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Anche questa volta si è celebrata
la piccola (provinciale) messa laica dei DS. (forse l’ultima) C’erano
tutti: gli officianti, i chierici, le suore, qualche “vescovo”,
i peones, i “ietta acqua” e i “fedeli”. Questa
volta però c’erano anche le prefiche perché, anche
se non si vedevano, ai piedi dell’altare erano ben allineate le
bare di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Amendola, , Pajetta, Matteotti,
Pertini, Lombardi, Nenni, Saragat e Tanti Altri che hanno speso la loro
vita, nel bene e nel male, per l’ideale Socialista. Titolo dell’happening
era “Una Nuova Storia” che presupponeva una nascita ma, nessun
battesimo c’è stato ne laico ne cattolico, la fine è stata
scandita dal solito dies irae dei numeri peraltro largamente già conosciuti.
Dopo la relazione del segretario uscente e la sua autoricanditatura si è passati
ai saluti degli ospiti e, già qui, qualcuno di loro (il solito
on.le Lo Curzio) presupponendo un possibile cammino insieme ha tentato
di rifilarci la sua prima “lezione”. (sic!) Il dibattito è andato
avanti stancamente caratterizzato da un apparente disinteresse che in
effetti però nascondeva il travaglio di una decisione che, per
quanto calata dall’alto, presupponeva anche una scelta personale.
I parlottii che salivano dai capannelli di compagni non riguardavano
il tempo o il pranzo domenicale ma l’opportunità di una
scelta dai più vista azzardata e prematura e che molti accettavano
per un senso di atavico obbligo di obbedienza al “capo” nazionale
e ai “capetti” locali. E’ intervenuta poi la pasionaria
Marika che, per il suo essere donna e i suoi sessant’anni, (splendidamente
portati) ha sforato di cinque minuti il tempo max concesso (7’)
e con il suo solito garbo ha detto chiaro e tondo, fra l’altro,
che non accetta il perpetuarsi di dinastie politiche per “divino
consiglio”. E’ servito a rianimare l’assemblea che,
dopo l’intervento di due giovani puledri di razza e qualche ben
preparata compagna, ha visto sul pulpito il “divino”.
Il piccolo Craxi non si è fatto pregare e, con l’indice alzato
e lo sguardo ad angolo piatto, parlando per diciotto minuti ci ha impartito
un’ottima lezione di retorica politica concludendola con la piccata
risposta alla pasionaria affermando che non per “divino consiglio” ma
per meriti acquisiti e riconosciuti si perpetuano i politici. Verrebbe
da chiedersi per quante generazioni ancora, gli italiani, dovranno genuflettersi
agli USA visto che gli si riconosce il merito di aver liberato l’Italia
dal nazi-fascismo. L’ultimo intervento che ho ascoltato è stato
quello dell’anziano, ma non per questo meno concreto e combattivo,
compagno Corallo che con il suo solito realismo politico ha ripreso una
constatazione del “puledro di razza” floridiano e ne ha sviluppato
le motivazioni politiche che traguardano ad un divorzio prima ancora che
un matrimonio o coppia di fatto ed è stato nel contempo tenero e
ammirevole il suo “non ci lasceremo strappare la bandiera rossa dalle
mani”. Quando, fra cent’anni, sarà la sua ora ci sarà sicuramente
ancora qualcuno che non gliela farà mancare nel suo ultimo viaggio.
Guardandomi attorno ho rilevato la presenza di almeno una mezza dozzina
di compagni/e che, per la loro esperienza e preparazione, invece di inseguire
incarichi e poltrone (va bene anche quello) potrebbero e dovrebbero aprire
delle botteghe, dei laboratori, degli atelier politici e prendere “sotto
tutela” i pochi puledri e puledrine di razza di cui possono ancora
disporre i DS per poi immetterli nell’agone politico a pieno titolo,
capaci di districarsi nelle tante insidie dell’arte del compromesso
ma forgiati su colonne portanti di valori collettivi irrinunciabili perché,
la media anagrafica dei presenti era sui 48/50 anni e allora bisogna pensarci
per tempo.
Non sono pregiudizialmente contrario al PD ma quando nasce una “nuova
storia”, per giunta da scrivere a più mani, ragionevolezza
vorrebbe che ci si dividano e chiariscano i compiti, si dichiarino i propri
laici “non possumus” e sulla base di ciò si cerchi il
possibile compromesso più o meno convergente.
Nulla di tutto ciò.
Non solo non c’è chiarezza di vedute (chiarezza non identità)
tra le parti ma neanche all’interno di ogni singola parte, basta
leggere le cronache e le dichiarazioni giornaliere di leaders veri o presunti.
E’ il kaos. Perché allora non stabilire una ragionata pausa
di riflessione propedeutica alla stesura di programmi/statuto certi e condivisi?
Se la stessa pausa fosse imposta dagli eventi e dalle dispute sarebbe una
mezza tragedia e allora perché non sceglierla consapevolmente?
C’è ancora qualche speranza, anche nella Bibbia si dice che “in
principio era il kaos” poi qualcosa per fortuna è andata a
posto o forse, più laicamente come cantava De Andrè, dobbiamo
sperare che dal letame (molto metaforico) nascano i fiori?! Intanto, ai “fedeli” non è stato
mostrato nessun germoglio di spiegazione (forse ero assente) circa la decisione
delle gerarchie di non far votare i tesserati del 2006 e già questo…….
Ma, per fortuna la messa (per ora) è finita. Andiamo in Pace.
l'ultimo
congresso provinciale dei ds
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