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Con una legge votata da tutto il
centrodestra all’ARS (Gianni, Confalone, Cappadona e GChe bella
persona che era Peppino Impastato!
Se ci fosse ancora oggi avrebbe 59 anni. Invece questo mese ricorre l’anniversario
della sua morte. L’8 maggio del 1978 fu ucciso a Cinisi, nel suo
paese, dalla mafia. Massacrato. Il suo corpo, privo di vita, fu poi fatto
saltare in aria con il tritolo. Come un delinquente, un terrorista qualunque… Se
penso alla sua morte mi prende una rabbia profonda, un senso desolato
di tristezza, un nodo alla gola. Se penso alla sua vita, alle cose che
ha detto e che ha fatto, se penso alla sua forza, alla forza delle sue
idee, mi do coraggio. Non pace, coraggio sì. Le sue denunce, le
sue battaglie civili non sono state vane. Definì la mafia “montagna
di merda” e chiamò Tano Badalamenti, mandante del suo assassinio, “Tano
seduto”. Combattè apertamente la cultura mafiosa in diversi
modi: i comizi, il giornale o attraverso radio Aut. E’ come se
la sua fosse un ‘assenza temporanea. E tante cose poi lo riportano.
Una frase. Un film. Una canzone. Una mostra. Un lavoro teatrale. Un libro.
E lui, Peppino Impastato, è una delle figure ricordate nell’ultimo
libro di Nando Dalla Chiesa “Le ribelli – Storie di donne
che hanno sfidato la mafia per amore”. Un libro bello, di storia.
Che racconta pagine tristi della nostra gente, della nostra terra. Un
libro al femminile - che attraverso sei figure di donne (sorelle e madri)
forti, tenaci - parla di una ribellione “aperta per amore (p. 97)”.
Attraverso “la forza rivoluzionaria dei loro sentimenti” esse
hanno cambiato il pezzo di mondo attorno al quale hanno vissuto, hanno
patito, hanno pianto. O ancora vivono, patiscono, piangono…
E Impastato è ricordato con l’amore di Felicia Bartolotta,
la madre. “(…) Altro che lo stereotipo della donna che nella
famiglia di mafia riproduce i valori mafiosi educandovi i figli sin dall’allattamento.
Lei fu l’esempio contrario. Senza rompere la famiglia, senza infrangere
le “regole dell’ubbidienza”, allevò i due figli
ai valori della democrazia e li protesse nel loro cammino”, afferma
Dalla Chiesa.
E oggi, grazie a lei e all’altro figlio Giovanni, e grazie anche
al centro di documentazione di Palermo fondato dal sociologo Umberto
Santino la memoria di Peppino arriva a tanti. Le sue idee vivono ancora.
E la scusa di un libro, o la memoria di una data ci danno l’occasione
di parlare di lui, di parlare con lui…Di riflettere sulle sue parole.
Su quella lettera-testamento lasciata da Peppino. Forte, malinconica. “Proclamo
pubblicamente il mio fallimento come uomo politico e come rivoluzionario.
Non voglio funerali di alcun genere, dal punto di morte all’obitorio.
Gradirei tanto di essere cremato e che le mie ceneri venissero gettate
in una pubblica latrina della città, dove piscia più gente.
Addio. Giuseppe”.
Le ribelli. Storie di donne che hanno sfidato la mafia per amore
Nando Dalla Chiesa - Melampo Editore € 12,00 un
libro ricorda gli eroi dell'antimafia attraverso l'amore delle donne |
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