il politico: esperienza o capacità progettuale?

  di antonio rudilosso  

 

Su un recente articolo pubblicato su "La Sicilia" Roberto Cafiso ha analizzato gli effetti del collasso verso cui si avvia il sistema politico, registrando la disaffezione dei cittadini per la politica e per i politici.
Il dibattito che per ora sta animando giornali e reti televisive rischia di diventare la solita enorme foglia di fico dietro cui nascondere le vergogne di un apparato politico autarchico, autoreferenziale e autogeno che, passata la tempesta, continuerà ad essere uguale a se stesso. Un sistema che, tartufescamente, partecipa alla gogna mediatica in cui è attualmente ristretto, anzi la promuove e si indigna di se stesso, per poi continuare a bruciare, annualmente, tra i tre e i quattro miliardi di euro a beneficio di poco più di 180.000 persone. Sono cifre elaborate da due “organici del settore”, Cesare Salvi e Massimo Villone, ambedue senatori della Repubblica (Il costo della democrazia – Mondatori editore): l’operazione sembra simile a quella messa in atto dal ministro D’Alema che denuncia il distacco della gente dalle istituzioni, da Calderoli che definisce una porcata la sua legge elettorale, dall’ex presidente della Repubblica Scalfaro che stigmatizza gli alti costi del Quirinale, da Bassolino che si indigna per la spazzatura di Napoli, da Casini che inveisce contro il disfacimento della famiglia…
La politica ha monopolizzato anche la critica verso se stessa.
Se Gian Antonio Stella, Milena Gabanelli, Sergio Rizzo, Ilvo Diamanti, Riccardo Iacona o Giampaolo Pansa denunciano, con dati incontrovertibili, che la politica è in mano a una casta di intoccabili, essi diventano i “rappresentanti dell’antipolitica” che, per dirla con Bersani, seminano vento con invettive e frastuono anziché contribuire a colmare il solco tra politica e società; pertanto, qualunque critica, archiviata al “fascicolo antipolitica”, viene assimilata a qualunquismo, demagogia, istigazione alla sfiducia.
Quando Montezemolo, dimentico che l’evasione fiscale e i maggiori scandali finanziari italiani sono prevalentemente di derivazione industriale, tuona contro i politici incapaci di cambiare l’Italia e auspica un governo di tecnici e imprenditori, ecco che l’indomani la politica tutta, sia essa di destra, di sinistra, che di estrema sinistra, trova un miracoloso, inedito accordo nel criticare la critica.
Peraltro, nel momento stesso in cui si decodifica la furbesca strategia di un ceto che combatte per mantenere i propri impresentabili privilegi è necessario anche immaginarne la cura: a tal fine, l’analisi fenomenologica elaborata da Roberto Cafiso è di grande aiuto soprattutto quando descrive le reazioni dei cittadini “prestati alla politica” (forse in contrapposizione a quelli venduti?) ma poi avversi a ricandidarsi. Tale indisponibilità viene presentata come una patologia e non si considera che, invece, potrebbe essere una delle soluzioni per risolvere la crisi: fatti eleggere, fai il sindaco, il parlamentare, il presidente della regione, produci risultati per la durata del mandato e poi ti fai definitivamente da parte perché ci sono altri 30 milioni di Italiani in grado di continuare in ciò che hai fatto.
È comprensibile che il mandato singolo scandalizzi una classe politica che tenta con ogni mezzo di monopolizzare le istituzioni ma di certo affrancherebbe il Paese dall’inciviltà di essere governati, a tutti i livelli, da uomini che vivono di politica vita natural durante. Il politico non deve avere esperienza ma capacità progettuale: l’esperienza va poi ricercata tra i funzionari che devono realizzare i progetti. Il politico di professione è invece costretto a produrre clientelismo. Mandato singolo, dimezzamento dei costi, dimezzamento dei posti: ricetta semplice, immediata e per niente filosofica. Anche dolorosa, ma il momento del dolore, prima o poi, arriva per tutti.
Un’ultima considerazione: mentre quattro anime belle discettano attorno all’etica della politica e ai sudori freddi di amministratori pubblici senza stoffa che entrano in ansia perché costretti a compromessi vari, loro, i professionisti, stanno mettendo a punto altri slogan, altre citazioni (magari in latino) e altre approfondite analisi per dimostrare che è cosa buona e giusta fare politica per tutta la vita. Sarebbe cosa altrettanto buona e giusta che gli uomini delle istituzioni che percepiscono la dignità del loro mandato popolare (e sono tanti) partecipino alla rimozione delle indecenze che caratterizzano l’amministrazione della politica in Italia. Prima di essere travolti anche loro.

l'intervento dell'ex sindaco di floridia