rispettare tutte le tradizioni politiche

  di franzo bruno  

 

I congressi nazionali di DS e Margherita hanno dato nuovo slancio al percorso di costruzione del Partito Democratico. Ne è stata spiegata la necessità storica e politica, sono state delineate e ampiamente discusse le coordinate generali, ne è risultato più chiaro e definito il profilo complessivo. Si tratta ora di dar concretezza e radicamento a quanto fin qui maturato, facendo della fase costituente che i due partiti hanno lanciato l’occasione in cui si realizza un soggetto politico realmente nuovo, capace fin dalla sua edificazione di attrarre forze ed energie della società e di praticare forme di partecipazione che incontrino una voglia di politica che esiste e che non trova nei partiti tradizionali le modalità auspicate di soddisfazione.
In cosa dovrebbe consistere la novità del PD? Cosa può farne un soggetto politico sintonizzato con le esigenze di un tempo nuovo?
E’ probabile che una delle parole-chiave del PD debba essere “contaminazione”. Va riservato grande rispetto nei confronti di tutte le tradizioni politiche che si propongono di dar vita al PD, e va riconosciuta l’esigenza irrinunciabile di un rapporto forte, a livello internazionale, con la famiglia riformista di gran lunga più rappresentativa e inclusiva nel panorama europeo, quella del PSE. Ma nessuna delle culture politiche da cui il PD nascerà potrà pretendere di sottrarsi al confronto dialettico con le altre e alla ricerca di una sintesi nuova e originale, che non tradisca o neghi principi e valori, ma che li faccia interagire nella elaborazione di idee che sappiano costituire strumenti efficaci di analisi della contemporaneità e di intervento sulle questioni nodali che essa pone.
Ed è altrettanto importante che un’altra delle parole – chiave del nuovo partito sia “laicità”. Com’è noto, una delle maggiori obiezioni che sono state poste “da sinistra” alla nascita del PD ha riguardato un temuto difetto appunto di laicità, una subalternità alla cultura cattolica nella sua declinazione conservatrice, una sudditanza alle indicazioni vaticane in tema di diritti civili, bioetica, morale. La differenza di posizioni di partenza tra i diversi filoni culturali del costituendo partito è stata assunta come ostacolo insormontabile per la sua nascita e per la sua credibilità. Io sono convinto esattamente del contrario: è proprio la costruzione di uno spazio comune di confronto, che si proponga la sintesi delle diverse opzioni (evidentemente appartenenti ad una dimensione valoriale compatibile) che può consentire di evitare la contrapposizione identitaria e individuare le soluzioni in grado di tradursi in norme e proposte rappresentative delle esigenze di tutti. Ma questo richiede appunto un esercizio costante e avvertito di laicità, ovvero di un metodo che faccia del confronto e dello sforzo di dialettizzare le proprie posizioni con quelle dell’interlocutore, della rinuncia alla pretesa del possesso esclusivo e definitivo della verità, l’atteggiamento abituale per affrontare le questioni problematiche.
Altro concetto-chiave del nuovo partito dovrà essere,credo, “partecipazione”. Bisognerà individuare una forma-partito che consenta di superare la torsione autoreferenziale e oligarchica che spesso tende a caratterizzare i partiti e che ha cause meno banali di quelle che usualmente chiamano in causa l’attaccamento al potere dei singoli. Si è molto ironizzato, inizialmente, sulla formula “una testa un voto” che nel seminario di Orvieto dello scorso autunno venne utilizzata dal prof. Vassallo per individuare la modalità di partecipazione ai processi costitutivi e decisionali del PD. Oggi, per fortuna, pare che quella formula, temuta come introduttiva ad una evanescente “democrazia dei gazebo”, venga riconosciuta un po’ da tutti come ovvia, logica e inevitabile; può diffidarne solo chi pensa che la propria testa sia tanto migliore delle altre da non potervisi equiparare come peso specifico. Si tratta però di far valere quel principio in una pratica di verifica costante delle scelte e dei gruppi dirigenti, di consultazione abituale sulle questioni fondamentali, di coinvolgimento effettivo e non cristallizzato in appartenenze correntizie.
Infine, senza pretesa di esaustività rispetto ai molti temi che il PD pone, il “rinnovamento”. Che si descrive, io credo, in un modo semplice: nessuno può pensare che esperienze competenze e capacità collaudate possano o debbano essere escluse da una presenza incisiva e da un ruolo effettivo nel nuovo partito. Allo stesso modo, nessuno può pensare che un partito che nasce prendendo atto della insufficienza delle culture e delle forme politiche tradizionali e con l’ambizione di costituire una risposta a domande politiche nuove e addirittura inedite possa essere guidato e rappresentato in modo prevalente da gruppi dirigenti il cui profilo e la cui immagine non corrispondano efficacemente a questa esigenza. Non c’è nulla di banalmente polemico o liquidatorio, in questo. Solo la constatazione di una necessità essenziale per un partito democratico che voglia accompagnare alle sue ambizioni la credibilità necessaria per convincere settori ampi di opinione pubblica.
Nelle prossime settimane la fase costituente del PD dovrà avviarsi anche a Siracusa. Dovrà essere ricca di appuntamenti su temi generali e su questioni che caratterizzano il territorio e dovrà costruire questi appuntamenti in modo da favorire la partecipazione e il coinvolgimento di settori sociali organizzati, personalità, ambienti politici interessati ad arricchire il profilo del nuovo partito. Sarà un cammino lungo un percorso inesplorato, e come tale ricco di attese e di incertezze. Gli esiti non sono scontati: sarà compito di ciascuno trasformare i rischi in opportunità, le speranze in realizzazioni. Ci servono protagonisti, non osservatori per quanto interessati. Chi guarda con favore alla scommessa del PD deve “sporcarsi le mani” proprio nella fase che si apre e che deciderà dei caratteri del nuovo partito, anziché attendere per poi giudicare. In caso contrario, la scommessa verrà perduta, e rinfacciarsi le colpe non lenirà la delusione.

il punto di vista del segretario provinciale dei ds