il rumore della guerra

  di donatella guarino  

 

“Certi politici, anche di sinistra, affermano che la guerra è necessaria. La guerra non è necessaria. La guerra è un’opzione possibile”. Con queste parole conclude il suo intervento a Siracusa Vauro Senesi, noto vignettista e reporter che da anni lavora a fianco di Emergency, l’associazione fondata 11 anni fa dal medico Gino Strada, nata per dare assistenza medico-chirurgica alle vittime civili delle guerre e delle mine antiuomo.
Venerdì 16 marzo, nella sala congressi di Palazzo Impellizzeri - gremita di gente, tra cui molti giovani - ha parlato dritto al cuore. Di guerra, di democrazia, di terrorismo, di diritti civili negati.
Dopo i saluti e la presentazione di Donatella Crucitti (fondatrice di Emergency a Siracusa)
è iniziata – come lui l’ha voluta definire - una “chiacchierata tra amici”. Genuino, diretto, con una semplicità disarmante, Vauro ha condotto una conversazione fatta di nomi, di facce, di vite umane che non perché diversi dai nostri nomi, dalle nostre facce, dalle nostre vite hanno meno valore. Ha raccontato episodi strazianti, ha parlato del rumore della guerra e del “silenzio imbarazzato” per la sofferenza e la morte di tanti bambini.
Inevitabile il riferimento alla stampa e alla trattazione di notizie quali scandali e vallettopoli mentre si amplia il panorama del terrore. I focolai di guerra nel mondo sono già numerosi , e destinati a crescere ancora di numero. E la stampa trova giusto occuparsi di altro. Dice: “Non abbiamo la percezione di ciò che stiamo facendo accadere”.
Pone una domanda forte:”Dov’è questo confine tra guerra e terrorismo? Continuo a non capire come può la guerra, strumento di terrore, contrapporsi al terrorismo”.
Inevitabile il riferimento a Daniele Mastrogiacomo e alla sua prigionia (che proprio mentre scriviamo apprendiamo felici che è stato liberato) come inevitabile l’amarezza e la rabbia per Sayed Agha – l’autista del reporter ucciso dai talebani perché ritenuto una spia – o per i tanti Farah o Ali che non hanno nessuna chance di liberazione e la loro sorte è rischiosissima.
Ha ricordato le parole di Kofi Annan che, quando era Presidente delle Nazioni Unite, disse che in Iraq si viveva meglio sotto la feroce dittatura di Saddam Hussein che non nell’odierno Iraq. Un padre e una madre mandavano un figlio a scuola e avevano garanzia che egli tornasse a casa.
Ribadisce che il 90% delle vittime di guerra sono civili. Come può ciò non svegliare le coscienze? Si chiede: “Non sarà che questo terrorismo che dobbiamo combattere sono civili? Bambini, uomini, donne, feriti, coi corpi straziati dalle mine antiuomo?”. E racconta la sua esperienza negli ospedali a Kerbala dove dice “mancava tutto tranne i feriti…”. E prosegue: “Io non sono un esperto di guerra ma ne parlo; ce ne propinano tanti esperti di guerra che ci spiegano come funziona un missile a testata cava o altro ancora. Tante volte, io che non sono né medico né infermiere, invidio medici e infermieri perché loro hanno la possibilità di intervenire nelle ferite devastanti delle persone. Mi rendo conto che una devastazione della carne di tal genere è anche una devastazione dello spirito. Nessuno è ripetibile, nemmeno ciascuno di voi che è qui stasera. Ciascuno è un soggetto singolo che non può essere sostituito da un altro. E allora quando sento straparlare di diritti non riesco a capire il diritto applicato a una categoria. Anche Abdullah ha diritto alla vita ma egli è un mutilato di guerra in un paese tra i più poveri del mondo. Mutilato da noi che non sgozziamo nessuno e ci vantiamo tanto della democrazia”.
Domande, interventi e riflessioni hanno concluso il tema trattato.
Ma ancora di più a parlare sono state le immagini. Cinque minuti di orrore. Girati da Vauro stesso negli ospedali afgani di Emergency, durante l’ultimo viaggio che ha compiuto in quell’inferno di dolore e di morte.

l'incontro con vauro promosso da emergency a siracusa