di quelle parti allora assenti e ora impegnate
a sminuire il significato del Referendum sostenendo che i cittadini non
capiscono un’acca;
- la Ionio gas che, non avendolo fatto durante la campagna referendaria,
all’indomani del voto “riafferma la sua volontà di condividere
col territorio il progetto e si dichiara pronta ad ascoltare le istanze
positive che derivano da una sana dialettica su un tema strategico per
lo sviluppo socioeconomico della zona”;
- l’acceso scontro interno al governo Cuffaro - che assume aspetti
paradossali - tra lo stesso Presidente, alcuni assessori della sua giunta
ed esponenti di primo piano delle forze della maggioranza di destra divisi
tra fautori e contrari ai rigassificatori;
- le posizioni del centro-sinistra e dei sindacati che appaiono guidate
dal desiderio di salvare capra e cavoli (opportunità, vantaggi,
rilancio industriale, ecosostenibilità, accordo di programma sono
i vocaboli più usati) ed anch’esse volte ad accantonare il
giudizio negativo espresso dai cittadini / padroni di casa.
Nessun tentativo di capire, per eventualmente superarli, i motivi di una
ormai conclamata disaffezione della gente nei confronti dell’esperienza
industriale siracusana.
Secondo tutti Questi soggetti sembra quasi che i cittadini non siano in
grado di comprendere, valutare e decidere sulle questioni tecniche, ambientali,
di sicurezza ed economiche di opere che si vogliono inserire nel loro territorio
ed i cui effetti – positivi o negativi - dovranno subire a lungo.
Ancora, sembra che la democrazia, quella attivata attraverso il Referendum,
sia una prassi inutile, deviante e fastidiosa, un intralcio per coloro
che le decisioni le prendono in gruppi molto ristretti e ritengono che
le loro scelte siano le migliori. Certo non si può sopravvalutare
il ruolo ed il peso dello strumento Referendum, ma neppure si deve pensare
ed agire come se la democrazia fosse sospesa quando entrano in ballo gli
interessi forti dei potentati economici.
È
un tema che in Sicilia si ripropone su diverse questioni che vendono contrapposti
gli interessi dei cittadini con quelli delle imprese e del governo regionale.
Il Piano dei rifiuti di Cuffaro con i suoi quattro inceneritori continua
a provocare la straordinaria e persistente mobilitazione delle popolazioni
interessate e della classe politica e sindacale. Per bocciare definitivamente
il Piano e vararne un altro, più consono alla realtà siciliana
e coerente con la normativa, occorrerebbe un provvedimento sensato e coraggioso
del governo nazionale che però è in imperdonabile ed ingiustificabile
ritardo. Continua, in presenza della vasta mobilitazione di popolo, della
Chiesa e del mondo della cultura, la sceneggiata delle concessioni sì,
concessioni no delle trivellazioni nel Val di Noto. Cuffaro annuncia, subito
smentito dagli interessati, la rinuncia dell’impresa alle aree di
trivellazione nei siti Unesco, la Panther Oil qualche giorno fa annuncia
lei la stessa cosa ma precisa che nel frattempo va avanti con le autorizzazioni.
Rigassificatori, inceneritori e trivellazioni in una Sicilia che ancora
non ha un Piano Energetico ed Ambientale, lo strumento di pianificazione
che consentirebbe di stabilire dove, quale e quanta energia occorre produrre
e porrebbe un limite al proliferare di iniziative che non hanno alcuna
valenza strategica e, nel massacrare il territorio, si pongono come unico
obiettivo il profitto. Senza un piano regolatore (anche dell’energia)
si sa che aumenta l’illegalità e l’abusivismo.
Quando poi quei progetti sono accomunati dalle stesse caratteristiche negative
come l’alto impatto ambientale e sanitario, unitamente all’insoddisfacente
effetto occupazionale, cresce la già profonda esasperazione e l’insofferenza
di chi dovrebbe vivere all’ombra delle ciminiere.
È
su queste questioni che la politica dovrebbe misurarsi e – se ne
ha - esercitare il suo potere di governo piuttosto che sfuggire il confronto
con i cittadini quando questi dimostrano di essere più saggi e lungimiranti
degli amministratori.
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