|
|
Ho molto apprezzato l'ospitalità che
questo giornale ha dato all'appello comparso sullo scorso numero, sottoscritto
da quaranta cittadini, amici e compagni, che hanno aderito al progetto
del Partito Democratico. L'ho addirittura divorato per l'estremo interesse
che l'occasione costituiva per me. Ma la delusione è stata profonda.
Conosco gran parte dei sottoscrittori, alcuni bene, altri benissimo.
Sono sorpreso della impostazione che hanno voluto dare all'appello. Forse
lo hanno sottoscritto troppo frettolosamente...
La prima parte rassomiglia ad una vera e propria croce che i quaranta hanno
deciso di portare. Le negazioni si sprecano: ...il dibattito non accende
le passioni...;...non si è saputo corrispondere all'esigenza di
apertura...;...
I dubbi, i rischi, le perplessità, le preoccupazioni sono presenti
ad ogni capoverso. I mea culpa nella descrizione dei fenomeni degenerativi
nella vita del partito o dei partiti di cui si fa parte, sono intrinseci
ad un modello di partecipazione profondamente in crisi.
Cosa significa declinare in modo nuovo gli ideali del Socialismo, quando
in realtà sembra accontonata la possibilità di adesione del
PD al Partito Socialista Europeo. E cosa significa modernizzazione. Modernizzare è un
intento carico di tale ambiguità semantica che il suo uso, incautamente
generico, non può che destare notevole preoccupazione e ancora una
volta smarrimento politico e civile, determinato proprio da coloro i quali
hanno l'obbligo di chiarezza e della restituzione di significato alle parole.
In quale modernità si vuole entrare senza cogliere tutti i segni
della post-modernità che ha attraversato e continua ad attraversare
il sistema politico italiano, a partire dalla crisi profonda che attraversa
le organizzazioni di rappresentanza, un tempo moderne...
La nascita del PD è un evento certo. E personalmente condivido la
sua originaria ragione: DS e Margherita sono singolarmente troppo deboli
per assumere la guida di un centro sinistra che consta di veriegate identità.
Confluendo nel PD, facendolo nascere, conferiranno più forza all'area
riformista e probabilmente più stabilità nella guida dei
governi. Sono questi concetti elementari che potranno attrarre l'attenzione
di quanti mostrano insofferenza verso un sistema di partiti assai insoddisfacente.
E a questi primariamente ritengo sia necessario rivolgersi; a questi il
PD deve apparire come qualcosa di profondamente diverso dalla mera somma
aritmetica di post-comunisti e di post-democristiani. Solo la commistione
e la contaminazione tra chi si mostra disponibile a superare una esperienza
consumata e chi intende percorrere una strada nuova di partecipazione e
di formazione diversa e migliore del ceto politico, produrranno ciò che
ci aspettiamo dal PD.Questo appello sembra essere un momento di autocoscienza
tra chi e per chi si chiude alle spalle una porta, senza essere sufficientemente
convincenti che la porta che si sta per aprire possa condurre a qualcos'altro.
Qualcos'altro poteva già essere l'esperienza appena condotta, ma
se qualcos'altro fossero stati coloro che guidavano o semplicemente partecipavano
a quella esperienza. Dunque la chiarezza che si richiede, a tutti i livelli, è ben
più rigorosa di quella che si manifesta.
Certo ognuno questo evento è libero di viverlo come vuole e di presentarlo
come vuole. Ma non mi pare che in quell'appello c'era spazio per queste
splendide parole: Noi democratici amiamo l'Italia. Amiamo la ricca umanità della
sua gente....
l
dibattito sulla nascita del partito democratico |
|