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A nome dello Stato dell’Illinois,
il bivio della nazione, la terra di Lincoln, lasciatami esprimere la
più profonda gratitudine per il privilegio di parlare a questo
convegno. Stasera è un particolare onore per me perché la
mia presenza su questo palco è piuttosto improbabile. Mio padre
era uno studente straniero, nato e cresciuto in un villaggio in Kenya.
E’ cresciuto allevando greggi di capre, andava a scuola in una
baracca con il tetto di lamiera. Suo padre – mio nonno – era
un cuoco, un domestico al servizio degli inglesi.
Ma mio nonno aveva grandi aspirazioni per suo figlio. Grazie al duro lavoro
e alla perseveranza, mio padre vinse una borsa di studio per studiare in
un luogo magico, l’America, che “risplendeva” come un
segnale di libertà e opportunità per coloro che erano arrivati
prima.
Mentre studiava là, mio padre incontrò mia madre. Era nata
in un paese dall’altra parte del mondo, in Kansas. Suo padre lavorava
in impianti di trivellazione e fattorie durante il periodo della depressione.
Il giorno dopo Pearl Harbor, mio nonno si arruolò, si unì all’esercito
di Patton e marciò per tutta Europa. Tornato a casa, mia nonna aveva
cresciuto sua figlia e andò a lavorare in una catena di montaggio
dei bombardieri. Dopo la guerra, essi studiarono alla “G.I. Bill”,
comprarono una cassa tramite la “FHA” (Federal Housing Administration),
e più tardi si spostarono ad ovest verso le Hawaii alla ricerca
di nuove opportunità.
E anche loro avevano grandi aspirazioni per la loro figlia. Un sogno comune
nato in due Continenti.
I miei condivisero, non solo un amore improbabile, ma anche una fiducia
duratura nelle possibilità della Nazione. Mi dettero un nome africano,
Barack, o Benedetto, credendo che in un paese tollerante come l’America,
il nome non sarebbe stato un impedimento al successo. Immaginavano che
sarei andato nelle migliori scuole del paese, anche se non erano ricchi,
perché, in un’America generosa non devi essere ricco per raggiungere
i tuoi obiettivi. Sono entrambi morti. E so che stasera mi stanno guardando
con grande orgoglio.
Sono qui adesso, felice per le diversità della mia eredità,
consapevole che i sogni dei miei genitori vivono nelle mie due preziose
figlie. Mi trovo qui sapendo che la mia storia è parte della grande
storia americana, che io sono in debito con tutti coloro che sono venuti
prima di me e che in nessun altro paese del mondo, la mia storia potrebbe
essere possibile.
Stasera, ci riuniamo per affermare la grandezza della Nazione – non
a causa dell’altezza dei grattacieli, o del potere delle nostre forze
militari, o della grandezza della nostra economia. Il nostro orgoglio è basato
su una premessa molto semplice, riassunta in una dichiarazione fatta più di
duecento anni fa: “Noi consideriamo queste verità evidenti
e cioè che tutti gli uomini sono stati creati uguali. Il Creatore
ha donato agli uomini certi inalienabili diritti e tra questi ci sono la
vita, la libertà e la ricerca della felicità”.
Questo è il vero genio dell’America – la fiducia nei
piccoli sogni, l’insistenza nei piccoli miracoli. Che noi possiamo
rimboccare le coperte ai nostri piccoli la notte e sapere che sono stati
nutriti, sono stati vestiti, e sono al sicuro dal male.
Che possiamo dire cosa pensiamo, scrivere cosa pensiamo, senza ascoltare
un improvviso colpo alla porta.
Che possiamo avere un’idea e iniziare un nuovo business senza pagare
una “tangente”. Che possiamo partecipare ad un processo politico
senza paura di essere puniti e che i nostri voti verranno contati – almeno
la maggior parte del tempo.
Non crediate che io sbagli. Le persone che io incontro - nei piccoli paesi,
nella grandi città, nei ristoranti, nei parchi – non si aspettano
che il governo risolva tutti i loro problemi. Essi sanno di dover lavorare
duramente per andare avanti – e vogliono farlo.
Se vai nelle contee intorno a Chicago, le persone ti diranno che non vogliono
che i loro soldi vadano sprecati dall’agenzia assistenziale o dal
Pentagono.
Se vai nel centro della città, il vicinato e le persone ti diranno
che il governo da solo non può insegnare ai nostri figli a raggiungere
certi obiettivi – essi sanno che i genitori devono insegnare, che
i figli non possono apprendere a meno che non aumentiamo le loro aspettative
e spengiamo i televisori e sradichiamo la calunnia che dice che un giovane
nero con un libro sta simulando un bianco. Essi conoscono queste cose.
Le persone non si aspettano che il governo risolva tutti i loro problemi.
Ma essi percepiscono nel profondo che basta un piccolo cambiamento di priorità per
assicurare ad ogni bambino in America una vita decente e fare in modo che
le porte delle opportunità rimangano aperte a tutti.
Essi sanno che possiamo fare meglio.
E vogliono questa possibilità.
Lo sapete, un po’ di tempo fa incontrai un giovane di nome Seamus
in una sala di VFW nell'East Moline, nell’Illinois. Era un giovane
di bell’aspetto, con gli occhi chiari e un sorriso sereno. Mi disse
che si sarebbe arruolato nei Marines, e sarebbe stato mandato in Iraq la
settimana successiva. E, quando lo ascoltai mentre spiegava il perché si
era arruolato, la sua completa devozione per il nostro paese e i suoi capi,
la sua devozione al dovere e al servizio, pensai che questo giovane rappresentava
tutto quello che ognuno di noi spera per il proprio figlio. Ma dopo mi
chiesi: Stiamo servendo Seamus così bene come lui sta servendo noi?
Pensai ai 900 uomini e donne – figli e figlie, mariti e mogli, amici
e conoscenti, che non ritorneranno alle loro città natali. Pensai
alle famiglie che abbiamo incontrato che stavano lottando per andare avanti
senza il reddito dell’amato o i cui cari erano ritornati senza un
arto o con i nervi a pezzi, ma, ai quali ancora mancano i benefici sanitari
a lungo termine perché sono "reservists” (è un
tipo di organizzazione militare).
Quando noi mandiamo i nostri giovani verso la “strada del male”,
abbiamo l’obbligo solenne di non addolcire i numeri o di fare ombra
sulla verità sul perché stanno andando, di avere cura della
loro famiglie mentre loro sono via, di informarsi del ritorno dei soldati,
e di non andare mai in guerra senza avere le truppe necessarie per vincere
la guerra, assicurare la pace e guadagnare il rispetto del mondo.
Adesso lasciatemi fare chiarezza. Abbiamo nemici reali nel mondo, Questi
nemici devono essere trovati. Devono essere ricercati – e devono
essere battuti.
Se c’è un figlio nella parte a sud di Chicago che non sa leggere,
questo mi riguarda, anche se non è mio figlio. Se c’è una
persona anziana che non può pagare i suoi medicinali, e deve scegliere
tra le medicine e l’affitto, questo impoverisce la mia vita anche
se non si tratta dei miei nonni. Se c’è una famiglia Arabo-Americana
a cui è stata fatta una retata senza beneficiare di un avvocato
o di un processo imparziale, questo minaccia le mie libertà civili.
E’ questa convinzione fondamentale, questa convinzione fondamentale
- io sono il custode di mio fratello, sono il custode di mia sorella – che
fa funzionare questo paese. E’ questo che ci permette di portare
avanti le nostre ambizioni e ancora di riunirsi come un famiglia americana.
"
Da molti, uno" (E pluribus unum è il motto nazionale originario
degli Stati Uniti d'America. La frase si riferisce all'integrazione delle
tredici colonie indipendenti che fecero parte di quelli che diventeranno
Stati Uniti d'America in una unica nazione unita).
E persino adesso mentre noi parliamo ci sono persone che si stanno preparando
a dividerci, i padroni della rotazione (spin masters), i venditori di pubblicità negativa
che abbracciano qualsiasi tipo di politica. Bene, ve lo dico stasera, non
c’è un’America Liberale ed una Conservatrice – ci
sono gli Stati Uniti d’America. Non c’è un’America
nera, né un’America bianca, né un’America Latina,
né un’America Asiatica – ci sono gli Stati Uniti d’America.
Ai sapientoni, ai sapientoni piace dividere e spezzettare il nostro paese
negli Stati Rossi e Stati Blu (Red States and Blue States). Gli Stati Rossi
per i Repubblicani e gli Stati Blu per i Democratici. Ma ho delle notizie
anche per loro. Adoriamo un meraviglioso Dio negli Stati Blu e non ci piace
che gli agenti federali frughino nelle nostre biblioteche negli Stati Rossi.
Alleniamo la Little League (baseball e softball) negli Stati Blu ed ebbene
si, abbiamo amici gay negli Stati Rossi.
Ci sono soldati che si oppongono alla guerra in Iraq e ci sono soldati
a favore della guerra in Iraq.
Siamo un solo popolo, tutti noi abbiamo prestato giuramento di fedeltà alle “stelle
e strisce”, tutti noi abbiamo difeso gli Stati Uniti d’America.
Alla fine questo è ciò di cui trattano queste elezioni. Partecipiamo
ad una politica di cinismo o ad una politica di speranza?Speriamo di fronte
alle difficoltà. Speriamo di fronte alle incertezze. L’audacia
della speranza. Alla fine questo è il più grande dono che
Dio ci ha fatto. Credere nelle cose che non vedi. Credere che in avanti
ci saranno giorni migliori. Grazie a tutti. Dio vi bendica. Grazie
il
discorso di indirizzo del candidato alle primarie presidenziali usa
al convegno democratico nazionale del 2004
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