testimoni del nostro tempo

  di salvo greco  

 

La recente partecipazione di Padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano noto per il suo impegno sociale e civile, alla recente manifestazione di Palermo "Acqua bene comune", mi fa tornare in mente il suo intervento, per molti aspetti
illuminante, al Convegno Giovani della Pro Civitate Cristiana presso la Cittadella di Assisi del dicembre scorso. Intervistato da Alberto Comina, giornalista dell' "Adige", nel ripercorrere le esperienze di una vita intensamente vissuta per gli altri, si è definito "missionario convertito", rievocando, in particolare, l'impegno nelle missioni in Sudan, durante le quali, è passato dalla non accettazione dell'altro, per lo più islamico, all'incontro, prima attraverso lo studio della cultura islamica, poi alla scoperta delle affinità, divenuta consapevolezza che la diversità delle culture è un valore. Padre Alex è una persona affabile e, al tempo stesso, vulcanica, che ama raccontarsi senza "maschere"né finzioni: così definisce il suo rapporto con i valligiani (è trentino della Val di Non) di "amore e odio", amore per le proprie radici e la propria terra, non sempre ricambiato, a causa delle battaglie contro lo "snaturamento"della valle, come equanime appare il giudizio nei confronti della complessità degli USA, dove si è formato, a partire dall'età di 17 anni, paese che, a suo dire, ha "il fascino di Babilonia"per la sua cultura, dalla quale ha ricavato "la passione per la lettura e, soprattutto, lo spirito critico e gli strumenti di analisi teologica sprezzanti utili alla partecipazione al Concilio Vaticano II", ma dal quale, com'è noto, ha sempre preso le distanze sul piano geopolitico. Stimolanti, a tal proposito, i riferimenti biblici al Leviatano, al profeta Daniele, all'Apocalisse, non tanto per attaccare gli USA o l'occidente, quanto per lanciare un quesito, che è anche un monito: "la storia dell'uomo - ha affermato - da 7000 anni in avanti è una storia di imperi fondati sulla violenza, frutto dello sfruttamento del più debole; l'uomo non si è ancora stancato di costruire imperi sulla violenza?" Venendo all'oggi, ha raccontato il suo impegno per una coscienza ecologista a Napoli, per essere "uomo della speranza" e, infine, a proposito della questione dell'acqua, dati alla
mano, ha denunciato con forza il tentativo delle nove multinazionali mondiali di impossessarsi del 9% residuo di acqua potabile (alte, infatti, sono le percentuali destinate all'industria) e di renderla merce da acquistare: "15.000 lobbisti fanno
pressione sull'Unione Europea, perché dichiari prodotto l'acqua e, quindi, bene da comprare."La battaglia contro la privatizzazione dell'acqua diventa, perciò, necessaria "se non si vogliono creare nuove disuguaglianze fra i popoli della terra, ancora più profonde, con il rischio di nuove guerre". Speculare, anche se più "intimista", l'intervento non meno appassionato al convegno di Don Antonio Mazzi, che ha definito la nostra società, una realtà "che ci costringe al vagabondaggio, seppure raffinato". Svariate le tipologie del "vagabondo": "quelli del Rolex"; "i girotondini, che girano attorno al problema, affascinando anche i cattolici"; "quelli che sfruttano
il cammino degli altri"; "quelli che hanno il coraggio di camminarsi dentro, cioè chi cammina dentro la goia, la sofferenza, il peccato". E noi da che parte stiamo?

gli interventi di padre alex zanotelli e don mazzi alla cittadella di assisi