la sfida dell'inclusione

  di domenico cacopardo  

 

Ora che il partito democratico sta per nascere, e questa volta non è più un annuncio ma un processo definitivo in atto, spero che a nessuno venga in mente di considerare il nuovo partito come cosa sua, o cosa loro. Loro: quelli che provengono dai due maggiori partiti del centro sinistra italiano che hanno sancito con lo scioglimento, e la confluenza che verrà, l’atto di inizio della costituente del PD.
Che il nuovo soggetto politico del centro sinistra italiano non sia, non possa essere, non debba essere, unicamente cosa “loro”, lo dicono la storia degli ultimi quattordici anni della politica italiana, in particolare l’esperienza dell’Ulivo e delle primarie, ma lo dice soprattutto la logica che ha ispirato la scelta dei DS e della Margherita di chiudere le rispettive esperienze politiche e di aderire al nuovo partito. Non si tratta naturalmente di negare i meriti ed il ruolo che i gruppi dirigenti nazionali e locali dei due partiti hanno acquisito per aver voluto con forza la costituzione di un nuovo partito riformista che possa raccogliere la sfida politica del futuro in Italia.
Quei meriti nessuno può disconoscerli e vanno assegnati per intero. Non di questo naturalmente si discute.
Si tratta invece di un altro problema: se il Partito Democratico verrà considerato ‘cosa loro’ dall’interno, cioè da chi ora proviene da DS e Margherita, e dall’esterno, da chi cioè ora non fa parte di DS e Margherita ma fa parte di quella storia dell’Ulivo che è l’alveo dentro il quale il PD deve scorrere, allora non solo si potrebbe prospettare un miserevole fallimento, ma, peggio, potremmo aspettarci una successiva rovinosa e ulteriore frantumazione del centro sinistra.
Proprio l’opposto di quello cui il progetto dell’Ulivo e del Partito democratico aspirava.
Ritengo perciò che il Partito democratico debba costituirsi come il partito dell’inclusione.
Dell’inclusione oltre i DS e la Margherita.
Dell’inclusione di tutti quelli che vorranno aderire proveniendo da altre esperienze di partito, o di associazionismo, o semplicemente di cittadinanza. Perché al partito democratico guardano molti che nei DS e nella Margherita non hanno mai militato.
Perché al PD guardano molti che pur aderendo al altri partiti considerano chiusa l’esperienza storica e politica dei loro gruppi di appartenenza.
Proprio come chiusa l’hanno considerata DS e Margherita. Perché al PD democratico guardano molti che sentono emergere la voglia di impegno politico ora che nuovi orizzonti si aprono e che una nuovo modo di fare politica può cominciare.
Perché il partito democratico può raccogliere le aspirazioni di tutti quelli che si sono sentiti finora esclusi dalla politica poiché non trovavano una casa abbastanza accogliente o perché le loro vecchie case non c’erano più.
Perché il Partito Democratico deve accogliere coloro che non hanno frequentato i vecchi partiti o per sfiducia o perché non li hanno mai conosciuti (quelli nati dal 1990 in poi).
Credo che i Leader del nuovo partito saranno quelli che riusciranno a raccogliere questa sfida, la sfida dell’inclusione.

la costituente del partito democratico