speranza in corso

  di francesco ortisi  

 

Quando questo numero di “Idea Solidale” sarà in stampa, i congressi paralleli di DS e Margherita avranno già chiuso i battenti e il cammino verso il nuovo Partito Democratico avrà già imboccato l’ultimo tratto che lo separa dalla meta. Non siamo ancora in grado di conoscere né di prevedere le molteplici conseguenze che scaturiranno da questa scelta, quali reazioni a catena si produrranno nello schieramento delle forze di centrosinistra e, di conseguenza, nell’intero panorama politico italiano (ed europeo). Di certo sarà iniziata una nuova stagione, ricca di incognite ma anche di speranze. La speranza che questo nuovo soggetto politico possa ridare slancio alla partecipazione attraverso le modalità nuove con cui oggi si manifesta e si compie l’idea di cittadinanza; la speranza che le diverse culture politiche che si incontreranno nel Partito Democratico siano capaci, contaminandosi, di elaborare risposte adeguate ai bisogni e alle emergenze del nostro tempo, ai nuovi scenari e alle repentine trasformazioni che in esso si producono. Ma che vuol dire “sperare”? Non certo adagiarsi in una attesa passiva degli eventi. La speranza si coltiva. Va assunta come “compito” da chi ha scelto di intraprendere questo arduo cammino. L’errore, come sempre, sarebbe aspettare che tutto si compia. Come se ciò dipendesse dalla altrui volontà o, peggio, da un destino già scritto. Il primo elemento di novità che bisogna schierare in campo è proprio quella intraprendenza di cui storicamente (soprattutto qui nel Mezzogiorno) c’è penuria. Il Partito Democratico non potrà essere un soggetto nuovo senza un forte spirito d’iniziativa da parte di tutti coloro che su questo progetto politico hanno scommesso. Il rischio che il Partito Democratico nasca morto, ossia come la semplice sommatoria degli apparati dirigenti di DS e Margherita (peraltro a ranghi ridotti dalla diaspora in atto), non dipende tanto (o soltanto) dall’atteggiamento che quei gruppi dirigenti assumeranno durante la “fase costituente” che si è appena aperta, quanto piuttosto dalla capacità di mobilitazione, dal peso politico, dalla forza di idee e di numeri che gli altri soggetti coinvolti (associazioni per il partito democratico, movimenti di base, singoli elettori del popolo delle primarie) saranno in grado di far pesare sul tavolo delle scelte che dovranno compiersi. La fase costituente che si è avviata va vissuta con questa consapevolezza e profondendo l’impegno necessario e adeguato alla posta in gioco: il futuro politico del Paese.
Penso anche che un analogo sforzo debba essere compiuto da quanti non hanno condiviso questa scelta. Anche per loro ha inizio inevitabilmente una nuova fase politica. L’auspicio, in questo caso, è che a sinistra del Partito Democratico possa nascere una forza unitaria che superi la frammentazione oggi esistente; un partito della sinistra che si impegni anch’esso nella ricerca di un nuovo e più ampio radicamento sociale, nella elaborazione di proposte per il governo in nome delle quali chiedere il consenso degli elettori.
Oggi, le strade che per lungo tempo hanno visto tanti di noi camminare insieme, sembrano separarsi. Ma sono convinto che in realtà la nostra direzione di marcia rimanga comune. Anche questa è una speranza da costruire.

partito democratico e oltre

«ogni certezza conquistata crea, sempre, nuovi e spesso più vasti campi di incertezza» (Margherita Hack)