il corpo spezzato

  di francesca de benedictis  

 

“Il mio corpo è là dove giunge il mio sguardo: sulle montagne che si infiammano di luce o sul libro che sto leggendo, e il mio corpo si rivela nella parola che si fa portatrice di linguaggi inesauribili”
(U. Galimberti – “Il corpo” – Feltrinelli)

Dopo una giornata di lavoro, torno a casa. Percorro con la macchina lo spazio che separa la cooperativa dalla mia abitazione e come ogni giorno ritornano alla memoria espressioni del volto, sguardi, sorrisi, movimenti, frasi, parole, che hanno riempito la mia giornata.
Alcune volte il dolore, la sofferenza di tante mamme e di qualche papà, come pure la gioia per piccoli apprendimenti, semplici gesti, cenni di parole dei loro figli risuonano dentro di me e mi accompagnano fino alla porta di casa.
Adoro la musica e in macchina accendo la radio. Quella sera, dopo un colloquio particolarmente intenso e ricco di emozioni, forse per difendermi da tale forza emotiva, sento che inizia il telegiornale e decido di ascoltarlo…:
“ Trasmissione televisiva in Olanda suscita molte polemiche: una donna in fase terminale “dona” i suoi organi attraverso un telequiz, tre i candidati che possono riceverli, il pubblico da casa partecipa con SMS”.
Tale notizia arriva insieme alle altre con la solita velocità che ormai caratterizza i telegiornali. Spengo la radio, ascolto il silenzio.
Non posso credere che sia vero, penso di aver capito male. Comunque tale messaggio si fa strada dentro di me e mille idee confuse si accavallano facendomi provare un malessere fisico, una sorta di nausea condita con molta rabbia e un senso di impotenza.
Provo a “sentirmi” la donna che, sapendo di dover morire, decide di fare scempio del suo corpo pubblicamente e di “svenderlo” a pezzi sul mercato, al migliore offerente.
Non ci riesco, se non pensando ad una enorme aggressività conseguente alla non accettazione della morte.
Ma tale negatività è stata raccolta da qualcuno che per puro interesse la restituisce ai telespettatori!
La donazione degli organi, come qualsiasi cosa che si muova “per-dono” fa parte, a mio avviso, della intimità di ogni essere umano. Il dono è un gesto d’amore!
La legge sulla privacy protegge (giustamente!) le persone e le loro malattie e contemporaneamente i mezzi di comunicazione di massa invadono sempre più quelle stesse persone.
Assistiamo a litigi di coppia in diretta, a dinamiche familiari che esplodono dentro quello schermo sempre più grande e sempre più piatto, le telecamere del grande fratello ci conducono nei luoghi più segreti…
Poi ci sono le tele-vendite e i giochi a quiz. Con grande facilità si compra, si vende, si vincono e si perdono centinaia, migliaia di euro!
Ma questo non fa più scandalo.
Ripenso al dolore e alle gioie di cui parlavo prima, alla possibilità che ho di ascoltare, di emozionarmi, di sentire insieme all’ “altro-me”.
Sono due mondi troppo distanti ma sono entrambi reali. Questa notizia come ha fatto indignare me avrà fatto indignare tanti altri e tante altre, devo trovare il tempo per dire ciò che provo affinché insieme si possa gridare che ad ogni cosa c’è un limite, che il nostro corpo è sacro, che come ci è stato donato così possiamo donarlo, ma in silenzio.
Il corpo è fonte di emozioni, di comunicazioni, di amore, come dice M. Mahaler “…il principale rappresentante del mondo di cui il bambino ha esperienza: l’oggetto di amore primario”.
Non possiamo trattarlo così male. Anche quando si ammala il nostro corpo esprime sentimenti e non sempre sono positivi. Il dolore è parte di noi così come la morte.
Mi chiedo se quel mondo falso ma pur reale delle televendite,dei telequiz, dei corpi di ragazze e ragazzi perfetti e “rifatti” non sia proprio una mascherata, un modo per nascondere e negare la povertà, il dolore, la malattia, i corpi malati e fuggire sempre più lontano ...per perderci così da riuscire a non provare più alcuna emozione.
Un mondo di plastica che vorrebbe negare le ombre e non si accorge che tali fantasmi tornano a galla e sono sempre più forti e più imponenti.

la televendita dei propri organi