un partito forte e autorevole senza matrice ideologica

  di rino piscitello  

 

Da anni sono convinto della necessità di un grande partito riformista in grado di interpretare i nuovi bisogni della società italiana e di offrire risposte e strumenti moderni e adeguati. Per questa semplice ragione la proposta del Partito Democratico mi ha annoverato, sin da subito, fra i più convinti sostenitori.
Nel periodo che ha caratterizzato la transizione dal vecchio al nuovo secolo il mondo è profondamente cambiato. Con esso le nostre comunità hanno mutato volto. La caduta dell’impero sovietico e dei regimi comunisti dell’est europeo ha allargato i confini dell’economia internazionale consegnando fette di mercato ampie e ricettive alla cultura dell’insediamento imprenditoriale. La globalizzazione ha abbattuto barriere economiche e sociali rendendo possibili e agevoli collegamenti e relazioni prima assolutamente inimmaginabili: così la Cina e l’india sono diventate protagoniste indiscusse dei processi di sviluppo dell’economia mondiale.
L’agire politico non può più essere incapsulato nelle categorie tipiche delle ideologie tradizionali del novecento. Cambia la società e cambiano anche i partiti. Come cambiano gli strumenti della partecipazione: sempre meno connotata dalla militanza e sempre più garantita da forme snelle, rapide ed efficaci di consultazione. A questo si deve lo straordinario successo delle primarie, siano esse organizzate per scegliere il capo del governo o il sindaco di una città.
Non sempre il cambiamento è sinonimo di progresso. A volte intervengono fattori che si caratterizzano come una forma di involuzione rispetto al passato. E’ il caso di un sistema lavorativo che crea sempre maggiore precarietà e incertezze. La sicurezza del posto di lavoro è, purtroppo, un traguardo lontano. I giovani scontano molto le difficoltà del nostro tempo. Spesso non trovano lavoro, nemmeno se dotati di professionalità apprezzate e riconosciute. E altrettanto spesso trovano lavoro precario, con remunerazioni inadeguate e instabilità. Non hanno nemmeno la certezza che il sistema previdenziale garantirà loro un trattamento pensionistico consono. Sono bisogni antichi che si presentano con vesti moderne e incrinano i valori che ci hanno sempre accompagnato, minando le basi fondanti della nostra società.
Per affrontare sfide così articolate e complesse occorrono strumenti nuovi e robusti. Occorrono partiti rappresentativi, solidi, non connotati ideologicamente anche se ispirati da tradizioni culturali radicate nel tessuto connettivo delle nostre comunità. Occorrono partiti che sappiano fare sintesi fra espressioni diverse che trovano fondamento in analisi comuni dei mali e dei problemi del nostro tempo. Occorrono partiti forti, in grado di rappresentare un punto di riferimento certo e credibile per una fetta consistente di cittadini e capace di affermare con determinazione una politica di modernità e lungimiranza.
Un partito piccolo fa senza dubbio una buona testimonianza dei propri valori e delle proprie ricette, ma incide minimamente sui processi che investono la società. Per questi motivi è utile ma inadeguato. Necessita, invece, un partito che abbia la forza e l’autorevolezza di un partito di massa con la consapevolezza di non potere più avere né la matrice ideologica né l’apparato organizzativo propri dei partiti di massa.
E’ proprio questo il senso della nostra sfida e della nostra scommessa. Ed è proprio per queste ragioni che sono convinto che possano convivere in un unico soggetto politico l’impegno cattolico e una visione laica dei fenomeni sociali, la tradizione liberal democratica e la difesa dell’ambiente, l’appartenenza socialista e l’integrazione nelle nuove logiche di mercato. Possono convivere perché, pur essendo differenti i punti di partenza, convergono gli approdi. Le risposte ai problemi del nostro tempo potranno essere efficaci se saranno il frutto di una sintesi composita arricchita dall’apporto prezioso che ogni cultura riformista potrà offrire.
Non mi nascondo le difficoltà organizzative. Il Partito Democratico non nasce dal nulla. E’ un’evoluzione della politica italiana e il prodotto dell’elaborazione culturale di gruppi dirigenti che hanno identità e ruoli che non possono essere disconosciuti. Il passaggio è entusiasmante e difficoltoso. E’ giusto che coloro che, nei D.S. e ne “La Margherita”, hanno avuto il coraggio e la lungimiranza di avviare questo percorso rivendichino il diritto di costruire una casa che gli appartenga. E’ altrettanto giusto che tutti coloro che non si riconoscono nell’esperienza dei due partiti fondatori e sposano il progetto del Partito Democratico abbiano eguali diritti e opportunità. Per questo nella fase costituente occorre immaginare regole che sappiano contemperare queste due diverse esigenze garantendo ampia partecipazione e coinvolgimento. Io concordo con coloro che respingono ogni previsione di quote e riserve e propendo per un partito nuovo che nasca dal basso e che trovi nell’entusiasmo dei suoi sostenitori la forza e l’energia per affermare il progetto. Anche a Siracusa dovremo sperimentare questi metodi innovativi: aprirci molto alla società esterna ai partiti, coinvolgendo e chiamando alla partecipazione e al protagonismo le numerose energie che sino ad oggi non si sono ritrovati nella politica praticata dai gruppi dirigenti dei D.S. e de “La Margherita”.
Anche per questa valutazione ho considerato inutile oggi una discussione sulla collocazione europea del nuovo partito. E’, questo, un tema che deve affrontare il nuovo soggetto politico senza avere eredità e retaggi trasmessi da coloro che si sono sciolti per farlo nascere. E quindi senza ipoteche.
E’ indubbio che la tradizione del socialismo europeo deve entrare nel nuovo Partito Democratico. E’ verò, però, che questa tradizione da sola non è sufficiente per fare diventare i riformisti maggioranza nei principali Paesi dell’Europa e dell’Occidente. E’ un dato che riconoscono anche i più illuminati leaders socialisti europei. E, cosa ancora più importante, la migliore tradizione del socialismo europeo non è in grado, da sola, di offrire tutte le ricette di cui la nostra società ha bisogno per affrontare le sfide che la impegnano: dalla lotta alla povertà alla sicurezza del lavoro, dalla tutela dell’ambiente al contrasto del terrorismo internazionale. Il Partito Democratico, per segnare una svolta storica della politica italiana, deve aprire la porta a nuove forme di integrazione politica fra le più importanti famiglie riformiste dell’Occidente.
Le recenti elezioni amministrative hanno, infine, dimostrato ancora una volta che il centrosinistra in Sicilia è strutturalmente minoritario e deve modificare l’approccio politico e culturale con il quale inquadra il tema delle alleanze per il governo. Occorre che il Partito Democratico lanci una proposta di grande apertura a quelle forze del centro non organiche al centrodestra e a quelle forze che, pur organiche al centrodestra, assumono di volta in volta posizioni non distanti dal centrosinistra. Soltanto un nuovo “Patto per la Sicilia” che allarghi i confini tradizionali del centrosinistra potrà consegnarci una vera prospettiva di governo nella nostra regione.
Guardiamo al futuro con ottimismo. Sappiamo di dovere affrontare una grande impresa. Il Partito Democratico serve al Paese, serve al rafforzamento del bipolarismo che è viatico al rafforzamento della nostra democrazia. Affrontiamo questa sfida con umiltà e con linguaggi e comportamenti moderni. Ce lo chiedono i cittadini ai quali dobbiamo restituire il gusto della politica e il piacere di essere rappresentati.

il punto di vista del segretario provinciale dei dl - margherita