politicamente scorretto

  di michele accolla  

 

Sono tra coloro, e siamo davvero in tanti, almeno per ora, che salutano con entusiasmo la candidatura di Walter Veltroni a capo del nuovo Partito democratico. Il suo discorso di Torino rappresenta già un elemento fondamentale della storia politica recente.
Un discorso a tutto campo che pure qualcuno ha definito generico e reticente sul piano della declinazione dei valori in strategia e obiettivi politici, ma abbiamo pazienza, e siamo consapevoli che non si può fare tutto in una volta sola.
Del discorso di Veltroni si è detto e scritto tanto, tuttavia su un passaggio voglio aggiungere qualche riflessione, sapendo già che mi attirerà le ire e le antipatie di molti.
Mi riferisco al passaggio dedicato alla partecipazione delle donne: "E un partito nuovo può dirsi davvero nuovo solo se sarà composto, a tutti i livelli, almeno per metà, da donne. Negli organismi, nei governi. ..."
Lo dico con il massimo del rispetto, ma davvero il compagno uolter è convinto che il valore del nuovo partito sarà maggiore se ci saranno più donne che uomini?
Da tempo mi colpisce quest'idea dei luoghi politici, partiti e istituzioni, intesi come federazione di identità, uomini e donne, giovani e meno giovani. A proposito, non è che le identità sono quelle che, se di destra, definiamo egoismi?
Mi permetto sommessamente, fuori da ogni retorica, di dissentire dall'idea che possa esistere un talento femminile in quanto tale più virtuoso di quello maschile, o viceversa.
Sostengo piuttosto che la vera questione è quella dell'accessibilità alla politica, di ogni sesso, pardon si dice 'genere', età e condizione sociale. Ridurre la questione a quote di rappresentanza è una semplificazione perfino banale.
Del resto, la storia recente ci ha consegnato due donne presidenti della Camera, c'è qualcuno che si sente di confondere il rigore etico e politico di Nilde Iotti con la prima castigatissima e poi disinvolta, Irene Pivetti?