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Secondo i dati forniti da Terna,
in Sicilia al 31.12.2005 la produzione elettrica lorda è stata
di 26.207 Gwh, di cui 822 da idroelettrico, 25.002 da termoelettrico
e 382 da innovabile. Quella netta destinata ai consumi è stata
di 23.919 Gwh, il fabbisogno dell’isola di 21.406 Gwh e la differenza
esportata di 2.513 Gwh. La stessa Terna ci dice che la potenza efficiente
netta è così suddivisa: 721,2 MW idroelettrico; 5023,8
MW termoelettrico; 301,1 MW eolico e fotovoltaico (erano 15,4 MW al 31.12.2001).
Pertanto in Sicilia il settore energetico, al termine del primo lustro
del terzo millennio, continua a contraddistinguersi per il consolidamento
della produzione originata da fonti fossili, per l’apprezzabile incremento
dell’eolico e per la sostanziale stabilità della quota di
sovrapproduzione (12% – 16%) destinata all’esportazione attraverso
l’elettrodotto sottomarino. A meno di un deciso cambio di rotta verso
tutte le rinnovabili, per i lustri a venire si profilano nuove centrali
termoelettriche – essenzialmente alimentate a metano –, inceneritori
per rifiuti urbani e rigassificatori di cui la Sicilia non ha davvero bisogno.
Nella nostra regione si vogliono realizzare due terminali rigassificatori,
ad Augusta/Priolo e a Porto Empedocle, ciascuno per una capacità di
circa 8 miliardi di metri cubi l’anno (quella di Augusta/Priolo incrementabile
a 12 miliardi). Se si considera che già la Sicilia è il terminale
d’importazione del gas algerino e libico (28 + 8 miliardi di mc/anno),
con i rigassificatori (almeno 16 miliardi mc/anno) e l’aumento della
capacità algerina (altri 6,5 miliardi mc/anno) l’isola rafforzerebbe
il primato di stazione di ricezione, attraverso la quale passerebbe il
50% (58,5 miliardi mc/anno) delle future importazioni nazionali di metano,
stimate da qualche ente in un totale di 120 miliardi mc/anno al 2020. Purtroppo,
tra le altre cose, il metano “passerebbe” dalla Sicilia, senza
produrre alcun beneficio a fronte dell’impatto ambientale e dei vincoli
che terminali, rigassificatori e pipelines pongono sul territorio.
Ciò anche perché il tessuto industriale siciliano non è attrezzato
per un impiego diverso da quello energetico del metano e la crisi dei poli
petrolchimici non lascia aperte possibilità ad un uso “evoluto
ed innovativo” di questo gas.
Non c’è quindi alcuna motivazione strategica nella volontà di
costruire qui i due terminali ed occorre che il governo nazionale prenda
atto che l’inserimento di un ulteriore impianto a rischio d’incidente
rilevante a Priolo, nel contesto dell’area dichiarata ad elevato
rischio di crisi ambientale e tale rimasta, è inammissibile sotto
ogni profilo: i rischi devono essere depotenziati piuttosto che incrementati.
Il referendum cittadino che si terrà a Priolo il prossimo 15 luglio
ci dirà se i cittadini il rigassificatore lo vogliono o no e se
di buon senso da queste parti ce n’è ancora.
il
rigassificatore a priolo
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