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Bentornati signori e signore al
nostro consueto appuntamento con la rubrica “Indecisi e Sconclusionati”.
L’oggetto della nostra inchiesta di oggi sono gli italiani e il
loro eterno dilemma: “Come salvare i giovani dalla distruzione”.
In cosa consista realmente la “distruzione” che insegue da
sempre i nostri ragazzi ancora non riusciamo a dirlo con esattezza (sarà di
certo compito di qualche quiz televisivo, o di un film con Riccardo Scamarcio,
trovare una risposta a quest’inquietante interrogativo), possiamo
semplicemente ipotizzarlo: l’ignoranza? L’illegalità?
La pigrizia? Le gocciole al cappuccino?(puoi selezionare col telecomando
la risposta che ritieni esatta).
Bisogna in qualche modo intervenire! Ecco le forze istituzionali dispiegare
i loro potenti mezzi in quest’impresa degna di nota: corsi extra-curricolari,
manifestazioni, cortei, convegni, interviste, pratiche esorcistiche e stage
d’antropologi scaduti, in un’apoteosi dell’immaturità:
non da parte dei giovani ma degli adulti.
Ho partecipato il mese scorso a Roma ad una “Giornata di Formazione
alle Camere”, durante la quale ho avuto l’occasione di incontrare
la Commissione Parlamentare Anti-Mafia. Riflettendo, durante l’incontro,
tra una frase fatta e un luogo comune, distribuiti ad arte nel discorso
preparato la sera prima che ero costretto a sentire, mi sono venute in
mente alcune simpatiche coincidenze. Essendo un ospite ho dovuto aspettare
che anche gli altri studenti intervenissero con le loro domande prima di
poter porre le mie. Notando innanzitutto che le domande poste dai miei
coetanei calabresi erano palesemente state preparate dai loro insegnanti,
ed erano state consegnate al Presidente il giorno prima, per fare in modo
che potesse disporre anche lì qualche simpatico dato ottimistico
da spiattellare all’opinione pubblica adolescenziale, posso avere
la presunzione di sottolineare il fatto che ne io ne gli altri siracusani
ci siamo prestati a questa farsa, non solo non consegnando le domande,
ma preparandole sul momento, un po’ in funzione delle lacune che
i nostri interlocutori lasciavano tra un simpatica battuta e un imbarazzante
cambio d’argomento e un po’ perché siamo degli pseudo-intellettuali
irrimediabilmente pigri.
Ho pensato innanzitutto all’illusione che ci ostiniamo a vivere:
quello di un momento potenzialmente forte per la lotta all’illegalità;
pura chimera nei meandri dei misfatti quotidiani ad opera, non dei giovani
da “formare”, ma degli adulti “formatori” (basti
pensare ad alcuni caratteristici dirigenti scolastici) La mia anarchicamente
fervida immaginazione fermenta e giungo alla conclusione che qualcosa non
funziona. Abbiamo sbagliato l’oggetto della formazione: non i giovani,
ma gli adulti, la classe politica è quella da formare, è la
politica stessa che alimenta l’illegalità, come possiamo pretendere
che la sconfigga? Siamo precipitati in un pantano dal qual non possiamo
risollevarci senza un ricambio totale della dirigenza nazionale. Ho rivisto
l’altro giorno Forgione in televisione (aveva portato con se la sua
barba da acculturato, la sua voce fastidiosa, il suo accento indefinito
e il suo sorriso di circostanza) guardandolo pensavo a quanta vergogna
proverei nel presiedere una commissione parlamentare all’interno
della quale ci sono dei pregiudicati, ma si sa: “a poltrona donata
non si guarda l’imbottitura”. È l’espressione
della sconfitta del buonsenso, della pubblica morale, della democrazia,
e della politica (se ci fosse ancora stato bisogno di una dimostrazione).
Non vedo nessuna reale presa di posizione, né tantomeno la speranza
di sconfiggere uno stato parallelo che funziona meglio di quello ufficiale.
Servono forze nuove (scusate ma l’odiato accostamento di questi due
termini era necessario per rendere la mia idea) che non lascino spazio
alla corruzione e al clientelismo, che lavorino seriamente, con passione
da entrambi gli schieramenti (ammesso che siano ancora due). La sconfitta
della criminalità rappresenta una molla anche nel settore dell’occupazione,
degli appalti pubblici, del turismo, contro la dispersione scolastica; è l’unico
serio investimento che possiamo permetterci per il futuro. In questo naturalmente
Forgione concordava con me, ma non esistono seri provvedimenti che lascino
sperare in un reale riscontro delle mie speranze. La formazione di una
coscienza sociale, che porti avanti una comunità formata da giovani
e adulti allo stesso tempo, che necessita di investimenti sugli uni e sugli
altri. Quello che vedo intorno a me conferma solo l’incoerenza della
classe politica, l’amore per le cerimonie inutili e per i privilegi
facili che vedo nelle nostre istituzioni. Ci resta un’ultima speranza,
che questa classe politica, visti i valori e le tradizioni che porta avanti,
non riesca a formare quella che la rimpiazzerà: magari le cose potranno
cambiare. Seguirà il meteo. Arrivederci alla prossima puntata. Buona
serata.
retorica
e poco altro nell'idea che debbano formarsi solo i giovani e non
gli adulti
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