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Il piano strategico per Siracusa
non è un fine da raggiungere, che si esaurisce con la produzione
di uno documento, scientificamente valido, utile all’organizzazione
di seminari tecnici, ma uno strumento che, se correttamente gestito,
aiuta la città ad orientarsi e a riflettere su se stessa circa
i contenuti e la direzione del proprio futuro. In questo senso, il piano
strategico non è soltanto uno degli strumenti con cui l’amministrazione
comunale traccia gli scenari del proprio progetto politico, ma è il
luogo nel quale i cittadini esprimono le proprie istanze di vita civica
e contribuiscono nella definizione delle priorità e delle azioni
di supporto alla realizzazione di quelle aspirazioni. Il piano strategico,
quindi, è un’occasione importante per dare voce alla collettività,
grazie alla peculiarità del metodo partecipativo su cui si fonda.
E’ l’occasione che permette di fotografare, raccogliere,
analizzare, comprendere ed elaborare i progetti di un futuro condiviso
e di città futura, attraverso la visione e le percezioni di chi
vive ed opera a Siracusa. E’ il contesto nel quale possono comprendersi,
in maniera organica e strutturata, le problematiche specifiche della
città, grazie al coinvolgimento diretto del cittadino e dei diversi
attori socio-economici che compongono il più ampio tessuto sociale
del sistema città; le ansie e le aspettative che si muovono all’interno
di quelle problematiche e che, al di fuori da ogni astrattezza, riguardano
il diritto/bisogno alla salute, alla sicurezza, alla mobilità,
alla dignità economica, ad un alloggio, al tempo libero, all’istruzione,
ad un ambiente salubre, ad un sistema di relazioni sociali che contribuiscano
ad affermare un’identità collettiva ed un senso di appartenenza
di ciascuno ad un soggetto di ordine superiore: Siracusa. E’ un
ambizioso progetto di formazione e creazione di cultura e responsabilità civica,
tramite il quale possono fornirsi risposte efficaci alle multiformi richieste
che provengono dalle periferie della città. Periferie non solo
in senso territoriale, ma anche sotto un profilo sociale, anagrafico
ed economico. In quest’ottica, le periferie sono i bambini e la
loro domanda inevasa di luoghi ove riaffermare il proprio diritto alla
socialità, allo spazio e al rapporto con la natura; sono gli anziani,
con le loro richieste di sicurezza e salute; sono i giovani con il loro
diritto alla socialità, alla sperimentazione di linguaggi e forme
espressive, alla creatività e allo svago, alla cultura e all’istruzione,
al lavoro; sono gli immigrati, con i loro bisogni ed il loro diritto
all’integrazione. Realizzare questo percorso e questo legame con
i cittadini vuol dire creare le premesse per una nuova coscienza civica.
Vuol dire restituire dignità alla collettività, favorire
la rielaborazione del sistema di valori fondante la personalità del
cittadino, contribuire a superare l’attuale logica strettamente
individualistica e di appagamento del proprio personale bisogno ad ogni
costo, anche a discapito degli altri.
Il piano strategico è anche lo strumento che aiuta a comprendere
il sistema di relazioni che lega la città ai comuni ed ai contesti
territoriali limitrofi e gli effetti che, su tali sistemi di relazioni,
possono prodursi a seguito di innovazioni rilevanti. A titolo esemplificativo,
ci si riferisce alle conseguenze già in atto sul sistema del commercio
cittadino, indotti a seguito delle politiche di insediamento commerciale
avviate nel territorio amministrativo di Melilli, ulteriormente amplificate
dalle scelte dello stesso Comune di Siracusa. Ma anche ai cambiamenti che
nel medio termine si produrranno nel quadro degli scambi tra Siracusa e
Catania, dal momento in cui sarà ultimata la connessione autostradale.
La ridefinizione e la drastica contrazione dei tempi di percorrenza dello
spazio che attualmente divide le due città, ragionevolmente genererà ricadute
sul piano degli insediamenti residenziali e della logistica, in termini
molto simili a quelli che nel recente passato si determinarono sulla cintura
dei comuni intorno a Catania. Sono ormai moltissimi i catanesi trasferitisi
nei comuni, gravemente congestionati, di Sant’Agata li Battiati,
di San Gregorio o di San Giovanni La Punta. Grazie all’allora innovativa
tangenziale, questi cittadini sono (erano!) in grado di spostarsi a Catania
impiegando anche meno di mezz’ora, lo stesso tempo che sarebbe loro
richiesto se si trasferissero nella zona nord di Siracusa. Oltretutto,
il centro dell’economia industriale, logistica e commerciale di Catania è proprio
ubicato a Sud della città e si trova proprio sulla nuova direttrice
di collegamento autostradale con Siracusa. Da quest’esempio, ma non è l’unico
poiché dovrebbe anche parlarsi degli effetti attesi a valle dell’apertura
del nuovo aeroporto Fontanarossa e degli scenari prevedibili nella zona
Sud di Siracusa, sempre in conseguenza dell’asse autostradale, si
intuisce come tutto ciò produrrà inevitabili cambiamenti
ed effetti sulla nostra città, che necessitano di essere compiutamente
inquadrati, ancora una volta in chiave preventiva e sistemica.
In quanto progetto territoriale aperto alle domande della collettività e
alle relazioni con i territori limitrofi, il piano strategico è quindi
un processo multidisciplinare, che necessita della concertazione e dei
contributi di diversi esperti: il sociologo, l’economista, il giurista,
l’urbanista, il pedagogista ed altri ancora. Il piano strategico,
infatti, deve affrontare simultaneamente problematiche di natura molteplice,
sia sotto il profilo oggettivo che, come si diceva, soggettivo, e deve
essere, altresì, in grado di ricondurre tali problematiche all’interno
di un unico scenario, convenientemente organico.
Sempre a motivo della sua natura di progetto territoriale aperto, il piano
strategico si caratterizza per essere un piano incompiuto per definizione.
Infatti, il quadro di rappresentazione e lo scenario di pianificazione
a cui si giunge non è mai un punto di arrivo, ma un traguardo assolutamente
contingente e la premessa per l’elaborazione di nuovi scenari futuri.
In effetti, il vero patrimonio che si acquisisce, attraverso l’avvio
di un processo di pianificazione strategica, risiede proprio nel metodo
e nella visione di un processo e di un percorso dinamici permanentemente
aperti ed attenti alle istanze dei cittadini, all’evoluzione dei
contesti territoriali limitrofi e dei superiori contesti macro-territoriali,
economici e sociali. Da questa ulteriore caratteristica, deriva la necessità di
dover introdurre un sistema di monitoraggio, di indicatori o anche un osservatorio,
possibilmente indipendente dall’amministrazione comunale, che fornisca
in maniera onesta, trasparente, facilmente comprensibile ed accessibile
a chiunque, il quadro di sintesi dei risultati raggiunti ed il grado di
attualità delle priorità, delle azioni e degli scenari auspicati
mediante il piano. Un sistema di indicatori ed un quadro di sintesi che
devono essere esaurientemente rappresentativi e rispondenti alle dimensioni
civiche inserite nel piano, non limitati, quindi, alla misurazione di pochi
parametri economici, a cui siamo ormai abituati, ma che permettano anche
di valutare i traguardi raggiunti rispetto ad elementi di altra natura:
la salubrità dell’aria, il tempo libero, la disponibilità di
spazi a verde, i tempi della mobilità, privata e pubblica, la qualità dell’acqua
pubblica, la qualità dell’arredo urbano, la qualità della
spesa pubblica, ecc.
Sotto il profilo metodologico, allora, le sfide più importanti,
ambiziose ed incerte, perché estremamente complesse nella loro gestione,
sono tre:
1. garantire un clima pienamente e fattivamente partecipativo, tale da
assicurare a tutti la possibilità di esprimersi;
2. assicurare l’efficace coordinamento di sensibilità culturali
e professionali distinte, che necessitano di essere rese tra di loro perfettamente
complementari.;
3. monitorare costantemente il piano e diffonderne, in maniera ampia e
trasparente, i risultati e la significatività delle scelte.
Senza una rigorosa coordinazione di tali questioni, il piano strategico
rischia di essere una occasione mancata o l’ennesimo documento sulla
città, di per sé scientificamente valido, perché più o
meno conforme ad una teoria accademica, piuttosto elitario, perché di
riferimento per una ristretta comunità, ma del tutto sconosciuto
ai cittadini per i quali ed intorno ai quali doveva essere pensato.
un
ambizioso progetto di formazione e creazione di cultura e responsabilità civica
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