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Mentre continua senza soste l’opera
di disconoscimento delle proprie radici comuniste e di smantellamento
di quanto di sinistra ancora restava nei DS, in vista della formazione
del nuovo (?) Partito Democratico, anche la vicenda contrastata, e all’apparenza
marginale, dell’emissione di un francobollo commemorativo per i
cinquant’anni dalla morte dell’insigne latinista catanese
Concetto Marchesi, mette a nudo la volontà della classe dirigente
diessina di rinnegare del tutto, e acriticamente, il proprio passato.
Infatti, dopo molti e lunghi contrasti, solo di recente il ministro Gentiloni
avrebbe sciolto positivamente la riserva formulata nel corso dell’ultima
riunione della Consulta per l’Emissione di Carte Valori e per la
Filatelia, dando spazio all’emissione di un francobollo celebrativo
del 50° anniversario della morte di Marchesi. Ma a chi erano imputabili
le obiezioni, i distinguo e le invocazioni di inopportunità?
La storia dei “no” è lunga e chiama in causa la composizione
della Consulta, i cui componenti risalgono al governo Berlusconi, che aveva,
se non stoppato l’iniziativa, per tre volte rinviato la decisione.
Insediatosi nel maggio scorso il governo di centro-sinistra, il nuovo ministro
delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, aveva rilanciato la proposta proprio
in sede di Consulta. Ma anche stavolta il “no” aveva vinto.
Solo che in questa occasione, nel gennaio scorso, a bloccare il francobollo
era stato nientemeno che il presidente della Rai, il diessino Claudio Petruccioli,
al debutto nel parlamentino dei francobolli in qualità di appassionato
di collezionismo filatelico. Petruccioli avrebbe “avanzato perplessità – così scriveva
Il Mattino di Padova –, tanto da indurre il ministro a riporre la
proposta nel cassetto”.
Secondo il quotidiano padovano, Petruccioli avrebbe detto che “la
coincidenza tra i fatti d’Ungheria e l’anniversario della scomparsa
di Marchesi consigliano un ripensamento. Marchesi infatti sostenne Stalin
dalle accuse lanciategli da Krusciov, […] e, di fronte ai fatti di
Budapest, insieme all’allora gruppo dirigente del Pci, definì la
rivolta del ’56 controrivoluzione fascista”. Insomma la condanna
dello stalinista faceva aggio sui meriti, indiscussi e indiscutibili, del
latinista, autore di studi fondamentali su Seneca e Tacito e di una Storia
della letteratura latina, su cui si sono formate generazioni di studenti,
e dell’uomo della Resistenza che, nel novembre del 1943, da rettore
dell’Università di Padova, nell’Italia del Nord in mano
alla RSI succuba della potenza nazista, lanciò un appello agli studenti “a
rifare la storia dell’Italia e costituire il popolo italiano” e
a liberare “l’Italia dall’ignominia”.
I sostenitori della campagna pro-Marchesi, tra cui l’on Severino
Galante del PDCI, l’hanno infine spuntata. Un notevole contributo
l’ha dato anche il professor Luciano Canfora, che a Marchesi ha dedicato
un libro memorabile “La sentenza” e che ha definito lo studioso
catanese “un latinista e un intellettuale di singolare e solitario
profilo, che affondava le sue radici nella tradizione risorgimentale meridionale”.
Canfora, infatti, con una lettera inviata lo scorso marzo a Sergio Romano,
al Corriere della Sera, protestava per la decisione, con parere negativo
del presidente della RAI, di non emanare un francobollo commemorativo di
Concetto Marchesi: scrittore, classicista, uomo della resistenza, costituente
e deputato comunista.
Nonostante la “bulimia di revisionismo” da cui è affetta
la classe dirigente DS, e in questo caso Petruccioli, il buon senso ha
infine prevalso sull’uso strumentale del passato, reinterpretato
alla luce di un banale “politicamente corretto”.
una
disputa politica sull'emissione di un francobollo
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