un appello sbagliato per una causa giusta

  di virgilio gionfriddo  

 

Ho molto apprezzato l'ospitalità che questo giornale ha dato all'appello comparso sullo scorso numero, sottoscritto da quaranta cittadini, amici e compagni, che hanno aderito al progetto del Partito Democratico. L'ho addirittura divorato per l'estremo interesse che l'occasione costituiva per me. Ma la delusione è stata profonda. Conosco gran parte dei sottoscrittori, alcuni bene, altri benissimo. Sono sorpreso della impostazione che hanno voluto dare all'appello. Forse lo hanno sottoscritto troppo frettolosamente...
La prima parte rassomiglia ad una vera e propria croce che i quaranta hanno deciso di portare. Le negazioni si sprecano: ...il dibattito non accende le passioni...;...non si è saputo corrispondere all'esigenza di apertura...;...
I dubbi, i rischi, le perplessità, le preoccupazioni sono presenti ad ogni capoverso. I mea culpa nella descrizione dei fenomeni degenerativi nella vita del partito o dei partiti di cui si fa parte, sono intrinseci ad un modello di partecipazione profondamente in crisi.
Cosa significa declinare in modo nuovo gli ideali del Socialismo, quando in realtà sembra accontonata la possibilità di adesione del PD al Partito Socialista Europeo. E cosa significa modernizzazione. Modernizzare è un intento carico di tale ambiguità semantica che il suo uso, incautamente generico, non può che destare notevole preoccupazione e ancora una volta smarrimento politico e civile, determinato proprio da coloro i quali hanno l'obbligo di chiarezza e della restituzione di significato alle parole. In quale modernità si vuole entrare senza cogliere tutti i segni della post-modernità che ha attraversato e continua ad attraversare il sistema politico italiano, a partire dalla crisi profonda che attraversa le organizzazioni di rappresentanza, un tempo moderne...
La nascita del PD è un evento certo. E personalmente condivido la sua originaria ragione: DS e Margherita sono singolarmente troppo deboli per assumere la guida di un centro sinistra che consta di veriegate identità. Confluendo nel PD, facendolo nascere, conferiranno più forza all'area riformista e probabilmente più stabilità nella guida dei governi. Sono questi concetti elementari che potranno attrarre l'attenzione di quanti mostrano insofferenza verso un sistema di partiti assai insoddisfacente. E a questi primariamente ritengo sia necessario rivolgersi; a questi il PD deve apparire come qualcosa di profondamente diverso dalla mera somma aritmetica di post-comunisti e di post-democristiani. Solo la commistione e la contaminazione tra chi si mostra disponibile a superare una esperienza consumata e chi intende percorrere una strada nuova di partecipazione e di formazione diversa e migliore del ceto politico, produrranno ciò che ci aspettiamo dal PD.Questo appello sembra essere un momento di autocoscienza tra chi e per chi si chiude alle spalle una porta, senza essere sufficientemente convincenti che la porta che si sta per aprire possa condurre a qualcos'altro.
Qualcos'altro poteva già essere l'esperienza appena condotta, ma se qualcos'altro fossero stati coloro che guidavano o semplicemente partecipavano a quella esperienza. Dunque la chiarezza che si richiede, a tutti i livelli, è ben più rigorosa di quella che si manifesta.
Certo ognuno questo evento è libero di viverlo come vuole e di presentarlo come vuole. Ma non mi pare che in quell'appello c'era spazio per queste splendide parole: Noi democratici amiamo l'Italia. Amiamo la ricca umanità della sua gente....

l dibattito sulla nascita del partito democratico