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Ora che il partito democratico sta
per nascere, e questa volta non è più un annuncio ma un
processo definitivo in atto, spero che a nessuno venga in mente di considerare
il nuovo partito come cosa sua, o cosa loro. Loro: quelli che provengono
dai due maggiori partiti del centro sinistra italiano che hanno sancito
con lo scioglimento, e la confluenza che verrà, l’atto di
inizio della costituente del PD.
Che il nuovo soggetto politico del centro sinistra italiano non sia, non
possa essere, non debba essere, unicamente cosa “loro”, lo
dicono la storia degli ultimi quattordici anni della politica italiana,
in particolare l’esperienza dell’Ulivo e delle primarie, ma
lo dice soprattutto la logica che ha ispirato la scelta dei DS e della
Margherita di chiudere le rispettive esperienze politiche e di aderire
al nuovo partito. Non si tratta naturalmente di negare i meriti ed il ruolo
che i gruppi dirigenti nazionali e locali dei due partiti hanno acquisito
per aver voluto con forza la costituzione di un nuovo partito riformista
che possa raccogliere la sfida politica del futuro in Italia.
Quei meriti nessuno può disconoscerli e vanno assegnati per intero.
Non di questo naturalmente si discute.
Si tratta invece di un altro problema: se il Partito Democratico verrà considerato ‘cosa
loro’ dall’interno, cioè da chi ora proviene da DS e
Margherita, e dall’esterno, da chi cioè ora non fa parte di
DS e Margherita ma fa parte di quella storia dell’Ulivo che è l’alveo
dentro il quale il PD deve scorrere, allora non solo si potrebbe prospettare
un miserevole fallimento, ma, peggio, potremmo aspettarci una successiva
rovinosa e ulteriore frantumazione del centro sinistra.
Proprio l’opposto di quello cui il progetto dell’Ulivo e del
Partito democratico aspirava.
Ritengo perciò che il Partito democratico debba costituirsi come
il partito dell’inclusione.
Dell’inclusione oltre i DS e la Margherita.
Dell’inclusione di tutti quelli che vorranno aderire proveniendo
da altre esperienze di partito, o di associazionismo, o semplicemente di
cittadinanza. Perché al partito democratico guardano molti che nei
DS e nella Margherita non hanno mai militato.
Perché al PD guardano molti che pur aderendo al altri partiti considerano
chiusa l’esperienza storica e politica dei loro gruppi di appartenenza.
Proprio come chiusa l’hanno considerata DS e Margherita. Perché al
PD democratico guardano molti che sentono emergere la voglia di impegno
politico ora che nuovi orizzonti si aprono e che una nuovo modo di fare
politica può cominciare.
Perché il partito democratico può raccogliere le aspirazioni
di tutti quelli che si sono sentiti finora esclusi dalla politica poiché non
trovavano una casa abbastanza accogliente o perché le loro vecchie
case non c’erano più.
Perché il Partito Democratico deve accogliere coloro che non hanno
frequentato i vecchi partiti o per sfiducia o perché non li hanno
mai conosciuti (quelli nati dal 1990 in poi).
Credo che i Leader del nuovo partito saranno quelli che riusciranno a raccogliere
questa sfida, la sfida dell’inclusione.
la
costituente del partito democratico
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