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“Il mio corpo è là dove
giunge il mio sguardo: sulle montagne che si infiammano di luce o sul
libro che sto leggendo, e il mio corpo si rivela nella parola che si
fa portatrice di linguaggi inesauribili”
(U. Galimberti – “Il corpo” – Feltrinelli)
Dopo una giornata di lavoro, torno a casa. Percorro con la macchina lo
spazio che separa la cooperativa dalla mia abitazione e come ogni giorno
ritornano alla memoria espressioni del volto, sguardi, sorrisi, movimenti,
frasi, parole, che hanno riempito la mia giornata.
Alcune volte il dolore, la sofferenza di tante mamme e di qualche papà,
come pure la gioia per piccoli apprendimenti, semplici gesti, cenni di
parole dei loro figli risuonano dentro di me e mi accompagnano fino alla
porta di casa.
Adoro la musica e in macchina accendo la radio. Quella sera, dopo un colloquio
particolarmente intenso e ricco di emozioni, forse per difendermi da tale
forza emotiva, sento che inizia il telegiornale e decido di ascoltarlo…:
“
Trasmissione televisiva in Olanda suscita molte polemiche: una donna in
fase terminale “dona” i suoi organi attraverso un telequiz,
tre i candidati che possono riceverli, il pubblico da casa partecipa con
SMS”.
Tale notizia arriva insieme alle altre con la solita velocità che
ormai caratterizza i telegiornali. Spengo la radio, ascolto il silenzio.
Non posso credere che sia vero, penso di aver capito male. Comunque tale
messaggio si fa strada dentro di me e mille idee confuse si accavallano
facendomi provare un malessere fisico, una sorta di nausea condita con
molta rabbia e un senso di impotenza.
Provo a “sentirmi” la donna che, sapendo di dover morire, decide
di fare scempio del suo corpo pubblicamente e di “svenderlo” a
pezzi sul mercato, al migliore offerente.
Non ci riesco, se non pensando ad una enorme aggressività conseguente
alla non accettazione della morte.
Ma tale negatività è stata raccolta da qualcuno che per puro
interesse la restituisce ai telespettatori!
La donazione degli organi, come qualsiasi cosa che si muova “per-dono” fa
parte, a mio avviso, della intimità di ogni essere umano. Il dono è un
gesto d’amore!
La legge sulla privacy protegge (giustamente!) le persone e le loro malattie
e contemporaneamente i mezzi di comunicazione di massa invadono sempre
più quelle stesse persone.
Assistiamo a litigi di coppia in diretta, a dinamiche familiari che esplodono
dentro quello schermo sempre più grande e sempre più piatto,
le telecamere del grande fratello ci conducono nei luoghi più segreti…
Poi ci sono le tele-vendite e i giochi a quiz. Con grande facilità si
compra, si vende, si vincono e si perdono centinaia, migliaia di euro!
Ma questo non fa più scandalo.
Ripenso al dolore e alle gioie di cui parlavo prima, alla possibilità che
ho di ascoltare, di emozionarmi, di sentire insieme all’ “altro-me”.
Sono due mondi troppo distanti ma sono entrambi reali. Questa notizia come
ha fatto indignare me avrà fatto indignare tanti altri e tante altre,
devo trovare il tempo per dire ciò che provo affinché insieme
si possa gridare che ad ogni cosa c’è un limite, che il nostro
corpo è sacro, che come ci è stato donato così possiamo
donarlo, ma in silenzio.
Il corpo è fonte di emozioni, di comunicazioni, di amore, come dice
M. Mahaler “…il principale rappresentante del mondo di cui
il bambino ha esperienza: l’oggetto di amore primario”.
Non possiamo trattarlo così male. Anche quando si ammala il nostro
corpo esprime sentimenti e non sempre sono positivi. Il dolore è parte
di noi così come la morte.
Mi chiedo se quel mondo falso ma pur reale delle televendite,dei telequiz,
dei corpi di ragazze e ragazzi perfetti e “rifatti” non sia
proprio una mascherata, un modo per nascondere e negare la povertà,
il dolore, la malattia, i corpi malati e fuggire sempre più lontano
...per perderci così da riuscire a non provare più alcuna
emozione.
Un mondo di plastica che vorrebbe negare le ombre e non si accorge che
tali fantasmi tornano a galla e sono sempre più forti e più imponenti.
la
televendita dei propri organi
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